Dissenso è un reato penale? E’ fine del diritto. E dell’umanità - Le Cronache Ultimora
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Dissenso è un reato penale? E’ fine del diritto. E dell’umanità

Dissenso è un reato penale? E’ fine del diritto. E dell’umanità

di Aldo primicerio

C’è un filo che lega gli Usa all’Italia, Trump al governo Meloni. Da una parte, il capellone arancione che sfoga i suoi megalomaniaci deliri di onnipotenza ed il suo narcisismo infinito, ammazzando la gente ed imprigionando capi di Stato stranieri. Dall’altra, la piccola dai boccoli dorati e dagli occhi straripanti, che pensa di trasformare il dissenso in una minaccia allo Stato e in un problema di ordine pubblico, inondando il Paese di multe stratosferiche da 300 a 5000 euro e di avvisi di garanzia contro chi ha riempito le piazze denunciando il genocidio a Gaza e l’economia di guerra. Eppure, durante quelle proteste niente scontri, né danni, né situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica. Solo perché dall’11 aprile 2025 è in vigore il Decreto sicurezza, un diabolico marchingegno che trasforma un blocco stradale o ferroviario in un reato penale. Ed ecco quindi Trump come Meloni, e Meloni come Trump. Ambedue decisi ad usare lo strumento penale come mezzo di controllo sociale, di dissuasione da ogni forma di dissenso. Voi come lo giudicate? Noi come la fine del libero pensiero, della libertà di vivere, della democrazia, insomma dell’umanità

 

Ed ora un altro socio di questa deriva dissensuale, l’Iran di Ali Khamenei. In fumo decenni di civiltà giuridica e di diritto internazionale

In Iran il dissenso si dice abbia fatto 20mila morti in due settimane. I guardiani della Rivoluzione, la polizia morale, gli agenti in borghese hanno aperto il fuoco dai tetti delle abitazioni, dalle moschee, dalle stazioni di polizia, colpendo manifestanti inermi alla testa e al torace. Gli ospedali sono presi d’assalto, ma curarsi può significare morire due volte. I servizi di sicurezza irrompono negli ospedali per prelevare i feriti. E c’è un orrore che continua dopo la morte: le famiglie devono pagare per riavere i corpi dei propri cari. Eppure molti sono certi che Trump sappia contenere la sua euforia bellica. L’overstretching militare, l’iperallungamento della macchina bellica, confligge con il declino economico e la inconsistenza delle alternative di governo nei Paesi bersaglio o assediati da terzi, Venezuela, Ucraina, Gaza ed ora anche Cuba. Il “satrapo arancione”, come ironicamente lo definisce il giurista Fabio Marcelli, sta bruciando anni ed anni di diritto internazionale. Con l’ultima bravata del ciuffone a stelle e strisce, cioè la minaccia di impossessarsi della Groenlandia con la forza, stiamo assistendo all’annientamento di relazioni transatlantiche che appartengono alla storia. Spettatrice imbelle di questo spettacolo di dissoluzione è l’Unione Europea, oggi frequentata da politici pavidi e inetti. Eppure appena ieri, e l’altroieri, è stata impreziosita da menti elevate come quelle di Helmut Kohl, Francois Mitterrand, Romano Prodi,Tony Blair, Angela Merkel, Mario Draghi. A Bruxelles e Strasburgo si fa l’opposto di quello che, a nostro modesto parere, si dovrebbe fare. E cioè cestinare gli Usa e la Nato, ormai inconciliabili ed anzi oggi nemici dell’Europa, rottamare il comico Zelenski, seppellire il mito del riarmo, rilanciare l’autodeterminazione del popolo palestinese, aiutare la transizione pacifica in Iran. salvaguardare clima e ambiente, e procedere speditamente verso gli Stati Uniti Confederati d’Europa, voluti dal vero e grande valore dell’Europa, e cioè i cittadini europei. Oggi l’UE invece non è né carne né pesce. E’ un magma informe, capace solo di creare interessi comuni su fisco, economia e valuta, ma zero assoluto su politica internazionale, su un esercito comune, su una strategia unitaria di accordi, soprattutto con la Cina.

 

Ma chi c’è dietro Trump e la destra estremista americana? Lo spiega nel suo libro Monica Maggioni, ex- Presidente della Rai

Lei lo scrive in The Presidents, un libro che consiglio a tutti quelli che vogliono capire chi è, cosa e chi c’è dietro a Donald Trump. Un folto gruppo di miliardari, giganti della Silicon Valley, tecnocapitalisti muniti di idee ben precise. Personaggi che possiedono grosse quantità di capitali personali, abilità tecnologiche, conoscenze di dati e capacità di influenzare la società. Credono nella tecnocrazia, nel progresso estremo, in un futuro elitario. Personaggi, nella cui mentalità è sedimentata la convinzione che è giusto che una minoranza di cui fanno parte sia destinata a detenere il potere e che le masse siano da manipolare e sacrificare. Qusta è stata è, e sarà sempre la destranella storias e nel mondo. Se vogliamo fare una battuta, dietro ad un folle scatenato o presunto tale, come Donald, c’è un piccolo stuolo di scatenati che vogliono dominare il mondo. C’è Peter Thiel, miliardario laureato in filosofia, cofondatore di Paypal. C’è il sudafricano David Sachs, lo zar dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute della Casa Bianca. C’è Elon Musk, cofondatore e capo di Tesla, che ultimamente ha preso un po’ le distanze da Trump, ma senza rinnegarlo. “Quello che interessa a questi  tecnocrati – la Maggioni ne sembra convinta – è partorire provvedimenti a loro favorevoli che permettano di avere un avanzamento tecnologico sbalorditivo in assenza di norme e controlli. Le regole della democrazia costituiscono un rallentamento della loro folle e inquietante corsa verso un futuro in cui loro saranno sempre più ricchi, più longevi e magari pronti a ripararsi in bunker nascosti. Sulla terra e forse su altri pianeti”. Ci ricorda qualcosa di casa nostra.

 

Il 2026 quindi non sembra promettere nulla di buono. Una cura per salvarci? La diserzione emotiva

Una espressione intrigante, non subito comprensibile, eppure già eloquente che arriva dai bloggisti de Il Fatto. Il 2026 si è aperto nel fango mefitico delle guerre, di una pace mai cercata e della nostra ansia. Non c’è lo slancio rituale di ogni inizio d’anno. Sembriamo tranquilli, ma sotto sotto abbiamo paura. Lo spettro delle guerre e delle aggressioni si ripete nei corpi martoriati, nelle storie comuni e nelle immagini di violenza e di accoltellamenti presenti ogni sera nei racconti dei telegiornali. Quello in cui viviamo è un mondo che stentiamo a riconoscere come il nostro. Le mappe ed i percorsi non sono più gli stessi. Siamo preda di uno spaesamento, in una realtà fatta di violenza e di bugie. Ecco perché l’autore del blog di questi giorni vede come unica cura per salvarcene il distacco, l’abbandono, la diserzione dalle emozioni, che pure ogni giorno ci avvolgono affascinandoci. Non so se è possibile per tutti. Possiamo immaginarlo come una sorta di modulo estraniante che dominava il primo film Dune, qualcosa che ci consente di controllare il nostro corpo e la nostra mente generando una alienazione, un distacco potente che riesce a rassenerarci. Si scrive, ma poi lo si trova difficile applicarlo in pratica. Perché spesso preferiamo fare l’esatto contrario, cioè vivere fino in fondo l’esperienza che ci accade. Ognuno può rifletterci sopra. E risolversi come gli suggerisce il suo io, la sua cultura, i suoi valori .