Pappacena, l'imprenditore che non si piegò alla malavita - Le Cronache Cronaca
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Pappacena, l’imprenditore che non si piegò alla malavita

Pappacena, l’imprenditore che non si piegò alla malavita

di Franco Mansi

 

 

C’è un confine tra continuare a fare impresa e accettare compromessi impropri. Aniello Pappacena quel confine non lo ha mai attraversato, anche quando sarebbe stato più semplice farlo. È una linea che, nel tempo, ha definito il suo modo di lavorare prima ancora delle circostanze che ne hanno messo in luce il profilo civile.

Pappacena è un imprenditore sarnese, fondatore della SO.I.GE.A. Srl, società attiva nei lavori infrastrutturali e nell’impiantistica civile e industriale, in particolare nei settori energetico ed elettrico e nelle opere pubbliche. Un’azienda che opera su cantieri complessi, spesso fuori regione, dove programmazione, presenza costante sul territorio e responsabilità verso lavoratori e committenti non sono concetti astratti, ma condizioni quotidiane.

Il suo profilo non nasce da un singolo episodio, ma da un’impostazione. «Fare impresa significa assumersi responsabilità verso chi lavora con te», ripete spesso. Responsabilità che riguardano i dipendenti, le loro famiglie, i territori attraversati dai cantieri. È in questa cornice che si inserisce la vicenda che, circa due anni fa, lo porta a esporsi in prima persona.

La SO.I.GE.A. è impegnata in lavori tra il Crotonese e il Catanzarese quando arrivano richieste estorsive. «Ci chiedevano soldi solo perché stavamo lavorando in quella zona. Era una richiesta legata esclusivamente alla nostra presenza sul territorio». La risposta non è oggetto di lunghe valutazioni. «Abbiamo denunciato subito. Non abbiamo trattato, non abbiamo preso tempo. Era l’unica scelta coerente con il nostro modo di lavorare».

Denunciare, però, non è un atto che si esaurisce in un ufficio. Le conseguenze arrivano: automezzi incendiati, danni gravi, mezzi e cantieri colpiti nel loro funzionamento quotidiano. «È un momento durissimo. Pensi alla tua famiglia, al futuro dell’azienda, ai sacrifici fatti negli anni e a tutto quello che rischi di perdere». È qui che la coerenza diventa tenuta.

Pappacena non torna indietro. «Dopo i primi episodi abbiamo presentato un’ulteriore denuncia. Non ci siamo fermati». Le indagini proseguono, le forze dell’ordine intervengono, scattano arresti. «La giustizia ha fatto il suo corso». In quei mesi, racconta, il sostegno delle istituzioni locali è stato determinante: «Sapere di non essere soli conta».

Non è la prima volta che denuncia. «È successo anche in Campania». Per lui non è un gesto eccezionale, ma la conseguenza naturale di un’impostazione. «Capisco chi ha paura. È normale. Ma piegarsi significa restare fermi. Denunciare è l’unico modo per continuare a lavorare e guardare avanti».

È questo percorso, prima ancora del singolo episodio, che il Comune di Cirò Marina ha scelto di riconoscere, conferendo a Pappacena un premio per l’impegno civile e la testimonianza a favore della legalità. Un gesto che non celebra un fatto, ma una traiettoria.

Un ritratto che racconta un imprenditore senza enfasi, e una scelta che non cerca applausi. Solo coerenza.