In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, al fine di favorire gli interventi aventi come oggetto l’equilibrio di genere il Conservatorio di Musica «Giuseppe Martucci» ha promosso due giornate di studio dal titolo Voci ritrovate: Donne, musica e processi culturali inaugurate ieri presso la Sala Convegni e l’Aula Magna del Conservatorio e giunte alla IV edizione. Una tradizione consolidata per il nostro Conservatorio che si pone in vetrina internazionalizzando termine caro al direttore Fulvio Artiano i risultati emersi nelle precedenti occasioni di confronto, in particolare in ambito francese da Saint-Etienne, Parigi e Lione, nonché la pubblicazione di un volumetto Storie di donne musica e cultura. Dalla fine della liberazione all’inizio della libertà, editi da D’Amato nel 2024, dove sono raccolti tutti gli interventi. In continuità con questo percorso, durante gli incontri si rifletterà sul ruolo delle donne nella storia della musica, soffermandosi dapprima sull’analisi di composizioni meno rappresentate e poco discusse, per poi aprirsi a questioni legate alla contemporaneità, ai linguaggi attuali e ai processi di mediazione e comunicazione culturale. Questa mattina alle ore 10, sarà il Maestro Francesco Aliberti, docente di esercitazioni corali ad animare la mattinata, illustrando la sua ultima ricerca su Don Luigi Giovanni Guida da Massaquano, frazione di Vico Equense, il quale Incoraggiato da don Gaetano, a dodici anni entrò nel seminario arcivescovile di Sorrento, frequentando il liceo classico e mostrando particolare attitudine verso la musica. L’arcivescovo mons. Giuseppe Giustiniani apprezzò subito le capacità musicali di Luigi e, alla morte di don Gaetano, fu lui a finanziarne gli studi, chiedendogli in cambio di eseguire buona musica nella cattedrale di Sorrento. Il maestro professò i voti sacerdotali nel 1908 e inaugurò una lunga carriera di insegnante per conto dei padri gesuiti, prima a Vico Equense e poi all’Istituto Pontano alla Conocchia di Napoli, attività che svolse per oltre 40 anni. Il trasferimento a Napoli permise a Luigi di coltivare il proprio talento compositivo, diplomandosi col massimo dei voti e la lode in Composizione presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, quindi, completando la sua formazione conseguendo l’abilitazione al canto corale e i diplomi in Pianoforte e Organo. Luigi, quindi, frequentò il Liceo Musicale di Napoli, la scuola fondata da Sigismondo Cesi ed Ernesto Marciano, allievo di Antonio Savasta, alfiere della musica da camera e strumentale, maestro tra l’altro del celebre direttore d’orchestra Ottavio Ziino. Ecco che Francesco Aliberti ha angolato la sua ricerca sul mondo femminile, titolando il suo lavoro “L’ispirazione ceciliana e l’attenzione al mondo femminile nelle opere di Luigi Guida”. “Nella ricerca sulla figura di Luigi Guida – scrive Francesco Aliberti – convergono due interessi fondamentali: il primo concerne la ricostruzione della genealogia didattica della scuola napoletana, con l’obiettivo di evidenziare una continuità da Alessandro Scarlatti fino ai giorni nostri, nella profonda convinzione che la tradizione possa ancora costituire un riferimento per le nuove generazioni di allievi. Il secondo riguarda il rapporto tra musica ed esperienza religiosa, variamente declinato mediante scelte di studio che dalla lauda filippina giungono fino all’ethos bachiano della sofferenza e alla possibilità di una prospettiva religiosa in Puccini. In particolare, Guida rappresenta il punto di convergenza tra la scuola napoletana e l’ispirazione ceciliana. Allievo di Antonio Savasta, Guida gode di una genealogia didattica che risale a Francesco Durante – e quindi al nucleo più potente della scuola storica – attraverso maestri del calibro di Nicola D’Arienzo e Vincenzo Fioravanti, fino a Giuseppe Jannacconi, che rappresenta un anello di congiunzione tra scuola romana e napoletana in quanto successore di Zingarelli presso la Cappella Giulia. Esiste un’altra linea genealogica che connette Guida alla scuola napoletana del Settecento. Il suo maestro di organo, Giuseppe Cotrufo, fu allievo di Filippo Capocci e Remigio Renzi, entrambi discepoli del padre di Filippo, Gaetano. Da qui si può risalire a diversi e prestigiosi maestri di scuola napoletana: Valentino Fioravanti, Tritto, Insanguine, Fenaroli. Ancora una terza linea è facilmente ricostruibile, se si considera che Guida fu allievo presso il Liceo Musicale di Napoli, fondato dai celebri curatori di un’iconica Antologia pianistica, Sigismondo Cesi ed Ernesto Marciano, da cui è possibile risalire, attraverso Beniamino Cesi, direttamente a Thalberg, Lablache, Rossini. L’espressione musicale di Luigi Guida si colloca a pieno titolo nel movimento ceciliano che, dopo il lungo silenzio della musica sacra nell’Ottocento, dovuto anche al sospetto ecclesiastico nei confronti delle novità, intese rilanciare il rapporto tra liturgia e musica cercando un compromesso con le esigenze espressive del mondo contemporaneo, provenienti in prevalenza dal modalismo e dalla vena melodica operistica, come attesta la produzione di Lorenzo Perosi. Mentre Perosi cerca una sintesi tra l’approccio sinfonico e la struttura contrappuntistica, pur non disdegnando una tendenza al verismo nei soli vocali, Guida si caratterizza maggiormente per una spiccata vena melodica di evidente impronta partenopea, come si evince dalla cospicua produzione di Inni agiografici: non solo quelli ritrovati nell’archivio dei Gesuiti a Napoli, ma anche i brani reperiti nei fondi privati e presso le sacrestie di provincia, o ricostruiti a partire dalla trascrizione di melodie custodite nella memoria di anziane signore di paese. Compositore ancora sconosciuto, gesuita, apprezzato da Cilea in gioventù, Guida ha onorato la sua terra e la sua fede con un’instancabile attività didattica presso l’Istituto Pontano di Napoli, scandita da una copiosa produzione di Cantate, Oratori, Inni civili e religiosi. Divenuto celebre per alcune melodie religiose, tra cui Aurora, mostra di prendersi cura della dimensione femminile, come testimonia l’amicizia con Ada Negri. La frequentazione della sua poesia è attestata dalla composizione di una lirica, Mistica, che consente senza forzature un accostamento alla sensibilità di Respighi. Decisive alcune figure femminili nella sua produzione. Vale la pena ricordarne due: Romana Rampato, autrice della lirica Sera e anima discreta nel panorama didattico italiano, autrice di testi grammaticali e antologie, unitamente a Maria Cristina di Savoia, madre beata dell’ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II, figlia a sua volta di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, la cui celebrazione attraverso la Trilogia Sabauda nel 1936, a un secolo dalla morte, sta a significare la pacificazione tra i Borbone e i Savoia, nel segno della comune fede cattolica. Particolare rilievo assumono le figure sacre femminili nell’opera di Guida: prima di tutto la Vergine, cui il Maestro – riconosciuto dalla tradizione locale come il cantore di Maria – dedica due cantate; poi Giuditta, figura veterotestamentaria che si eleva a prefigura Virginis in un oratorio recentemente ricostruito ed eseguito presso la Chiesa del Carmine a Napoli lo scorso 16 novembre, con la direzione del Maestro Luigi Grima nell’ambito dei concerti di Napoli Sacra. L’incontro con Guida è un’occasione per ripensare il rapporto tra fede e musica nella liturgia e rendere omaggio alle gloriose radici della scuola napoletana cui tutti noi dobbiamo moltissimo. Cosa può insegnare oggi un compositore del genere? Che Dio è nelle cose semplici, nella musica del cuore da creare, ascoltare, accogliere, magari di fronte a una veduta eccezionale, come quella del golfo, come quella delle passeggiate della nostra infanzia, con i nonni che non ci sono più. Con Guida possiamo respirare profondamente, chiudere gli occhi e percepire ancora l’essenza di un passato ormai alle nostre spalle. Una nostalgia che non esclude la speranza di poter tornare, chissà come, chissà quando, alla quiete di quei giorni. Guida è per tutti un’occasione per rivivere le suggestioni di un piccolo mondo antico, che vale la pena custodire per ritornare a un più autentico senso della vita e della pratica religiosa. Un invito a fermare il tempo, per godere di ciò che conta davvero, prima che sia troppo tardi”. (O.C.)





