Pecoraro Scanio: Dopo 40 anni ancora le Pisano - Le Cronache Ultimora
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Pecoraro Scanio: Dopo 40 anni ancora le Pisano

Pecoraro Scanio: Dopo 40 anni ancora le Pisano

di Arturo Calabrese

 

 

Il già ministro dell’Ambiente e dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, tra l’altro politico salernitano di lungo corso, interviene su diversi argomenti caldi e d’attualità. Oltre a un giudizio non del tutto negativo sulle politiche ambientali portate avanti dal Governo di Giorgia Meloni, interviene sulla futura situazione politica a Salerno, sull’elezione di Roberto Fico e sulle Fonderie Pisano, ritenute un problema atavico di cui si parlava già 40 anni fa. «Auspico che sia la volta buona per una risoluzione, seppur in Italia le emergenze simili siano purtroppo numerose».

Da ex ministro, come giudica le politiche ambientalo del Governo Meloni?

“Il governo Meloni è un governo di centrodestra e pieno anche di negazionisti, cioè di persone che pensano che non ci sia neanche il cambiamento climatico. Siamo a un livello tale, quando si parla di alcuni esponenti di questo centrodestra, che addirittura c’è difficoltà di cogliere quella che è la principale emergenza e cioè la crisi climatica. I dati medi della temperatura globale restano drammaticamente verso l’indice del riscaldamento climatico e quindi il macrotema è proprio questa mancanza. Su alcuni argomenti, come ad esempio la nascita del Parco Nazionale del Matese, registro interventi che possono essere utili. Non è tutto nero, sia chiaro, ma non c’è la capacità di andare nella direzione della tutela dell’ambiente. Da ministro, per fare un esempio, avevo portato con le norme sul fotovoltaico l’Italia ad essere uno dei primi Paesi per produzione di energia elettrica attraverso la fonte pulita del sole. Oggi, siamo finiti dietro la Spagna, la Germania, il Portogallo. Sull’agrivoltaico, invece, il governo sia sta impegnando seppur non riesca a supplire alla mancanza di una strategia sulle rinnovabili. Spero capiscano che prodursi energia da sé, col solo o col vento che sia, non è di destra o di sinistra, conviene a un Paese che paga bollette energetiche per importare. Il sole e il vento non li dobbiamo importare”.

In questa ottica, rientra EcoDigital 2050. Cosa vuol dire e quali gli obiettivi?

“È una rete che coinvolge giovani, imprenditori, startup, amministratori, esponenti delle istituzioni, dello Stato, dell’università, per integrare le due transizioni, quella ecologica e quella digitale. Il presidente Giuseppe Conte ha portato 200 miliardi di euro per il Pnrr e gli aspetti principali del piano erano proprio le transizioni ed è fondamentale vederle come lati della stessa medaglia. Non c’è transizione ecologica che funzioni se non usiamo al meglio il digitale. E quando dico digitale non intendo solo intelligenza artificiale, ma dico anche i droni e la space economy, tutto quello che è innovazione nel senso più pieno. Il digitale, però, deve essere ecologico”.

Cosa vuol dire?

“I data center, i depositi digitali dove si trovano fisicamente le informazioni, hanno un consumo notevole. Attualmente, quelli funzionanti al mondo sono già arrivati a consumare l’equivalente del fabbisogno energetico, elettrico e energetico della Francia. Tutti i data center del mondo consumano più di uno dei primi paesi del G7. È evidente quindi che si debba fare in modo che tutto ciò che è digitale sia alimentato da energie rinnovabili. Il sito ecodigital.it può essere visualizzato sia in bianco e nero che a colori: a seconda di come lo si visualizzi, c’è un consumo ed anche questo è risparmio. E poi c’è un altro aspetto. Questi depositi, questi magazzini, si riscaldano. Le nostre realtà innovative lavorano su ricerche per far sì che quel calore non venga disperso ma utilizzato per riscaldare o per creare energia. È paradossale utilizzare energia per raffreddare e non sfruttare quel calore per altri scopi. Queste sono tutte modalità che fanno parte di un modello culturale di innovazione, di un’economia circolare e intelligente. Dobbiamo essere intelligenti e non deficienti. Essere Homo Sapiens e non Homo Demens. Se l’uomo si estingue è perché è poco sapiens ma molto demens”.

Roberto Fico è il nuovo presidente della Regione: cosa può fare per la Campania?

“Ho appoggiato la sua candidatura e i candidati EcoDigital delle liste della coalizione e sono contento che alcuni di loro siano stati eletti. L’ho sostenuto sui contenuti programmatici che guardano ad un futuro verde, solidale ed intelligente”.

Si era parlato di una Sua nomina ad assessore…

“Dopo essere stato ministro dell’agricoltura e dell’ambiente ho deciso finora di non ricoprire altri ruoli amministrativi ma di impegnarmi nell’attivismo civico e nell’insegnamento in diverse università italiane. Per la mia regione e per i miei territori ci sarò sempre”.

Fonderie Pisano: la Sua posizione…

“Il problema dell’inquinamento non è solo di Salerno, ma di tutta Italia. Lungo tutto lo Stivale abbiamo tante criticità ambientali e questa in particolare è un problema che si trascina da decenni fin dai tempi della mia esperienza al comune di Salerno e cioè 40 anni fa. Come forza ambientalista a Palazzo di Città abbiamo fatto tanto, ma non siamo riusciti a sbloccare quella emergenza. È incredibile che dopo decenni ci sia ancora questa situazione, spero che la prossima amministrazione possa finalmente risolvere il problema”.

Ecco, a tal proposito: se fosse candidato De Luca Lei cosa farebbe…

“Non voto a Salerno ma sono salernitano e spero che chiunque vada ad amministrare possa risolvere i problemi della città”.

Ha citato il Parco del Matese e sui Parchi Lei anche da ministro ha avuto un ruolo fondamentale: come stanno le aree interne e cosa si deve fare?

“Innanzitutto penso a chi ancora oggi resiste nei piccoli borghi. Penso ai giovani professionisti che non hanno lasciato la propria terra, nonostante tutte le difficoltà. La ricetta non è semplice, ma bisogna partire da alcuni accorgimenti. Innanzitutto una politica di fiscalità agevolata per chi vive nelle aree interne del Cilento, del Sannio, dell’Irpinia, e dall’Alto Casertano limitandoci alla Campania e devo ha fatto un bel lavoro il consigliere Michele Cammarano. Tassazione ridotta per un giovane che vuole aprire una attività economica legata alle tradizioni, ad esempio: l’artigianato, la produzione vitivinicola, la coltivazione dei prodotti d’eccellenza della tradizione. Poi c’è il nodo delle infrastrutture: alcuni paesi sono irraggiungibili a causa di una rete viaria non ottimale. Sono dell’idea che la gestione delle strade dell’interno, oggi della Provincia, debba essere trasferita ad Anas con l’obbligo di valorizzarle e manutenerle. Altro aspetto è quello dell’infrastruttura digitale: alcuni paesi non sono coperti da rete internet e non possiamo doverci affidare per forza ad Elon Musk e ai suoi satelliti. Ci vuole un intervento serio in tal senso e per farlo sono a disposizione i fondi del Pnrr. Le aree interne devono essere valorizzate perché servono alle aree esterne, la campagna serve alla città. Se oggi la cucina italiana è Patrimonio Unesco è anche perché nel 2000, su mia iniziativa, è nato il censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali. L’Italia ne conta circa seimila e la prima regione è la Campania. Investire su tali prodotti vuol dire creare un’economia virtuosa all’interno della quale possono avere ruoli fondamentali i produttori, gli agricoltori, gli artigiani e chi crea servizi sul territorio. Da Ministro dell’Ambiente ho favorito le istituzioni le Aree Marine Protette di Santa Maria di Castellabate, di Baia degli Infreschi e della Masseta a Camerota e del Regno di Nettuno tra Ischia e Procida. Entro cinque anni, il 30% del Paese deve essere area tutelata e ne ho parlato con il ministro Pichetto Fratin e mi ha garantito il massimo impegno in tal senso. Obiettivo, questo, fondamentale”.