Cani assassini e Litoranea. I soldi inutili del Masterplan - Le Cronache Ultimora
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Cani assassini e Litoranea. I soldi inutili del Masterplan

Cani assassini e Litoranea. I soldi inutili del Masterplan

di Michelangelo Russo

La tragedia Eboli, litoranea, ha svegliato parecchie coscienze sulla condizione della fascia costiera tra Battipaglia ed Eboli. Alcune voci autorevoli di giornalisti, arrivati sul posto, oltre che a raccontare la cronaca, hanno descritto l’inferno della zona in cui si è svolto il dramma. L’inferno di povertà e di abbandono, degli uomini e dell’ambiente. Le baraccopoli e le catapecchie in cui vivono gli immigrati, ormai in buona parte regolarizzati, sono grumi di alloggi fatiscenti e abusivi, in una scacchiera senza logica di costruzioni spesso frutto di abusi su abusi edilizi di ogni sorta. Proprio nella zona del dramma, percorrendo la litoranea di Eboli, un occhio attento può scorgere sulla sinistra gli scheletri di un villaggetto di prefabbricati in cemento rimasti incompiuti. Li conosco. Quaranta anni fa, da Sostituto Procuratore, di sequestri. Il permesso di costruirli lo aveva dato, udite udite, il Segretario Comunale di Eboli. Non il Sindaco, sia chiaro, ma un funzionario garante della legalità sfornito di ogni potere concessorio. Quei prefabbricati stanno ancora lì, dopo quaranta anni, e sono rifugio per reietti e irregolari. Il marasma amministrativo di Eboli, e non solo, trova in quei ruderi l’espressione più chiara della visione miope con cui è stata, da decenni, attenzionata tutta la litoranea. Cumuli di immondizia giacciono a marcire lungo i bordi della provinciale. Sono lo specchio di un popolo meridionale incapace di alzare la voce, ribellarsi e organizzarsi per picchiare in testa (metaforicamente, sia chiaro) ad amministrazioni insensibili, incapaci e vuotamente parolaie (quando non proiettate su privati interessi personali). Stessa scena di immondizie abbandonate lungo la strada interna Aversana. Non c’è un servizio di raccolta coordinato tra i Comuni. Il Far West di Eboli non ha scuole né centri di ritrovo. Nessuna politica di integrazione culturale, nessun punto di riferimento per le migliaia di stranieri impiegati nell’agricoltura fiorente della zona. Nessun coinvolgimento degli imprenditori agricoli per una destinazione parziale dei guadagni a una riqualificazione del loro stesso territorio materiale ed umano. Ecco perché trovo un po’ farisaico il minuto di silenzio e la bandiera a mezz’asta del Comune di Eboli. Ma c’è una possibilità di redimersi, perché il sangue di quel bambino non sia stato versato invano. C’è l’occasione del Masterplan, i cento e passa milioni del PNRR stanziati per la riqualificazione della litoranea. I primi 20 milioni sono stati stanziati dalla Regione a settembre 2023. La Provincia ha costituito un ufficio comune tra Pontecagnano, Battipaglia Bellizzi, Eboli, Capaccio e Agropoli per coordinare i lavori. Un’idea buona, su uno sfondo di idee cattive. La montagna di soldi andrà, per la maggior parte, buttata a mare. Sissignore, fisicamente e realmente buttata tra le onde, attraverso lo sconquasso ambientale del ripascimento ambientale. Queste montagne dovranno essere stuprate per ricavare l’immensa quantità di massi necessari ad una barriera di 30 km di costa? E chi arricchirà lo scempio inutile di soldi e paesaggio? Risposta. La solita filiera economica delle cave, del cemento e delle imprese di costruzione, pilastro del consenso politico del Kampanistan! Non c’è associazione ambientalista che non critichi l’inutile e miope prassi delle barriere soffolte. Che alterano le correnti marine e il fluire naturale delle maree. E si scassano presto, dopo le ricorrenti mareggiate. Servono anni e anni di studi seri per capire l’erosione marina, che è un fenomeno naturale che ha molteplici origini, compresa la cura del territorio retrostante. Il Comune di Eboli ha fatto inserire nel progetto del Masterplan addirittura un porto alla foce del Sele. Folli e inutili altri sette pennelli sono progettati tra Pontecagnano ed Eboli, come ponti terrestri verso il nulla dei marosi. Al retroterra sono riservati vaghi progetti di riqualificazione, con un immancabile parcheggio lungo la riva destra del Sele, ideale per piazzarci qualche chiosco di bibite e restaurant all’aperto; per la gioia dei turisti domenicali attratti dalla potente droga mediatica dei vermicelli alle vongole e dalle fritture di pesce. Che è la risorsa della Politica dell’Italia bassa per stordire gli elettori. Il Masterplan non prevede nulla per consorziare i Comuni litoranei in un accordo permanente di sorveglianza e cura del territorio, togliendo le monnezze e riqualificando gli addensati abitativi del popolo multietnico dei braccianti. Che, per la maggior parte, non votano.