di Raffaella D’Andrea
Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni non è soltanto un patrimonio ambientale da tutelare, ma una risorsa da mettere a sistema per generare sviluppo, sostenere le comunità locali e creare nuove opportunità economiche. È questa la visione del presidente Giuseppe Coccorullo, che indica tra le priorità del suo mandato il rafforzamento del turismo lento, la valorizzazione delle produzioni agricole e una maggiore consapevolezza del ruolo svolto dall’Ente sul territorio. «Dobbiamo essere più bravi a comunicare i dati reali e a far capire quanto abbiamo investito in questi anni», afferma Coccorullo. Un’esigenza che nasce anche dalla percezione, ancora diffusa, del Parco come istituzione legata prevalentemente ai vincoli, anziché come soggetto capace di sostenere concretamente le amministrazioni e le realtà produttive. Ciclovie e sentieri, il valore del turismo lento Tra i progetti in corso c’è il potenziamento del cicloturismo, attraverso il completamento delle iniziative già avviate e la collaborazione con la Via Silente, percorso che attraversa il Cilento e che il Parco intende valorizzare nella propria strategia di promozione. Parallelamente, l’Ente sta lavorando alla ricognizione della rete sentieristica, chiedendo ai Comuni di trasmettere i dati relativi ai percorsi presenti sui rispettivi territori. L’obiettivo è confrontare le informazioni disponibili, aggiornare il censimento e arrivare a una carta dei sentieri del Parco, utile a escursionisti, visitatori e operatori turistici. Il turismo lento può infatti contribuire a distribuire le presenze durante l’anno e a valorizzare anche le aree interne, spesso meno frequentate rispetto alle località costiere. Investimenti e rapporto con le comunità Coccorullo rivendica inoltre il contributo dell’Ente alla riqualificazione di scuole ed edifici comunali, agli interventi per la mobilità lenta e alle iniziative per la sicurezza della viabilità. Un lavoro che, secondo il presidente, merita maggiore visibilità attraverso una ricostruzione puntuale delle risorse destinate al territorio. «Il Parco non è soltanto un vincolo», ribadisce. Anche sul fronte delle autorizzazioni, osserva, la grande maggioranza delle pratiche riceve parere favorevole, perché il Piano del Parco definisce le regole e le possibilità d’intervento. Non sempre, invece, le difficoltà incontrate dai cittadini dipendono direttamente dall’Ente, ma la presenza del territorio in area protetta finisce talvolta per diventare il riferimento di ogni problema. La sfida è quindi duplice: continuare a investire e comunicare meglio i risultati, affinché il ruolo del Parco venga riconosciuto non soltanto nella tutela del paesaggio, ma anche nel sostegno alle comunità. Cinghiali, serve una filiera Un tema particolarmente delicato è quello della presenza dei cinghiali, con le conseguenze sull’agricoltura e sugli equilibri ambientali. Il presidente riferisce che, da gennaio, sono stati abbattuti circa 3.500 capi ufficialmente censiti nell’ambito delle attività di contenimento. Il problema, tuttavia, non si esaurisce nel controllo numerico della specie. Occorre gestire gli animali abbattuti e individuare una destinazione sostenibile per le carni. «Se non sappiamo a chi dare il cinghiale, il problema rimane», osserva Coccorullo. Mentre in altre aree italiane la carne di cinghiale trova spazio nella ristorazione e nella trasformazione alimentare, sul territorio cilentano la domanda resta limitata. Per rendere più efficiente il sistema, il Parco ha predisposto un albo di operatori autorizzati al ritiro, ampliando le possibilità di intervento nei centri di raccolta. Resta però necessario costruire una filiera commerciale stabile, anche attraverso il confronto con la Regione e il coinvolgimento delle aziende interessate. Agricoltura, ricerca e fondi europei La valorizzazione delle produzioni locali rappresenta un altro asse strategico. Il Parco guarda alle eccellenze agricole, a partire dall’olio, con l’intento di sostenerne la crescita e rafforzarne la presenza sul mercato. In questa direzione si inseriscono gli accordi con l’Università degli Studi di Salerno, che puntano alla raccolta e all’organizzazione dei dati territoriali e allo sviluppo di attività formative legate al Centro della biodiversità. «Con la qualità non siamo secondi a nessuno, ma spesso ci manca la quantità», sottolinea il presidente, richiamando una delle difficoltà delle produzioni locali: trasformare le eccellenze in un’offerta organizzata, capace di garantire continuità e raggiungere nuovi mercati. C’è poi la questione della programmazione europea. In vista dei nuovi fondi dal 2028, Coccorullo intende chiedere alla Regione un coinvolgimento più diretto del Parco nelle decisioni. «Non vogliamo subire la programmazione territoriale, ma essere partecipi», spiega. L’obiettivo è contribuire a definire interventi realmente rispondenti alle esigenze del Cilento, evitando che le risorse vengano indirizzate verso progetti poco adatti alle caratteristiche del territorio. Cinque weekend per scoprire il Cilento Tra le iniziative in preparazione c’è un programma di cinque weekend esperienziali, pensato per promuovere il territorio anche nei periodi di minore affluenza turistica. L’idea è mettere in rete eventi, produttori agricoli, cantine, frantoi e musei, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere da vicino le produzioni e le tradizioni locali. Le esperienze dovrebbero coinvolgere diverse aree del Parco, anche attraverso appuntamenti organizzati nelle proprietà dell’Ente, tra cui quelle situate a Teggiano, Castellabate e Palinuro. Il progetto, ha spiegato Coccorullo, dovrà essere definito in tempi rapidi, rispettando le scadenze previste dal finanziamento. Sarà fondamentale costruire proposte prenotabili e promuoverle attraverso il coinvolgimento di operatori, associazioni e gruppi organizzati. La direzione è chiara: fare del Parco un soggetto capace di collegare tutela ambientale, agricoltura, cultura e turismo. Perché il valore del Cilento non risiede soltanto nella bellezza dei suoi paesaggi, ma anche nella capacità di trasformare questo patrimonio in opportunità concrete per chi lo vive ogni giorno.






