Inchiesta Tav Napoli-Bari, indagati i fratelli Marinelli - Le Cronache Ultimora
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Inchiesta Tav Napoli-Bari, indagati i fratelli Marinelli

Inchiesta Tav Napoli-Bari, indagati i fratelli Marinelli

Di Antonio Manzo

“Ma questo non è cemento buono” si lamenta il capocantiere. Parola più, parola meno rispondono piccati i fratelli Luca e Carmine Marinelli, indagati per frode in forniture di calcestruzzo “truccato” nel cemento fornito nei cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari: “Butta dentro, a te non interessa se è acqua o cemento”.

L’azienda si chiama Edilcalcestruzzo srl. Della famiglia di Luca e Carmine Marinelli ma fondata dallo zio Sergio ex luogotenente dei cutoliani del clan di Raffaele Cutolo.

Le parole minacciose di oggi al capocantiere sono le   stesse di ventitré anni fa quando i titolari dell’azienda Marinelli, una famiglia holding proprietaria anche del Lloyd’s Baia Hotel di Salerno, furono arrestati nell’inchiesta sulla fornitura del cemento truccato per i ponti da costruire nella terza corsia della Salerno-Reggio Calabria a seguito di una inchiesta giornalistica del quotidiano Il Mattino (maggio 2005).

La nuova inchiesta della Dda di Napoli, coordinata dal sostituto procuratore Henry John Woodcock e dall’aggiunto Sergio Ferrigno ha portato a venti misure cautelari delle quali dieci ai “domiciliari” . Non è più “solo” una questione di corruzione e camorra ma di un sostanzioso giro di tangenti in contanti o con regali di auto Porsche, viaggi di vacanza, ma soprattutto mazzette nascoste e inviate nei panettoni natalizi. È ciò che si ritrova nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli sulla linea dell’alta velocità per Bari nella quale è rimasto coinvolto l’ingegnere salernitano, nativo di Campagna, Aristodemo Busillo finito agli arresti domiciliari.

No, questa volta nel filone dell’inchiesta c’è una origine che parte dal potere dei fratelli Belforte dell’omonimo clan di Marcianise, da sempre abili nei contatti con le imprese e le commesse statali, c’è anche lo sfruttamento del lavoro. Per ricapitolare, in una infrastruttura cardine per lo sviluppo del Sud, finanziata con fondi pubblici, entra nel mirino di un clan di camorra che riesce ad inserirsi tramite ditte satellite e utilizza manodopera sottopagata composta anche da stranieri senza permesso di soggiorno.

L’inchiesta della Dda di Napoli riguarda gli appalti e i subaffidamenti lungo la linea Napoli-Bari, nei cantieri riconducibili ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese.

Le indagini della Procura guidata da Nicola Gratteri hanno portato alla luce interessi e una serie di presunte mazzette tra chi gestisce i lavori e alcuni soggetti riconducibili al clan Belforte. Gli inquirenti, dopo una serie di indagini molto approfondite, hanno portato alla luce un presunto sistema che favoriva economicamente alcune imprese a dispetto di altre. Gli indagati sono 45 e per ben 41 fu richiesto l’arresto: dai Belforte Pasquale e Camillo a Salzillo Raffaele e Dante, ritenuti i soggetti centrali dell’inchiesta. Estranei alle richieste di misure cautelari, invece, Luca e Carmine Marinelli, Michele Piccolo e Santo Migliaccio che restano, allo stato attuale, semplicemente indagati.

Secondo la Dda d Napoli, Pasquale e Camillo Belforte sarebbero oggi tra i componenti apicali del gruppo malavitoso dei “Mazzacane” con base a Marcianise. Un’organizzazione che, secondo l’accusa, guarderebbe soprattutto agli affari e sono ritenute vicine al gruppo. il presunto punto di contatto tra la compagine dei Belforte e le imprese è individuato dalla Procura di Napoli nella Areco srl di Dante Salzillo e del fratello Raffaele.

Al centro dell’indagine c’è la Areco Srl, società che secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbe riconducibile a Dante Salzillo, 45 anni, di Marcianise.

Secondo gli investigatori, i presunti vantaggi ottenuti dalla Areco sarebbero stati ricambiati attraverso denaro e altre utilità, tra cui cene, viaggi, telefoni, orologi di valore e beni di consumo.

Ma diventa centrale la ricostruzione nell’attività di indagine sul calcestruzzo fornito dai fratelli Marinelli caratterizzato, secondo le analisi dei campioni, da classi di resistenza non conformi alle prestazioni prescritte e alle esigenze costruttive nel sito di Afragola del cantiere alta velocità. E’ il 24 maggio 2024 e il “capo” Dante Salzillo chiede all’ingegnere Aristodemo Busillo delucidazioni sul problema sorto nell’analisi dei carotaggi. I lavori in cantiere sono stati bloccati. Il giorno dopo l’ingegnere Busillo comunica a Dante Salzillo e al fratello Angelo che l’impresa dei lavori, cioè i Marinelli, era intenzionata ad attribuire all’Areco srl la responsabilità  delle conformità rilevate sulle opere dei vespai eseguiti sui sette interessati,. I responsabili del cantiere sostengono che le “paglioccole” cioè le difformità qualitative del calcestruzzo possono essere addebitate alla pre-miscelazione del conglomerato cementizio presso l’impianto di produzione dei fratelli Marinelli.

Il terremoto giudiziario che ha travolto i cantieri dell’Alta Velocità della linea Napoli-Bari arriva fino a Salerno. Tra i destinatari delle misure cautelari firmate dal gip di Napoli c’è anche Aristodemo Busillo, 56enne ingegnere originario di Campagna con trascorsi a Eboli, figura centrale di un sistema collusivo legato agli appalti miliardari finanziati anche coi fondi Pnrr.

All’ingegnere, finito agli arresti domiciliari, vengono contestate diverse ipotesi di reato: Smaltimento illecito di rifiuti pericolosi in concorso con Giovanni Gentile della “Gentile Ambiente spa”, avrebbe avallato lo smaltimento irregolare di materiali provenienti dagli scavi di Grottaminarda contenenti tracce di amianto. Su questo capo, tuttavia, il gip ha ritenuto non sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

Corruzione per favorire la Areco srl: Busillo avrebbe ricevuto regalie, tra cui denaro e orologi per un valore di circa 100mila euro consegnati durante una cena a Marcianise, per agevolare la società di Dante e Raffaele Salzillo, ritenuti contigui al clan Belforte.

La mazzetta da 5mila euro: per facilitare i pagamenti alla Areco, l’ingegnere ha incassato una mazzetta da 5mila euro in contanti (in banconote da 50 euro) consegnata in una busta gialla in un bar di Mercogliano. L’episodio è stato documentato dalla Finanza, che ha poi rinvenuto e sequestrato il denaro nascosto sotto il sedile dell’auto di Busillo.

Il calcestruzzo depotenziato è una abitudine dei fratelli Marinelli, secondo le indagini della magistratura. La holding Marinelli che ha diversificato il suo patrimonio in attività alberghiere dal Baia Hotel di Salerno a Firenze, oltre che la partecipazione a importanti opere pubbliche a Salerno città a partire dalla porta ovest. Quando morì il fondatore del gruppo i manifesti a lutto nella città di Avellino comunicava la scomparsa di Sergio Marinellli  un “amatissimo imprenditore di Avellino” morto a Mercogliano ma che fu arrestato da latitante in Venezuela all’ex capo della Polizia, anche lui di origina irpina Antonio Manganelli. Secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sulla ricostruzione post sisma “l’imprenditore camorrrista Sergio Marinelli, coinvolto nel caso del sequestro Cirillo oltre che accusato anche dell’attentato all’allora procuratore della repubblica di Avellino Antonio Gagliardi, è accusato per le estorsioni ai danni della società Sfilar relativamente all’appalto della tangenziale di Avellino”.