
Nocera Inferiore/Sarno/Vesuviani. Estorsione, usura e riciclaggio: Graziano rinuncia al Riesame, altre istanze vengono respinte. Ne manca qualcuno per il quale si attende il responso. Quello che è considerato dalla Dda il braccio destro dell’indagato principe dell’inchiesta della procura salernitana Antonio Mancuso (che non aveva reso interrogatorio in precedenza) è stato scarcerato dagli arresti domiciliari. Intanto si è in attesa dell’udienza d’appello sempre al Riesame della procura che chiede la riqualificazione dei reati contestati con l’aggravante mafioso anzichè semplice come stabilito dal gip Piero Indinnimeo del tribunale di Salerno. Si torna in aula il prossimo 10 aprile per discutere il ricorso della Dda. Il gruppo capeggiato da Graziano si sarebbe dedicato in numerosi delitti di usura ed estorsione ai danni di imprenditori e soggetti economici in stato di difficoltà. Parallelamente, attraverso società fittiziamente intestate a terzi, sarebbe riuscito ad ottenere finanziamenti agevolati dalla garanzia dello Stato, così procurandosi profitti che venivano utilizzati sia come provvista per l’elargizione di ulteriori prestiti usurari sia per l’acquisto di beni o altre utilità. Il meccanismo fraudolento avrebbe coinvolto a monte alcune società di capitali di cui gli indagati acquisivano, in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque il controllo, simulando successivamente la solidità patrimoniale e finanziaria, presupposto per ottenere indebitamente prestiti da parte di aziende di credito, coperti dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese. Ottenuta in tal modo l’erogazione della liquidità, le rate del prestito ricevuto non sono state onorate, cagionando un danno economico allo Stato garante e traendone un profitto personale attraverso la distrazione delle somme ricevute. Nel programma criminoso secondo la pubblica accusa vi era anche il favoreggiamento dell’ingresso illegale di cittadini extracomunitari. Dopo la conclusione delle indagini si attendono le dichiarazioni degli indagati (hanno 20 giorni di tempo per recarsi in procura e chiarire le rispettive posizioni) prima il pubblico ministero chieda per tutti il rinvio a giudizio.