di Erika Noschese
Duecento milioni di euro già spesi, oltre tredici anni di lavori e un’infrastruttura che, nonostante gli investimenti, non sarebbe ancora in grado di assolvere pienamente alla funzione per la quale era stata progettata: alleggerire il traffico pesante diretto al porto commerciale di Salerno, offrendo un’alternativa al viadotto Gatto. Torna al centro del dibattito politico e amministrativo il progetto Porta Ovest, finito nuovamente nel mirino dell’opposizione consiliare. Questa mattina, a Palazzo di Città, i gruppi di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Salerno Democratica hanno promosso una conferenza stampa per ricostruire l’iter dell’opera, evidenziando criticità progettuali, amministrative ed economiche che, a loro giudizio, continuano a comprometterne la piena funzionalità. All’incontro hanno preso parte i consiglieri comunali Franco Massimo Lanocita, Giso Amendola, Rino Avella e Claudio Russolillo, insieme ad Alessandro Turchi, presidente dell’associazione Salerno Migliore, e all’ingegnere Alberto Di Lorenzo, che ha fornito un contributo tecnico all’analisi del progetto. Al centro della discussione, innanzitutto, la distanza tra l’impostazione originaria dell’intervento e le successive scelte progettuali. Il percorso di Porta Ovest prende avvio nel 2007, quando il Comune di Salerno bandì un concorso internazionale di idee finalizzato a migliorare i collegamenti tra il porto commerciale e la rete autostradale, attraverso una complessiva riorganizzazione della viabilità e dell’area del Cernicchiara. Il progetto prevedeva non soltanto la realizzazione delle gallerie, ma anche parcheggi per i mezzi pesanti, attrezzature sportive e interventi di riqualificazione urbana. Secondo quanto ricostruito dai gruppi di opposizione, quella visione complessiva sarebbe stata progressivamente abbandonata, concentrando le risorse sulla sola infrastruttura viaria. Nel 2012 venne presentato un progetto esecutivo differente, articolato in due stralci: il primo relativo alle gallerie e alla sede stradale, il secondo destinato alla realizzazione degli svincoli e dei raccordi, comprese le rotatorie del nodo Cernicchiara. Una suddivisione che, secondo i consiglieri, avrebbe compromesso l’unitarietà funzionale dell’intervento, determinando la realizzazione di gallerie non pienamente utilizzabili in assenza dei collegamenti necessari. Una criticità sulla quale, secondo la documentazione illustrata durante l’incontro, si sarebbe soffermata anche l’Autorità nazionale anticorruzione nel 2022, richiamando la necessità di completare le opere complementari nei tempi programmati. Altro nodo è quello economico. Il progetto iniziale prevedeva un investimento di circa 116 milioni di euro e tempi di realizzazione inferiori ai due anni. Nel corso degli anni, tuttavia, i costi sarebbero lievitati fino a circa 200 milioni, mentre la durata dell’intervento ha superato i tredici anni. Nel 2023 è stato inoltre stipulato un nuovo contratto per il completamento degli svincoli e dei raccordi, con un finanziamento di circa 43 milioni di euro e un importo contrattuale dei lavori pari a 29,6 milioni, oltre IVA. «Abbiamo puntato l’attenzione su quella che è probabilmente l’opera più importante realizzata e ancora in corso di realizzazione a Salerno, caratterizzata da un enorme dispendio di denaro pubblico e da tempi lunghissimi», ha dichiarato il consigliere comunale Franco Massimo Lanocita. «Parliamo delle gallerie realizzate come alternativa al viadotto Gatto, che avrebbero dovuto consentire un collegamento più rapido anche per i Tir. Oggi, però, i mezzi pesanti non possono utilizzarle pienamente perché manca la possibilità di raccordarsi con l’autostrada. Da qui nasce quella previsione incredibile che la stampa ha ribattezzato il progetto delle “rotatorie volanti” o delle “montagne russe”, per il quale si dovrebbero spendere ulteriori 43 milioni di euro». Le perplessità dell’opposizione riguardano anche l’iter autorizzativo seguito dall’amministrazione comunale. In particolare, sotto accusa è finita la conferenza dei servizi del 15 aprile 2025, alla quale, secondo quanto denunciato durante l’incontro, non avrebbero partecipato diversi enti chiamati a esprimersi sul progetto, tra cui Soprintendenza, Anas e Autorità di Sistema Portuale. Il Comune avrebbe considerato acquisiti i relativi pareri attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, una procedura che, secondo i consiglieri, avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti alla luce della complessità dell’opera e delle implicazioni ambientali e paesaggistiche. «Su questo progetto abbiamo manifestato le nostre perplessità perché avevamo rilevato l’assenza del parere della Soprintendenza, della valutazione di impatto ambientale e del parere dell’Anas», ha evidenziato Lanocita. «Nonostante l’approvazione della delibera, lo stesso Comune ha successivamente richiesto la valutazione di impatto ambientale, confermando, a nostro giudizio, le carenze che avevamo già segnalato in Consiglio comunale, quando decidemmo di non partecipare al voto per protesta». Nel corso del 2025, inoltre, la proposta di delibera relativa all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sarebbe stata ritirata in due occasioni. Alla base, secondo la ricostruzione dell’opposizione, vi sarebbero state anche le perplessità espresse dal dirigente comunale della Mobilità sulla legittimità del progetto e sulla correttezza della procedura amministrativa. «È un intervento impattante, costosissimo, che non poggia neppure su basi certe», ha aggiunto Lanocita. «Nel 2007 era stato bandito un concorso di idee che prevedeva il traforo, il raccordo con l’autostrada, attrezzature sportive, un parcheggio per i Tir e la rigenerazione dell’area del Cernicchiara. Tutto questo è stato progressivamente accantonato. Si procede a spezzoni e intanto abbiamo speso 200 milioni di euro per gallerie che non possono essere utilizzate dai Tir, senza sapere quando l’intervento sarà definitivamente completato». A esprimere forti critiche anche Alessandro Turchi, presidente di Salerno Migliore, associazione che da oltre due anni segue le principali questioni amministrative e infrastrutturali cittadine. Turchi ha ribadito l’autonomia del sodalizio rispetto alle forze politiche, sottolineando come la partecipazione alla conferenza stampa sia legata alla volontà di sostenere iniziative finalizzate alla trasparenza e alla tutela dell’interesse pubblico. Particolarmente contestata dall’associazione è stata la gestione della conferenza dei servizi del 2025. Secondo quanto riferito da Turchi, su venti soggetti istituzionali potenzialmente coinvolti, undici non avrebbero partecipato, con i relativi assensi considerati acquisiti attraverso il silenzio-assenso. Per Salerno Migliore, un’opera di questa portata avrebbe richiesto un confronto pubblico più ampio e un percorso amministrativo capace di garantire maggiore chiarezza sulle competenze, sulle autorizzazioni e sulle ricadute territoriali. L’associazione ha quindi ribadito la necessità di ottenere risposte concrete sul futuro dell’infrastruttura, sui tempi di completamento e sulle ulteriori risorse economiche necessarie. Dalla conferenza stampa emerge dunque una richiesta precisa all’amministrazione comunale: chiarire definitivamente le competenze gestionali, verificare la correttezza della soluzione viabilistica individuata, completare l’istruttoria ambientale e paesaggistica e superare le criticità procedurali e contrattuali ancora aperte. Per l’opposizione, il rischio è che Porta Ovest continui a rappresentare il simbolo di una grande opera pubblica caratterizzata da costi crescenti, tempi dilatati e funzionalità incompleta. Una vicenda sulla quale i consiglieri chiedono trasparenza e risposte, soprattutto alla luce delle risorse già investite e dell’importanza strategica del collegamento per il porto commerciale e per l’intero sistema della mobilità cittadina.






