Se il cinismo avesse un indirizzo preciso a Salerno, lo avremmo trovato certamente tra le pietre di Largo Santelmo, dove è andata in scena l’ennesima rappresentazione di quel teatro dell’assurdo che chiamiamo politica cittadina. È bastato che la Roller Salerno, stremata da anni di promesse mancate e strutture fatiscenti, alzasse la voce per denunciare lo sfratto imminente dal PalaTulimieri, perché si materializzasse d’incanto una folla di paladini della giustizia sportiva. Uno spettacolo che farebbe sorridere, se non fosse per il retrogusto amaro di una beffa che i salernitani conoscono ormai fin troppo bene. Vedere esponenti, membri di associazioni di “politica attiva” e aspiranti leader di gruppi pronti a darsi battaglia nelle imminenti elezioni comunali, fare a gara a chi mostrava il volto più contrito, è stato il punto più alto dell’ipocrisia amministrativa di questa stagione. Tutti lì a battersi il petto, tutti pronti a gridare allo scandalo per l’abbattimento di una struttura che, stando al cronoprogramma, è destinata alla demolizione da tempo immemore per far spazio al nuovo campo Volpe e ai sogni di gloria della Salernitana. La domanda che sorge spontanea, guardando questi nuovi difensori dei tesserati della Roller, è dove siano stati negli ultimi tre, quattro, cinque anni. Dove erano quando il crollo del pattinodromo Tullio d’Aragona veniva profetizzato da chiunque avesse un minimo di onestà intellettuale, visti i segni inequivocabili di un degrado strutturale che gridava vendetta già allora? La risposta è semplice e brutale: erano impegnati a guardare altrove, intenti a coltivare il proprio orticello di consensi o, peggio ancora, a ignorare scientemente un problema che non portava dividendi immediati in termini di immagine. Eppure oggi, con le urne che iniziano a intravedersi all’orizzonte come un’oasi nel deserto, ecco che lo sport salernitano torna a essere una priorità assoluta, un vessillo da sventolare per raccattare qualche voto tra le famiglie disperate di duecento ragazzi rimasti senza tetto. Fa amaramente sorridere il dinamismo di chi siede tra i banchi delle opposizioni, sia quelle istituzionali che siedono tra i banchi del Consiglio, sia quelle che si definiscono “extra”, le quali si sono palesate per denunciare una malagestione di cui, in fondo, sono state silenziose complici per omissione. Finora cosa hanno fatto concretamente? Esatto, il nulla cosmico. Non un’interpellanza seria, non una mobilitazione preventiva, non un piano alternativo proposto quando ancora c’era il tempo per ragionare senza l’urgenza della ruspa alla porta. Il paradosso della conferenza stampa di ieri a Largo Santelmo è stato proprio questo: una selva di microfoni, molti volti noti della politica locale che bazzicavano i margini dell’evento per farsi notare, ma nessuno, assolutamente nessuno, che abbia avuto l’umiltà di fare l’unica cosa sensata: chiedere scusa. Scusa alla società Roller Salerno, costretta a elemosinare spazi dopo aver portato il nome della città nel mondo; scusa alla stampa, chiamata a documentare un’emergenza che non avrebbe dovuto esistere; scusa ai cittadini, che pagano le tasse per servizi che evaporano nel nulla; e soprattutto scusa allo sport salernitano, ridotto a Cenerentola del bilancio comunale. Invece di abbassare il capo, abbiamo assistito a una parata di “chiacchiere e distintivo”, per citare quel capolavoro cinematografico che è The Untouchables. Ma a differenza del film di De Palma, qui i protagonisti non sono eroi senza macchia a caccia di Al Capone, ma figure che del distintivo – inteso come ruolo istituzionale o presunta superiorità morale – si servono solo per mascherare il vuoto pneumatico della propria azione politica. Sono gli “Intoccabili” della domenica, quelli che si sentono al di sopra della responsabilità storica di un declino che hanno amministrato o guardato accadere senza muovere un dito. Questa politica salernitana è la brutta copia di un’amministrazione valida e, purtroppo, anche la brutta copia di un’opposizione seria. Se chi governa ha fallito nel non saper programmare una transizione dignitosa dal vecchio PalaTulimieri al nuovo impianto, chi dovrebbe controllare ha fallito due volte, svegliandosi dal letargo solo quando l’odore della polvere dei calcinacci si è fatto troppo forte per essere ignorato. È troppo comodo oggi cavalcare la rabbia di Giovanni Melillo e dei fratelli Giudice per trasformarla in benzina elettorale. È troppo facile presentarsi come i soccorritori di un incendio che avete contribuito ad alimentare con la vostra inerzia. Il caso Roller Salerno è lo specchio di una città dove lo sport è diventato un lusso per pochi o una concessione benevola del potente di turno, mentre le strutture pubbliche cadono a pezzi nel silenzio di chi dovrebbe vigilare. Ma tra pochi mesi, fortunatamente, il copione cambierà. Non esistono “Intoccabili” quando si entra nella cabina elettorale, e sarebbe ora che la cittadinanza intera, non solo le famiglie colpite da questo scempio, si ricordasse di chi ieri era in fila per la foto di rito ma negli anni passati era assente ingiustificato a ogni appuntamento con la realtà. Il latte è stato versato, è vero, e la Roller Salerno oggi si ritrova a raccogliere i cocci di una fiducia tradita, ma la responsabilità politica di questo disastro non può essere diluita in un comunicato stampa di solidarietà dell’ultima ora. Chi si è vantato di aver lavorato per il miglioramento delle condizioni dello sport cittadino ha ora il dovere morale di spiegare come sia stato possibile arrivare a questo punto di non ritorno. Se l’unica risposta che sanno dare è un’alzata di spalle o l’indicazione di un colpevole ancora più in alto, allora il “distintivo” di cui si fregiano non vale nemmeno la plastica di cui è fatto. È tempo che Salerno smetta di essere il set di un film di serie B dove si recita a braccio sulla pelle dei giovani, e inizi a essere una città dove chi sbaglia, o chi non fa nulla mentre tutto crolla, paghi il conto in termini di consenso. Sabato a Largo Santelmo non c’erano statisti, c’erano comparse in cerca d’autore, ed è giusto che i cittadini sappiano distinguere tra chi ha a cuore il destino del pattinaggio e chi ha a cuore soltanto il destino della propria poltrona. La Roller Salerno resterà senza casa dal primo febbraio, ma la politica salernitana è senza vergogna da molto più tempo. er.no.





