A differenza di altri competitor l’avvocato Franco Massimo Lanocita vanta una significativa esperienza amministrativa. Da giovanissimo fu eletto consigliere comunale, fu poi consigliere provinciale e successivamente anche consigliere regionale ai tempi di Rastrelli presidente. Oltre ad essere avvocato amministrativista è stato ricercatore all’Università Tor Vergata, ha lavorato con equipe nazionali di rilievo, come quella di Sabino Cassese.
Avvocato Lanocita, lei oggi si presenta come candidato a sindaco di Salerno con il sostegno del Movimento 5 Stelle, di Alleanza Verdi e sinistra e di movimenti ambientalisti e civici. Ci sarà anche una sua lista?
Stiamo completando una lista del candidato sindaco che racchiuda varie esperienze di lotta, ma che apre anche al mondo delle professioni, dell’impresa, del commercio. In pratica a quella società civile che noi vogliamo rappresentare nell’attività amministrativa per il bene comune della nostra città.
Cosa deve cambiare nella politica salernitana per la sua coalizione?
Trentatré anni fa abbiamo avuto la messa in discussione di un ruolo monolitico rappresentato dalla Democrazia Cristiana. Si avviò la stagione di una nuova primavera per Salerno con la Giunta laica e di sinistra di Vincenzo Giordano sindaci e Salvatore Forte vice. Da allora furono fatti passi in avanti rispetto al passato, ma oggi la città di Salerno langue. E’ sporca, non vengono fatte le manutenzioni, è stata devastata dalla speculazione edilizia. C’è un bella differenza tra urbanistica ed edilizia.
Spieghi in che consiste.
La prima è la programmazione dello sviluppo della città e parte dal presupposto che il punto di riferimento è innanzitutto la parte pubblica non quella privata. Urbanistica significa economia, etica sociale, standard e quindi parcheggi, strutture sportive, verde pubblico. Abbiamo avuto tutto questo? Io dico di no, abbiamo avuto prevalentemente solo l’edilizia, cioè la costruzione di palazzi. Il piano urbanistico in vigore è calibrato sulla prospettiva di 180 mila abitanti, mentre oggi noi siamo appena 126 mila. E il paradosso è che si continuano a costruire palazzi mentre le giovani coppie e le famiglie monoreddito non trovano case in cui abitare.
Lei cosa propone?
Fermare innanzitutto il consumo di suolo, un bene che non è illimitato. Poi, l’attuazione di misure che favoriscano le locazioni dei circa novemila alloggi vuoti in città certificati dall’Istat. Penso a riduzioni delle imposte comunali per coloro che affitteranno a prezzi abbordabili. Proponiamo poi di recuperare le ex carceri nel centro storico alto per realizzarvi mini appartamenti per giovani coppie con i fondi pubblici dell’edilizia sociale come si fece nel rione Fornelle. Un’operazione di rigenerazione urbana che non espella ma attragga i giovani a vivere nel centro storico. Un obiettivo, quest’ultimo, che può essere raggiunto anche con la destinazione a studentati universitari di alcuni edifici storici di proprietà del Comune, quali ad esempio l’ex ostello della gioventù in via dei Canali.
Cosa pensa del progetto per la costruzione di un nuovo porto turistico a Pastena?
Lo sciagurato Piano regolatore di Salerno, oltre a consumare suolo e a far sorgere palazzi come funghi sta provocando anche l’aggressione indiscriminata del litorale. A 23 anni dall’intesa tra Comune, Regione e Autorità portuale sulla portualità turistica, è tornato alla ribalta il progetto per la costruzione di un nuovo porto turistico a Pastena che fu recepito proprio dalle amministrazioni deluchiane. Un progetto privato che sottrarrebbe la spiaggia e il mare ai cittadini e stravolgerebbe completamente il borgo marinaro di Pastena e il suo porticciolo. Noi diciamo no e sosteniamo la lotta del comitato e dei cittadini che si oppongono a questo progetto scellerato e fuori scala. I nuovi posti barca che servono possono essere realizzati ampliando il porto turistico Masuccio Salernitano, nel tratto di litorale compreso tra piazza della Concordia e la foce del fiume Irno, non utilizzato per la balneazione, senza provocare scempi e sottrarre spiagge e mare balneabili ai cittadini come purtroppo avvenne all’altro lato della città con la costruzione del porto commerciale.
Questo è un altro punto dolente, perché all’esame dei ministeri competenti c’è anche la proposta di un ampliamento con un uovo Piano regolatore del porto.
Il porto commerciale è un’infrastruttura totalmente fuori controllo, che da punto di forza sta diventando un cappio alla gola per la città, quotidianamente prigioniera del traffico di tir che produce. Addirittura, come hanno denunciato Enzo Ragone e Italia Nostra, vorrebbero ulteriormente potenziarlo a scapito della flotta tonniera, dei pescatori, dei cantieri nautici, dei diportisti e del circolo canottieri Irno con una colmata di cemento nella vecchia darsena. E poi ancora con l’ampliamento del molo di ponente, riducendo l’ultima spiaggia libera e a detrimento di Vietri e Cetara. Non bisogna consentirlo.
Avete lanciato la proposta di Salerno capitale italiana della cultura per il 2030. In base a cosa?
Sì, proponiamo di candidare la nostra città a capitale italiana della cultura 2030. Salerno è stata sede della prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo. Qui si incontrarono le conoscenze mediche greche, latine, arabe ed ebraiche. Culture diverse, messe al servizio della conoscenza. Un valore, l’inclusività, di cui oggi tanto si parla, che questa città aveva già fatto suo nel decimo secolo d.C. Così come potente è il ruolo che ebbero le donne in quella scuola. Lì insegnarono anche le mulieres salernitanae, le prime donne medico, tra cui la famosa Trotula de Ruggiero. Già in quegli anni, avere una considerazione così alta delle donne era un valore all’avanguardia che oggi dobbiamo rilanciare. Salerno capitale italiana della cultura consentirà di riscoprire pure un’identità purtroppo non opportunamente conosciuta e valorizzata, quello della città monastica e conventuale. Sara l’occasione per rimarcare ancora di più le nostre radici culturali mediterranee, anche della dieta.





