Michele Gallo, la sciabola e il sogno olimpico - Le Cronache Ultimora
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Michele Gallo, la sciabola e il sogno olimpico

Michele Gallo, la sciabola e il sogno olimpico

di Erika Noschese

 

 

C’è una velocità che non si misura in pedana, ma nell’emozione di una città che si prepara ad abbracciare i suoi campioni sotto il bagliore delle Luci d’Artista. Domenica prossima, Salerno non sarà solo una cornice suggestiva, ma diventerà il centro pulsante dello spirito a cinque cerchi quando la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 attraverserà il cuore del capoluogo. Tra i protagonisti scelti per questa storica staffetta spicca il nome del Carabiniere Scelto Michele Gallo, orgoglio della scherma salernitana e punto di forza del Centro Sportivo Carabinieri – Sezione Scherma.

Michele rappresenta la sintesi perfetta tra il talento cresciuto nelle sale d’armi locali e il rigore di un’istituzione come l’Arma, che da sempre sostiene i percorsi d’eccellenza dello sport italiano. Insieme alla collega Rossella Gregorio, Gallo incarna una tradizione che vede Salerno protagonista fissa nelle grandi competizioni internazionali, da Pechino fino all’ultima edizione di Parigi. Portare la torcia tra le strade della propria infanzia, dal Forte La Carnale fino alla Stazione Marittima di Zaha Hadid, non è per lui solo un gesto atletico, ma un’investitura simbolica che parla di appartenenza, sacrificio e sogni realizzati.

In un’epoca dominata dalla tecnologia, il passaggio di questo fuoco “antico” nelle mani di un giovane campione assume un significato profondo, trasformandosi in un messaggio di speranza per le nuove generazioni. Abbiamo incontrato Michele per farci raccontare come un atleta abituato alla rapidità istintiva della sciabola si prepari a vivere questa corsa solenne, dove ogni passo peserà quanto una stoccata decisiva verso il futuro.

Michele, tu pratichi la sciabola, la disciplina più veloce della scherma. Domenica sarai protagonista di un rito solenne. Come adatterai la tua “adrenalina da pedana” a questo ritmo più lento?

«Pratico la sciabola, che è senza dubbio la specialità più veloce e istintiva della scherma. Spesso, nella frenesia della gara, non riesci nemmeno a memorizzare bene le azioni compiute o la stoccata con cui hai vinto. Per questo sono felice che la cerimonia di domenica abbia ritmi completamente diversi: sarà l’occasione ideale per godermi appieno l’evento. Muovermi a una velocità più contenuta renderà ogni passo della mia frazione molto più sentito. Dovrò essere bravo a uscire dalla mia comfort zone agonistica, ma sono entusiasta perché proprio questo rallentamento mi permetterà di assaporare ogni istante di questa grande opportunità».

Sei uno dei volti giovani della scherma italiana. Ti senti pronto a essere un punto di riferimento per i ragazzini che ti guarderanno passare domenica?

«Sono pienamente consapevole della responsabilità che deriva dal portare la fiamma olimpica come tedoforo nella mia città.

Ho avuto la fortuna di comprendere l’importanza dei Giochi sin da piccolo guardandoli in TV, per poi vivere il percorso olimpico prima aiutando i miei compagni a prepararsi e infine partecipandovi in prima persona. Penso di essere la dimostrazione che un bambino qualunque, cresciuto con un sogno, può raggiungere traguardi importanti con impegno e sacrificio. Sono felice di poter essere un esempio per le nuove generazioni: sognando in grande e lavorando sodo, nessun risultato è precluso».

La torcia attraverserà i luoghi simbolo di Salerno. Cosa proverai a portare questo simbolo nel cuore del tuo territorio?

«Nella scherma mi hanno sempre insegnato che non conta solo mettere la “bella” stoccata, ma è fondamentale metterne sempre una in più dell’avversario per aggiudicarsi il match. Allo stesso modo, parlando di Salerno, amo la mia città in ogni sua forma. Per me sarà un privilegio immenso portare la fiamma olimpica attraverso le nostre strade, indipendentemente dal punto esatto del percorso: è un’emozione davvero unica che porterò sempre con me».

Spesso la scherma è vista come uno sport di nicchia. Pensi che il tuo ruolo di tedoforo possa aiutare i concittadini ad apprezzare di più questa disciplina?

«Anche se a Salerno la scherma non gode della stessa attenzione mediatica del calcio o di altri sport popolari, negli ultimi anni ha saputo difendere egregiamente i colori della città in Italia e nel mondo. Salerno ha espresso schermidori di altissimo livello in tutte le ultime edizioni dei Giochi, da Pechino a Parigi. Spero che il mio ruolo di tedoforo serva a rilanciare e a far apprezzare ancora di più ai miei concittadini una disciplina che regala così tanta visibilità e prestigio al nostro territorio».

In un mondo dominato dalla tecnologia, che valore ha per un giovane atleta correre con una fiamma “analogica” e antica?

«Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia domina ogni aspetto della vita e le stesse Olimpiadi sono sempre più all’avanguardia. Tuttavia, credo che la fiamma olimpica resti l’unico vero legame con le radici, i valori e l’essenza più pura dell’Olimpismo. Per me è un onore immenso stringere tra le mani un simbolo di storia così potente mentre attraverso la mia città. Sono certo che questa esperienza mi arricchirà profondamente, sia come atleta che come uomo».