di Antonio Manzo
La Falesia distrutta dal tritolo si ribella e si vendica. I lavori di risanamento idrogeologico del Costone Roccioso a monte della Provinciale Mingardina non vanno fatti con i fondi del PNRR e soprattutto contro le regole della difesa del paesaggio. A Camerota arriva la soprintendente Anna Onesti che definisce il diktat dopo una accurato sopralluogo. E finisce, suo malgrado, in un accesso scontro fisico verbale nell’ufficio del sindaco di Camerota Mario Giuseppe Scarpitta. Tra lo stesso sindaco e l’avvocato Adolfo Scarano, responsabile dell’associazione “Per un Comune Migliore” da tempo impegnato dopo la distruzione della falesia con colpi di tritolo oltre che della trasparenza amministrativa locale. Forse perché preoccupato della nuova udienza che si stava celebrando al tribunale di Vallo della Lucania, il sindaco che pure aveva invitato la sovrintendente Onesti, andava in escandescenze aggredendo l’avvocato Scarano. Nonostante questa accesa reazione del sindaco, la soprintendente ha confermato la necessità di attivare il procedimento di sanatoria per il recupero paesaggistico dell’area a spese del trasgressore, cioè sindaco, giunta e tecnici della Mingardina, Salta così il progetto del cosiddetto risanamento idrogeologico della Mingardina, già deciso anche dal ministero della Cultura che aveva notato la mancata attivazione delle procedure sanzionatorie sollecitato l’invio alla procura della Repubblica di Vallo della Lucania tutti gli atti così come aveva già deciso il Consiglio di Stato. Il progetto finanziato con fondi del Pnrr per sei milioni di euro consisteva nel risanamento idrogeologico del costone roccioso a monte della Strada Provinciale 562, nel tratto compreso tra Cala Finocchiaro, la zona dove 60kg di tritolo distrussero con lavori di somma urgenza finanziai dalla provincia la falesia. Il caso volle che l’intervento dinamitardo liberò anche una zona che dovrebbe essere destinata a parcheggio di un lido privato fortemente voluto da un parlamentare della zona oltre che da un assessore comunale. Solo una fortuita coincidenza. Nel parere positivo al progetto erano stati prescritte alcuni criteri di interventi a salvaguardai ambientale: evitare la rimozione mediante estirpazione di piante e arbusti presenti in situ ed a condizione che i lavori venissero realizzati durante la stazione autunnale ed invernare nel periodo 1-settembre-31 marzo. E, soprattutto, mettendo in atto buone pratiche di cantiere dal corretto stoccaggio dei rifiuti al rafforzamento corticale di roccia fratturata con tele di armi e rinforzati, ancorate alla roccia dei rifiuti alla revisione di mezzi e macchinari utilizzati, quindi niente ruspe e tritolo. E, soprattutto con una direzione tecnica con competenze in ambito forestale ed ambientala per affiancare il direttore dei lavori. Nessun progetto che al danno di somma urgenza con la distruzione della falesia aggiungesse la beffa di un risanamento roccioso con soldi del Pnrr. Cioè soldi degli italiani.





