di Erika Noschese
L’avevamo detto: la sede è come il Natale. E come ogni Natale che si rispetti a Salerno, non solo porta doni, ma a quanto pare li porta in contanti. Dopo il nostro piccolo, ma doveroso, appunto giornalistico sulla tempistica “elettorale” della ritrovata attenzione per i “più fragili” – un tempismo degno di un orologio svizzero, ma con le lancette ferme al giorno prima del voto – ecco che Arcigay Salerno Salerno “Marcella Di Folco” ci risponde con un Comunicato Stampa che, diciamocelo, ha la consistenza del pandoro artigianale: tanto fumo e un po’ di zucchero a velo, ma alla fine è solo una variazione sul tema. “NO A STRUMENTALIZZAZIONI”, tuona l’associazione, parlando di “attacco gratuito” e invitando a una “campagna elettorale equilibrata”. Ah, l’equilibrio! Proprio come la Giustizia, la Sede è Bendata. E, in questo caso, pure ben pagata. E qui casca l’asino, o forse dovremmo dire, il panettone. La narrazione delArcigay Salerno si concentra su un distinguo sottile come un filo di spago: non è una “sede” assegnata, ma un “servizio rivolto alla cittadinanza” attraverso un “Avviso Pubblico per la realizzazione di uno Sportello Antidiscriminazioni lgbtqia+ (CAD)”. Dunque, non si tratta della vecchia, gloriosa sede di via Pandolfina Fasanella, chiusa per “cause di forza maggiore” (eufemismo che a Salerno è garanzia di storie degne di un B-movie). No, si tratta di qualcosa di molto, molto più moderno. E, soprattutto, di molto, molto più conveniente. Perché la verità, quella che sfugge alla loro “informazione corretta” (che definiscono la nostra “riduttiva e partigiana” – che onore!), è che la nuova sede, o meglio, lo “spazio regolarmente locato” di cui Arcigay parla, è a tutti gli effetti la base operativa per un servizio che l’Ambito Sociale S5 (leggasi: il Comune) ha ritenuto non solo urgente ma anche finanziato. E non con bruscolini, ma con la bellezza di 45mila euro per tre anni, cioè 15mila euro annui. Quindici mila euro all’anno per rimborsare, tra le altre cose, “gli eventuali oneri per l’affitto della sede ed eventuali oneri accessori per le utenze la cancelleria e le dotazioni strumentali per l’ufficio”. Tradotto dal burocratese al salernitano: Arcigay non solo ha finalmente un luogo dove operare, dopo anni di richieste “inascoltate” e di “silenzio, anche troppo rispetto a quanto ci aveva abituati”, ma ottiene questo spazio con un costo per l’associazione pari a… zero. Anzi, è l’Amministrazione a versare sul piatto un compenso che copre, appunto, affitto, bollette, e anche un “rimborso delle spese sostenute […] a titolo di esempio: gli oneri relativi all’eventuale personale dipendente impiegato o le parcelle di professionisti utilizzati per eventuali consulenze”. Dunque, la sede non è solo arrivata, come un dono natalizio inatteso, ma è un regalo ben confezionato che include l’affitto pagato e, nel rispetto dell’Art. 56 del Codice del Terzo Settore (che limita il rimborso alle “spese effettivamente sostenute e documentate”), una cifra che permette di strutturare un servizio a lungo atteso. Chiaro, no? Un non-regalo che include un non-affitto gratuito con un non-compenso per un non-spazio. E qui si arriva alla quadratura del cerchio, o meglio, alla confusione natalizia definitiva. Arcigay Salerno conclude il suo comunicato (e il primo articolo terminava con lo stesso dato) invitando tutti alla “cena solidale di raccolta fondi per sostenere l’apertura della nuova sede fissata per il prossimo 22 ottobre”. Ora, mettiamo insieme i pezzi, come in un puzzle molto ben pagato: l’Amministrazione Comunale, tramite l’Ambito Sociale S5, si impegna a rimborsare fino a 15mila euro annui per 36 mesi. Questo rimborso include, testualmente, “gli eventuali oneri per l’affitto della sede ed eventuali oneri accessori per le utenze la cancelleria”. Dunque, lo spazio è, di fatto, a costo zero per l’associazione; anzi, è un progetto finanziato che permette di sostenere personale qualificato (avvocati, psicologi) e i costi di gestione. A cosa serve, dunque, una “cena solidale per sostenere l’apertura della nuova sede”? Forse si tratta di una “raccolta fondi per il rimborso delle spese che verranno rimborsate”? O forse, il Natale è arrivato talmente generoso che, oltre alla sede pagata e al progetto triennale, c’è bisogno di un “extra” per la spesa del panettone? Resta l’unico mistero in questa perfetta, e perfino lucrativa, sincronizzazione politica. Arcigay Salerno insiste: “la procedura non solo risale a molti mesi or sono, ma non riguarda l’assegnazione di una sede all’associazione bensì la realizzazione di un servizio rivolto alla cittadinanza”. Sì, la procedura: l’Avviso Pubblico è stato pubblicato il 12 maggio 2025. E la scadenza per la presentazione delle manifestazioni d’interesse era il 29 maggio 2025. Una fretta degna di un lampo nel cielo estivo. Poi, c’è il dato che fa sgranocchiare i confetti: alla vigilia delle Regionali. Non si tratta di “strumentalizzazione”, si tratta di “sinergia temporale perfetta”. In una città dove le associazioni aspettano risposte per anni, dove si parla di una “costante tutta salernitana” di “benefici… misurati col contagocce”, un bando da 45 mila euro viene pubblicato, vinto e reso operativo (o in via di esserlo, visto che la cena di raccolta fondi del 22 ottobre serve per “sostenere l’apertura della nuova sede”) proprio quando i “pianeti” politici devono essere “allineati”. Questo non è tempismo, è astrologia amministrativa. Arcigay Salerno giustamente si concentra sull’importanza del servizio, sulla dignità della comunità LGBTQIA+ e sulla necessità di contrastare l’omobilsebotransfobia. Temi sacrosanti, di cui nessuno mette in discussione la priorità. Il punto è la modalità e il quando. Perché Arcigay, che opera “con trasparenza ed equilibrio da decenni sul territorio”, ha dovuto attendere sei anni (dal gennaio 2019) e l’arrivo di una campagna elettorale con una candidata forte come Paola De Roberto (Assessora alle Politiche Sociali, per chi non segue le fiction locali) per vedere finalmente non solo accolta una richiesta, ma trasformata in un progetto finanziato? L’associazione di cui parlavamo nel primo articolo, quella del “tuttofare” di un ex assessore, ha dovuto attendere solo “3 mesi di consiliatura” per ottenere uno spazio, sebbene uno “poco accessibile” (e pare non pagato, a differenza di questo). Arcigay ha atteso sei anni per ottenere uno spazio accessibile e pagato. La morale è lampante: se vuoi una sede, a Salerno, non devi solo avere un buon progetto o un’utenza vasta e bisognosa; devi aspettare che il vento elettorale soffi dalla giusta direzione e, a quanto pare, devi anche assicurarti che quel vento porti con sé un bonifico. Arcigay Salerno “legge quanto accaduto come un attacco alla nostra comunità” e come un “attacco gratuito” e chiede scuse formali. Ma l’unico “attacco” è quello che la realtà dei fatti sferra alla loro richiesta di non strumentalizzazione. Non abbiamo detto che il servizio non serve, o che Arcigay non è meritevole. Abbiamo evidenziato che a Salerno le cose succedono in prossimità delle elezioni. E che la sede è arrivata, come il Natale, con il suo bravo contorno di soldi sonanti. Ci dispiace che l’informazione “riduttiva e partigiana” possa “ledere la dignità”. Ma se la dignità della comunità LGBTQIA+ (che merita ogni sostegno) è legata al non si sa se i 15.000 euro all’anno abbiano un minimo di connessione col calendario politico, forse il problema è altrove. Arcigay Salerno auspica “una replica integrale e di scuse formali”. Le scuse le lasciamo a chi non ha nulla da dire. Noi ci limitiamo a registrare: l’Ambito S5, a ridosso delle Regionali (e dopo anni di silenzio), ha improvvisamente trovato “l’urgenza di un luogo di accoglienza”, ha pubblicato un bando lampo da € 45.000,00 e Arcigay Salerno, meritevolmente, ha vinto. In fondo, non è una “sede”. È solo un servizio finanziato che casualmente copre le spese di un immobile locato da un’associazione che casualmente non aveva sede da sei anni e che casualmente, poco prima delle elezioni, ha visto risolversi la situazione. D’altra parte, poco importa: il Natale, o la sede (e il relativo rimborso spese), quando arriva arriva. E quest’anno, a Salerno, è arrivato ricco.





