di Erika Noschese
«La verità dei fatti è che Nino Savastano è un politico corretto e ha svolto la sua funzione pubblica di amministratore in modo impeccabile. Le contestazioni sono crollate tutte, si sono, per così dire, sciolte come neve al sole». A parlare è Giovanni Annunziata, avvocato difensore dell’ex consigliere regionale ed ex assessore comunale Nino Savastano, al termine della sentenza che assolve il politico salernitano con formula piena perché il fatto non sussiste. L’ex assessore comunale alle Politiche sociali, forse per la prima volta, ha scelto di non presentarsi in aula, attendendo il verdetto dalla propria abitazione. L’ultima udienza è iniziata poco dopo le 12.30 ed è terminata circa un’ora dopo. Successivamente, il collegio giudicante si è ritirato in camera di consiglio e, alle 16.30, è rientrato nell’aula C17 per la lettura della sentenza che, come anticipato, ha assolto Savastano perché il fatto non sussiste. «La verità dei fatti è che Nino Savastano è un politico corretto, ha svolto la sua funzione pubblica di amministratore in modo corretto. Le contestazioni sono crollate tutte, disciolte come neve al sole di fronte a un’istruttoria dibattimentale che ha restituito la verità a questo processo», ha ribadito l’avvocato Giovanni Annunziata, che pochi minuti dopo la lettura del dispositivo ha raggiunto telefonicamente il suo assistito. Il legale ha poi posto l’accento sul tema delle misure cautelari: «Si pone sempre lo stesso problema, perché Nino Savastano — non dimentichiamolo — oggi assolto fuori da ogni sospetto, ha patito quasi nove mesi di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il problema, dunque, si pone in tutta la sua attualità: c’è qualcosa che va rivisitato, c’è bisogno di correttivi». «Per quale motivo — ha proseguito Annunziata — la misura cautelare non riesce ad adeguarsi a quelli che sono i fatti? Il processo accerta i fatti, mentre la misura cautelare spesso non riesce a stare al passo con essi ed è disancorata da quella che è la verità che emerge nel dibattimento. Abbiamo avuto una Procura che ha chiesto l’arresto, un gip che lo ha concesso e un tribunale del riesame che lo ha confermato. Eppure, oggi, quel quadro indiziario posto a base della misura cautelare si è rivelato assolutamente inconsistente. Abbiamo avuto una soluzione: riflettiamo. Riflettiamo sul perché accada ancora tutto questo». Proprio nel corso della controreplica, Annunziata aveva ribadito che «mancano le prove per dimostrare la colpevolezza del mio assistito». «Sono sempre stato convinto dell’innocenza di Savastano. Sono subentrato in questo processo e, quando mi ha chiamato per affidarmi l’incarico, ho preso una settimana di tempo: ho studiato gli atti e poi mi sono recato presso la sua abitazione — all’epoca era agli arresti domiciliari — dicendogli che sarebbe stato assolto. E no, non l’ho detto per lungimiranza o perché pensassi di prevedere il futuro, ma perché quel quadro indiziario non chiudeva. La corruzione è un reato che deve essere dimostrato nella condotta e nella prestazione del soggetto corrotto. Poiché la condotta attribuita a Savastano non esisteva, risultava fumosa, indeterminata e non provata». Annunziata ha poi spiegato che «abbiamo vinto anche sotto il profilo formale: questo Tribunale ha dichiarato inutilizzabili le intercettazioni, ma io ho comunque espresso la mia valutazione a Savastano anche sulla base di quelle intercettazioni, che non chiudevano il quadro probatorio, perché non costituivano assolutamente una prova idonea a ritenere Savastano responsabile del reato di corruzione. Erano fumose, si trattava di un semplice chiacchiericcio», ha aggiunto ancora il difensore. «Savastano è stato assolto nel merito perché abbiamo fornito la prova contraria, ossia la dimostrazione che non ha mai potuto — e non avrebbe potuto neppure volendo — condizionare alcuna delibera del Comune. In primo luogo perché non aveva rapporti con i soggetti che, eventualmente, avrebbero potuto determinare la volontà di adottare quelle delibere. In secondo luogo perché i provvedimenti oggetto di contestazione sono stati sottoscritti dal sindaco, valutati dal segretario generale e approvati da tutti gli assessori, mentre Nino Savastano non era l’assessore di riferimento. L’assessore competente era un altro e non si comprende per quale motivo soltanto Savastano dovesse rispondere di quelle delibere». «La giustizia è lenta, ma arriva, per fortuna. E per fortuna di tutti: non è un discorso da avvocato o da magistrato, ma da cittadino. La giustizia esiste e il processo penale, nella fase di merito, ha funzionato», ha detto infine l’avvocato.





