Stanzione-Conte, quei legami a 5Stelle prima del Covid - Le Cronache Attualità
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Stanzione-Conte, quei legami a 5Stelle prima del Covid

Stanzione-Conte, quei legami  a 5Stelle prima del Covid

di Antonio Manzo

Pasquale Stanzione non era solo il noto giurista chiamato a presiedere il collegio dei Garanti per la Privacy, il 14 luglio 2020. Tra lui e il premier dell’epoca Giuseppe Conte leader 5 Stelle c’è un legame non solo scientifico, entrambi docenti di diritto, ma anche di consulenza professionale ben pagata con una parcella di 26,830,15 euro richiesta dsl professor “Giuseppi” Conte e dal suo mentore il professor Guido Alpa, nei giorni ancor prima di diventare consulente alla stessa Autority Garante Privacy presieduta da Pasquale Stanzione. Il premier Conte porta a casa, quel giorno di cinque anni fa, un risultato personale e politico dopo la sommessa alleanza dopo il gradito ”sì” al candidato proposto dall’allora segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti. La storia della elezione di Pasquale Stanzione in quota Pd torna attuale nei giorni difficili del collegio dei Garanti Privacy indagati per corruzione e peculato per pese folli, auto blu usate per fini personali, viaggi, hotel a cinque stelle con «cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, con area fitness e cura della persona», ma anche per il conto del macellaio. Condotte «disinvolte» emerse a «più riprese e in molteplici occasioni» scrivono i pm nel decreto di perquisizione che avvia il procedimento. Tanto da portare le spese per i rimborsi dei componenti dell’Authority per la privacy da circa 20mila euro del 2021 a circa 400mila annui nel 2024. Nel fascicolo, che giovedì ha portato i militari del nucleo Pef della Guardia di Finanza a perquisire uffici e abitazioni del presidente Pasquale Stanzione e degli altri tre componenti del collegio, Guido Scorza, Agostino Ghiglia, Ginevra Cerrina Feroni. Oltre alle spese folli ci sarebbe la gestione «opaca» di alcune istruttorie: quella a carico di Ita Airways e l’altra nei confronti di Meta, che, secondo il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, avrebbe garantito «utilità» agli indagati. L’incarico professionale a Giuseppe Conte e Guido Alpa, il presidente Stazione lo conferisce dopo aver ricevuto l’indisponibilità manifestata dall’Avvocatura dello Stato che ha assunto la cura degli interessi della controparte, cioè la Rai davanti al tribunale civile di Roma. La parcella per la causa civile nella quale il primo ministro Conte e il professor Alpa difendono l’Autorità Garante Privacy arriva al presidente Stanzione su carta intestata per il pagamento ad entrambi, della cifra di 26.830,15 euro. Danaro, precisano, da inviare su un unico conto corrente di una filiale di Genova di Banca Intesa. Comunicazione firmata da entrambi, Guido Alpa e Giuseppe Conte. L’ex premier ha sempre smentito una comunanza di interessi economici con Guido Alpa e che non vi fosse stata incompatibilità del maestro di diritto nel giudicarlo al concorso universitario presso l’università Luigi Vanvitelli di Caserta. Scrive Conte nel curriculum inviato al presidente Stanzione: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, diritto societario e fallimentare”. Studio a Roma, a via Cairoli, dislocato su due piani, in cui il giovane Conte occupa il piano superiore, uno studio che aveva in realtà un unico numero di telefono e una stessa segretaria, pagata da entrambi. Giuseppe Conte sostiene che lui e Alpa sono solo “coinquilini”, uniti da una semplice condivisione della segreteria e del numero telefonico, ma con distinte attività professionali in spazi diversi e con contratti di affitti diversi. Ma, sostiene Conte, ognuno ha il fatturato per conto suo ma al Garante Privacy Stanzione arriva una lettera per il pagamento della parcella professionale firmata da “ Prof. Guido Alpa e Prof Avv. Giuseppe Conte, Via Sardegna, 38, Roma”. “Con riferimento all’incarico, seguito all’indisponibilità manifestata dall’Avvocatura dello Stato che ha assunto la cura degli interessi della controparte, il Garante prega le SS.VV., ai sensi dell’art. 17 del reg. n. 1/2000 del garante e dell’art. 43 del r.d. del 30 ottobre 1993, n.1611, di assumere la difesa di questa Autorità come da procura che verrà sottoscritta dal Presidente”. All’inizio della presidenza Stanzione l’Autorità Garante è rallentata da due fattori, le poche risorse messe a disposizione all’ufficio in relazione al contesto nazionale e dal contesto pandemico. Ma le sanzioni inflitte sono state numerose ed alcune di notevole ammontare. Da una ricerca condotta a fine 2020 dal portale Web Finance in Bold è emerso che l’Italia risulta al primo posto per numero di sanzioni inflitte in Europa per violazioni in ambito privacy, con quasi 70 milioni di euro. Le sanzioni sono scaturite soprattutto dopo accertamenti effettuati nei confronti delle Società di Telecomunicazioni e realtà che operano nel web. I colossi americani del web non sono stati colpiti dall’attività del Garante italiano, ma il 2021 sarà un anno importante per l’impatto che potrà avere il GDPR per i loro servizi, anche a seguito dell’abolizione del Privacy Shield. Con la pandemia di COVID è aumentato esponenzialmente l’uso ancora dei servizi online, con il relativo trattamento di dati personali degli utenti. E indispensabile essere conformi ai requisiti del GDPR per affrontare la sfida del digitale. Ma ora i sospetti dei magistrati si allargano anche alle procedure di infrazione: la procura ipotizza sanzioni soft sulla base di relazioni personali con le aziende o in cambio di favori. Al centro in particolare due casi: la sanzione da 44 milioni di euro a Meta, finita in una bolla di sapone; e l’adozione di una multa per Ita Airways, in cambio di tessere per viaggi aerei in classe executive. Intanto, dopo le dichiarazioni di Stanzione (“sono tranquillissimo”) arriva un comunicato dei Garanti sulla vicenda giudiziaria. “Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali ha espresso piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il Collegio conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini”. È quanto si legge in una nota del Garante che fa anche intendere che non si dimetterà nonostante le dichiarazioni del mondo politico di centro sinistra.