di Raffaella D’Andrea
Tra scarichi serali e contrattazioni all’alba, il lavoro invisibile dei commissionari che riforniscono negozi e supermercati. Dalla Piana del Sele arrivano carciofi, fave e verdure simbolo della festa: tradizione, fatica e passaggio generazionale. Alla vigilia di Pasqua si guarda alle tavole, ai piatti della tradizione, ai profumi che tornano ogni anno. Ma raramente ci si ferma a pensare a ciò che c’è prima: il percorso che compiono i prodotti, dal campo fino alle nostre case.Per raccontarlo, siamo entrati nel mercato ortofrutticolo generale di Salerno, un luogo spesso poco conosciuto ma fondamentale nella filiera agroalimentare. Il mercato generale è, infatti, il punto di snodo tra produzione e distribuzione: qui arrivano i prodotti delle aziende agricole del territorio e vengono smistati verso fruttivendoli, attività locali e grande distribuzione. Un passaggio invisibile ai più, ma essenziale. «È qui che si raccoglie tutto ciò che viene coltivato nelle aziende del circondario», spiega Dario Plaitano, commissionario e rappresentante di una realtà familiare che affonda le radici da oltre 60 anni. «Noi lavoriamo molto con la Piana del Sele, che resta uno dei poli agricoli più importanti della Campania». Tra cassette in movimento e camion in arrivo, il lavoro è già iniziato nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo. Ma il momento più intenso deve ancora arrivare. «Lo scarico parte dalle 17 e prosegue fino alle 19. Poi si riprende nella notte, dalle 3:30, quando arrivano gli acquirenti e comincia la contrattazione. Qui siamo 23 commissionari: ognuno propone i propri prodotti, con qualità e prezzi diversi. Gli acquirenti girano, confrontano, scelgono». Un sistema che si regge su equilibrio, esperienza e fiducia. «Il nostro è un lavoro a provvigione: non acquistiamo la merce, ma vendiamo per conto dei produttori. Più riusciamo a valorizzare il prodotto, meglio è per tutti. È un rapporto diretto, costruito nel tempo». Un rapporto che spesso nasce sul campo, come nel caso dell’azienda Napoliello, realtà di riferimento per i carciofi della Piana del Sele. «Ho iniziato più di vent’anni fa proprio con Sabato Napoliello con lui ho trovato qualità e serietà. Da lì è partito tutto» ci racconta Dario. Oggi quell’azienda continua a crescere grazie al lavoro di un’intera famiglia: accanto a sabato, ci sono i figli, Angelo,Rosario e Francesco, presenti anche in questi giorni frenetici. Un esempio concreto di come, in Campania, la filiera agricola sia ancora profondamente legata alle persone e alle generazioni. Famiglie intere che lavorano nei campi e che, con fatica quotidiana, portano sulle tavole i prodotti simbolo delle festività. E proprio la Pasqua rappresenta uno dei momenti più intensi dell’anno. «Il carciofo è il protagonista assoluto», spiega Vicinanza. «A tavola non può mancare. Poi ci sono le fave, la cicoria, i finocchi, le fragole. Tutti prodotti legati alla nostra tradizione». Un legame che parte dalla terra e arriva fino ai piatti tipici del territorio, attraversando il lavoro di chi opera dietro le quinte. Un lavoro duro, spesso invisibile. «Non esistono orari, soprattutto nei periodi festivi. Sappiamo quando iniziamo, ma non quando finiamo. Ci sono state giornate in cui si chiudeva a tarda sera per poi ricominciare alle 2:30 del mattino. Serve passione, altrimenti non si va avanti». Eppure, nonostante la fatica e i cambiamenti del mercato, il settore continua a guardare avanti. «Ci sono alti e bassi, ma il futuro c’è. Negli ultimi anni anche molti supermercati stanno tornando ad affidarsi ai mercati ortofrutticoli, perché qui trovano qualità e prodotto locale». Intanto, tra le corsie del mercato, si intravede già il passaggio generazionale. Giovanni, nipote di Dario ,20 anni, è uno dei volti nuovi: «Molti pensano che sia solo un lavoro di famiglia, ma non è così. A me piace davvero. Mi appassiona il rapporto con i fornitori e con i clienti, tutto quello che c’è dietro». E mentre la notte si prepara ad accendersi, il mercato entra nel suo momento più autentico. «Alle 3:30 comincia il vero movimento», sorride Plaitano. «È quello il cuore di tutto». Un mondo che lavora nell’ombra, ma che ogni giorno rende possibile ciò che, soprattutto a Pasqua, arriva sulle nostre tavole.





