Procura è impegnata sul fronte della lotta alla criminalità organizzata - Le Cronache Ultimora
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Procura è impegnata sul fronte della lotta alla criminalità organizzata

Procura è impegnata sul fronte della lotta alla criminalità organizzata

di Erika Noschese

«La situazione della giustizia salernitana può tranquillizzare i cittadini: è un servizio che funziona e offre risposte adeguate, ovviamente sempre perfettibile e con i limiti e gli errori possibili in una funzione così delicata e complessa come quella giudiziaria». A dirlo è stato il procuratore facente funzioni di Salerno, Rocco Alfano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, svoltasi ieri mattina presso la Cittadella Giudiziaria di Salerno. «I numeri raccontano di una Procura innanzitutto molto impegnata sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Conosciamo bene le aree critiche del nostro distretto, che sono l’Agro nocerino-sarnese e la Piana del Sele. È un impegno costante della Direzione distrettuale antimafia e i risultati testimoniano non solo lo sforzo profuso, ma, a mio avviso, anche un riscontro adeguato alle necessità e alle criticità del territorio», ha aggiunto il procuratore vicario. A illustrare i dati relativi alla durata dei processi è stato il presidente della Corte d’Appello di Salerno, Paolo Sordi, evidenziando come «le sopravvenienze dei procedimenti penali nel distretto siano rimaste sostanzialmente stabili rispetto a un anno prima», mentre «sia gli uffici di primo grado sia quelli di secondo grado hanno registrato una diminuzione, seppur in misura diversa, delle pendenze». Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 30 giugno 2025, la Corte d’Appello ha efficacemente fronteggiato i flussi in entrata, definendo 1.486 procedimenti a fronte dei 1.440 sopravvenuti, con una conseguente riduzione del carico pendente pari al 7%. Per quanto riguarda gli obiettivi del Pnrr, i tre tribunali del distretto — Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania — hanno fatto registrare complessivamente, alla data dell’ultimo rilevamento disponibile (30 giugno 2025), una riduzione delle pendenze rispetto al 2019 pari al 45%, a fronte di un dato nazionale del -28,4%. Dalla relazione presentata è emerso inoltre che la durata media prognostica dei processi penali, al 30 giugno 2025, «si è di molto avvicinata alla media nazionale», attestandosi a 362 giorni rispetto ai 313 giorni della media italiana. Quanto alle modalità di definizione dei procedimenti penali in primo grado, «la percentuale di quelli conclusi con rito alternativo è passata dal 15,6% al 20,2% per i procedimenti a competenza monocratica e dal 15,8% al 23% per quelli a competenza collegiale». Sul versante della giustizia civile, il presidente della Corte d’Appello ha ribadito che «gran parte delle innovazioni introdotte dalla riforma del 2022 e dai successivi correttivi non ha avuto, di per sé, alcun effetto — o solo un effetto marginale — sulla durata dei processi», confermando come «le innovazioni legislative che incidono esclusivamente sulle norme processualcivilistiche difficilmente possono influire sulla capacità del sistema di fornire risposte più rapide e di maggiore qualità alle richieste di giustizia dell’utenza». Sordi ha poi sottolineato le difficoltà della Corte d’Appello nel far fronte all’aumento delle sopravvenienze registrato nel periodo luglio 2024–giugno 2025, pari complessivamente al 5% rispetto ai dodici mesi precedenti. L’incremento si è concentrato prevalentemente nella macromateria degli affari contenziosi ordinari, che ha segnato un +19%, mentre nelle altre macromaterie le sopravvenienze sono rimaste sostanzialmente invariate (lavoro) o sono leggermente diminuite (previdenza e volontaria giurisdizione). I procedimenti civili pendenti sono passati da 3.802 a 4.237, mentre il tempo medio di definizione è aumentato dai 428 giorni del periodo luglio 2023–giugno 2024 ai 517 giorni del periodo luglio 2024–giugno 2025. Nell’ambito della giustizia civile e in relazione agli obiettivi del Pnrr, è stato comunque conseguito il risultato dello smaltimento del 95% delle pendenze ultrabiennali registrate al 31 dicembre 2019. «Così come sarà sicuramente conseguito — ha concluso Sordi — l’obiettivo, da raggiungere entro il 30 giugno prossimo, della definizione del 90% dei procedimenti iscritti nel quinquennio 2018–2022: alla data del 30 giugno 2025, la Corte aveva già smaltito l’89,6% di tali procedimenti, a fronte di un dato nazionale pari all’80%». L’andamento della giustizia penale nel distretto deve essere valutato in termini positivi con riferimento all’attività svolta da tutti gli uffici interessati (Corte di appello, Tribunali Ordinari e Uffici del Giudice di pace). Anche nel periodo 1° luglio 2024-30 giugno 2025, la Corte di appello ha fatto efficacemente fronte ai flussi in entrata, definendo 1.486 procedimenti rispetto ai 1.440 sopravvenuti, con conseguente riduzione del carico pendente in misura pari al 7% (in particolare, le pendenze dei procedimenti di corte d’assise e della sezione minorenni si attestano sui valori minimi non comprimibili ulteriormente, derivando dalla fisiologica durata della trattazione degli appelli). In particolare, al 30 giugno 2025 pendevano solamente 17 procedimenti iscritti da più di due anni (vale a dire il 2,1% del totale delle pendenze), mentre il Disposition time penale è risultato pari a 189 giorni, vale a dire il 44,4% in meno rispetto alla baseline del 2019, perfettamente in linea con il dato medio nazionale e ampiamente superiore all’obiettivo della riduzione in misura pari al 28% previsto nell’ambito del Pnrr per gli Uffici di secondo grado. Le sopravvenienze complessive del distretto in primo grado sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a quelle dell’analogo periodo immediatamente precedente (essendo diminuite solamente dello 0,9%). Risultando ancora una volta molto positivo l’indice di ricambio (pari a 1,16), anche nel periodo di interesse sono conseguentemente diminuite in misura più che apprezzabile le pendenze totali (scese del 12,8%). Stando ai dati snocciolati, aumenta la quota di procedimenti penali definiti entro 6 mesi (che passa dal 16,9% al 17,8% nei procedimenti a competenza collegiale e dall’8,6% al 9,7% in quelli a competenza monocratica), mentre diminuisce la percentuale di quelli definiti dopo oltre due anni dall’iscrizione a ruolo (ridotta dal 65% al 63,7% nei procedimenti con rito collegiale e dal 73,2% al 72% in quelli a rito monocratico). Per quanto riguarda la situazione carceraria tra la Casa Circondariale “Antonio Caputo” di Salerno, la Casa di Reclusione di Eboli e la Casa Circondariale “Alfredo Paragaro” di Vallo della Lucania quello che continua a destare le maggiori preoccupazioni in ragione del suo sovraffollamento è la C.C. di Salerno. Anche nel periodo che qui interessa, il dato medio della popolazione detenuta si è attestato ben al di sopra del parametro della capienza regolamentare. Alla fine del 2025 erano presenti 600 detenuti a fronte di 376 posti regolamentari (indice di sovraffollamento pari al 133%). Il Presidente del Tribunale di sorveglianza menziona, ad esempio, criticità relativamente alle operazioni di perquisizione, alla gestione dei colloqui con gli aventi diritto, alla gestione dei detenuti che manifestano comportamenti disfunzionali, nonché difficoltà di allocazione per ragioni di varia natura. Inoltre, il considerevole aumento del numero di detenuti stranieri – spesso privi di riferimenti esterni e portatori di bisogni primari da soddisfare – ha avuto ripercussioni negative sulla gestione complessiva della popolazione detenuta, registrandosi frequentemente problematiche di convivenza sia tra gli stessi detenuti stranieri, sia con quelli italiani. A ciò si aggiungono le barriere linguistiche e culturali, nonché la difficoltà di attivare misure alternative o percorsi di reinserimento sociale adeguati.