
Alberto Cuomo
Contrariamente al possibile significato per assonanza del termine greco stasis, questo non implica una stasi quanto invece un conflitto, sia pure interno alla polis, una guerra civile, uno scontro tra i cittadini, le loro famiglie, quasi una faida. In questo senso, pur tra paesi diversi, le guerre attuali ben potrebbero essere individuate, se si pensa che la globalizzazione ha ristretto i confini del mondo, come stasis. Giorgio Agamben ha dedicato alla stasis un volume in cui mette in luce come la guerra civile, la stasis, sia l’estremo limite del politico tale da determinare una uscita nell’impolitico, oggi manifesta nei terrorismi a scala mondiale. Per lo stesso filosofo se essa in Grecia era propria alla polis, nei tempi moderni il suo freno mediante lo Stato introduce scissioni interne al popolo, sì che la stessa politica, liberati i freni inibitori statuali nella ripresa della naturalità dell’uomo, sia propedeutica alla guerra. Ma, per questo, dovremmo armarci? I singoli paesi o i continenti, l’Europa dovrebbero armarsi? La questione degli armamenti posta a Bruxelles è una falsa questione sollevata in una forte presenza della Nato in Europa che escluderebbe la necessità di una più alta spesa in armi. Che la richiesta europea di armarci risponda solo alle provocazioni di Trump che afferma essere gli Usa stufi di costituire una sorta di polizia mondiale, essendo anche questa una falsa doglianza se si considera che gli States necessitano di armarsi in risposta alle altre grandi potenze. Viene da chiedere: è vero il rischio di una guerra locale, tra Europa e Russia, senza che sfoci in guerra mondiale atomica? O invece Von der Leyen, ovvero la Germania, e Macron, sullo spauracchio della guerra, giocano in un braccio di ferro solo per affermare una egemonia politica? Supponiamo la Nato si assenti dalle eventuali guerre in Europa, i singoli paesi, e in particolare l’Italia, sarebbero presi alla sprovvista dal momento le scelte militari sono state fatte sin qui in ottica Nato. Proseguendo nell’esempio di un conflitto tra un singolo stato, l’Italia, e la Russia, è da escludere che questa ricorra a testate nucleari, dal momento il loro uso scatenerebbe un conflitto mondiale. Considerando che Russia e Italia non confinano sarebbe necessario per la Russia attaccarci via mare perché per via terra, con carriarmati e mezzi meccanici coinvolgerebbe necessariamente altri paesi. Ebbene, secondo i militari italiani sul mare saremmo più forti della Russia, avendo due portaerei con F35, mentre la Russia ne ha una sola. Non solo ma è più realistico pensare che sarebbe la nostra flotta a poter entrare nel Mar Nero e spianare le basi portuali russe bloccando l’uscita in mare delle loro navi. Sull’altro fronte, Gibilterra, ci sarebbe facile bloccare una eventuale flotta russa con la potenza di fuoco dei nostri missili, già presenti nei nostri arsenali. Esclusa una guerra navale, favorevole all’Italia, si potrebbe pensare che, con uno stratagemma, sostenendo cioè di volersi per esempio recare in Libia, parte della flotta russa riesca a far sbarcare un esercito di terra in Italia. In un tal caso le nostre risorse aeree e la stessa fanteria con le truppe meccanizzate, in attacchi concentrati sulla loro testa di ponte avrebbero presto ragione degli invasori. A tanto si aggiunga che abbiamo una tecnologia più avanzata di quella russa ed anche una economia più forte, oltre ad avere un territorio impervio che non consente un facile attraversamento di possibili eserciti nemici. Insomma, per dirla in breve, secondo i nostri esperti militari, l’Italia non ha bisogno di nuove armi perché quelle che ha già basterebbero a rintuzzare un attacco russo, e se non bastassero ha una economia e una tecnologia tali da sfornarne in tempi brevi più di quante sarebbe possibile ai russi. In questo senso hanno ragione Salvini e Conte, sia pure per motivi diversi, a non voler aumentare il budget in bilancio per le armi, necessitando gli italiani di una spesa maggiore nella sanità, nella cultura, negli aiuti a pagare le bollette, tanto che su questi temi il Movimento 5Stelle li ha chiamati a raccolta a Roma il 5 aprile in una manifestazione aperta a tutte le forze politiche. Purtroppo il Pd, sebbene diviso in Italia sul tema del riarmo, a Bruxelles ha sempre votato compatto a favore, ma qui si apre un’altra questione: non è forse il parlamento europeo lontano dai popoli? Non sappiamo niente di ciò che fanno i nostri rappresentanti in Europa, tranne che guadagnano stipendi favolosi e che facilmente si vendono a potenze straniere. Pertanto, se proprio si deve iniziare un conflitto, questo va sollevato all’interno dell’Europa e del nostro paese, chiedendo maggiore trasparenza dei nostri politici nelle decisioni europee dal momento dopo Prodi, che ci infilò nell’euro senza consultarci e senza neppure consultare opportunamente il parlamento, e dopo la Meloni che spaccia in Europa il nostro paese come costituito da guerrieri, è necessario affermare che ogni posizione in Europa da parte dei nostri parlamentari sia dibattuta in Italia, nel parlamento e, se necessario, nelle piazze, a costo di una stasis, di una guerra civile.