Nel 1982 nasce ad Avellino l’Isochimica di Elio Graziano, ingegnere chimico honoris causa, titolo cucitogli addosso da un’accademia privata francese. Graziano è uno dei padroni della città, amico di ministri e parlamentari, presidente nel 1985 dell’Avellino Calcio che lascia dopo due anni sotto una montagna di debiti. Graziano vince nel 1983 un appalto di decine di miliardi per rimuovere con i 330 lavoratori dell’Isochimica l’amianto da 3000 locomotori e carrozze delle Ferrovie dello Stato. Il Gruppo Graziano possiede anche l’Idaff di Fisciano dove, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 esplode la vertenza dei 300 operai, in difesa del lavoro. Centinaia di operai che speravano di aver abbandonato la condizione di disoccupazione e precarietà, di aver conquistato un lavoro, un salario, una vita dignitosa per la propria famiglia, vengono ingannati dalla falsa promessa di un posto stabile e tranquillo (“lavoriamo per le Ferrovie dello Stato!”). Nel 1988 al Graziano arriva l’ordine di chiusura della Isochimica disposto dalla Magistratura per le gravi irregolarità nello smaltimento dell’amianto rimosso dalle carrozze ferroviarie. Per anni gli operai, inconsapevoli del pericolo, hanno eliminato l’amianto a mani nude, lavorato la polvere bianca, killer silenzioso e inesorabile, senza alcuna protezione, coperti da una mascherina di carta, hanno respirato fibre di amianto e inalato il cancro, si ammalano con diagnosi terribili: asbestosi, fibrosi polmonari, mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare, vivendo uno straziante calvario, poiché queste patologie hanno tempi di latenza molto lunghi, dai 15 ai 40 anni. Il Graziano, che era solito dire ”Fa più male la Coca Cola che l’amianto!”, viene incriminato per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Eppure, fin dai primi anni ’80 erano disponibili indagini della medicina più avvertita sulla pericolosità dell’amianto, sostanza molto utilizzata in Italia prima di essere dichiarata fuorilegge nel 1992. L’ingegnere è coinvolto anche nello scandalo delle “lenzuola d’oro”, per le tangenti milionarie assegnate al Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie dello Stato per favorire l’Idaff nella commessa miliardaria, assegnata nel 1979 a prezzi gonfiati, per la fornitura del “Tnt”, il “tessuto non tessuto” usa e getta, brevettato dallo stesso Graziano e utilizzato dalle Ferrovie per le lenzuola delle carrozze letto dei treni. Nel 1987 l’Ufficio istruzione del Tribunale di Roma emette il provvedimento di arresto del Graziano per truffa aggravata e corruzione, mentre la Magistratura apre una inchiesta sui contributi richiesti dal Graziano per i danni provocati dal terremoto del 1980 allo stabilimento Idaff, ma gonfiati da perizie compiacenti. Insieme all’inchiesta sulle lenzuola d’oro emerge il filone dell’appalto per la scoibentazione delle carrozze. All’Isochimica la scoibentazione era stata avviata già sui binari della stazione di Avellino, a pochi metri dalle case, da un asilo, da un parco giochi, da scuole. L’amianto veniva sepolto prima sotto la stazione, poi nel cortile della fabbrica o sversato in cave o incapsulato in cubi di cemento, utilizzati, perfino, come frangiflutti in costiera amalfitana. In fabbrica matura la coscienza della drammaticità della situazione, si organizza la lotta operaia: gli operai vogliono giustizia e riportano l’Isochimica in Tribunale. La Cgil si costituisce parte civile. Elio Graziano e Vincenzo Izzo, direttore dell’Isochimica, vengono accusati di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro insieme a cinque funzionari delle Ferrovie dello Stato. Interviene, però, l’amnistia e nel 1990 il processo decade. Nello stesso anno L’Isochimica fallisce. A luglio del 2022, dopo 40 anni di lotta dei lavoratori e dei sindacati, arriva il verdetto di primo grado nel processo durato quasi 6 anni: Izzo e il suo vice Pasquale De Luca e 2 funzionari delle Ferrovie vengono condannati a 10 anni di reclusione. Viene disposta anche una provvisionale di 50.000 euro per ognuna delle famiglie dei 33 operai deceduti per le patologie causate dall’amianto. Nel 1988, Lodovico Ligato, ex parlamentare della Democrazia Cristiana, viene incriminato con l’intero Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie: secondo i giudici sarebbero state versate ai consiglieri tangenti per oltre 8 miliardi di lire. La vicenda giudiziaria si conclude nel 1993 con una sentenza che commina a 16 imputati un totale di 52 anni di reclusione: Giovanni Colletti, ex Direttore Generale delle FFSS, viene condannato a 6 anni ed Elio Graziano a 5 anni e mezzo di reclusione. Intanto, la Corte dei conti, per le evidenti irregolarità nell’assegnazione dell’appalto, si appresta a decidere la sospensione delle commesse delle Ferrovie, provvedimento che comporterebbe la paralisi dell’Idaff. È viva la preoccupazione dei lavoratori per le nubi che si addensano sul posto di lavoro: si esauriscono le scorte di materie prime, le banche rifiutano il credito, non vengono pagati i salari. Le agitazioni sindacali, prolungate e dure, coinvolgono le forze politiche, l’opinione pubblica e i lavoratori della Valle dell’Irno, giungendo perfino all’occupazione dei binari della stazione di Salerno. Sono solidali gli studenti dell’Università di Salerno, in tanti nei cortei e nelle manifestazioni organizzate a Fisciano, a Salerno all’Assindustria, a Roma al Ministero dei Trasporti. Nella lotta si distinguono per combattività Carlo Barone, Raffaele D’Auria, Alberto De Simone, Antonio Gioia, Ciro Iannone, Antonio Landi, Cosimo Panariello, Gerardo Verrone. A maggio del 1989 le Ferrovie chiudono ogni rapporto con l’ingegner Graziano. I sindacati denunciano l’insensibilità politica e morale del Ministero dei Trasporti, incapace di dare risposte per la ripresa del lavoro. Il punto di partenza è conservare ai lavoratori dell’Idaff la commessa delle parures in TNT, impedendo che la fornitura venga affidata ad altre aziende. Nella vicenda è fortissimo l’impegno dei parlamentari Roberto Visconti, Guido Bernardi, Lucio Libertini, Boris Ulianich e Flora Calvanese. Il Ministero conferma la necessità di soluzioni alternative all’attuale proprietà e che le commesse di lenzuola devono essere lavorate dai lavoratori dell’Idaff. Tuttavia, a gennaio del 1991, ai lavoratori viene notificato il preavviso di licenziamento. Intanto, Elio Graziano, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta per la gestione della crisi all’Isochimica si dichiara disponibile alla cessione delle sue aziende. La European Biochimical Industry rileva nel 1991 l’Idaff: neppure il terremoto giudiziario che ha investito Graziano ha privato l’azienda della sua appetibilità e, soprattutto, del contratto di circa 150 miliardi per le forniture di lenzuola sintetiche che il TAR ha riconsegnato come dote all’azienda di Fisciano! Tuttavia, nel marzo del 1992 l’EBI viene dichiarata fallita. I sindacati denunciano le distorsioni tipiche del mercato delle commesse pubbliche, troppo esposte a generare corrotti e corruttori, precarietà imprenditoriali e incertezze produttive, segnalano la questione delle imprese nate senza capitali e capacità imprenditoriali, destinate inevitabilmente al tracollo poiché, in generale, protette solo dalla commessa pubblica e non da una autonoma capacità di presenza sul mercato, ripropongono il perverso intreccio tra politica ed economia, tra pezzi dello Stato ed imprenditoria degenerata e avventuriera e finanzieri corsari, che mettono le mani sulle commesse pubbliche con la mediazione degli apparati politici, riproducendo i meccanismi dell’affarismo e del clientelismo, diffondendo nelle attività “imprenditoriali” la pratica della tangente. Il prossimo 23 febbraio 2026 riprende il processo di appello Isochimica, che dovrebbe finalmente por fine ad una lunga vicenda giudiziaria e rendere giustizia ai trentasette operai vittime ad oggi dell’amianto. Sullo Stato cade l’obbligo di risarcimento per una strage che ha segnato la vita di tanti operai e di tante famiglie, riconoscendo nell’Isochimica non un luogo di lavoro ma un luogo di morte annunciata e che la mattanza è il frutto non solo di un capitalismo predatore che ha sacrificato sull’altare del profitto la salute di centinaia di persone inconsapevoli ma anche della politica che, troppo spesso silenziosa e connivente, ha consentito che gli interessi economici prevalessero sul diritto alla salute e la giustizia sociale.
Fernando Argentino Piero Lucia





