Il baccalà del Venerdì Santo - Le Cronache Cucina
Cucina

Il baccalà del Venerdì Santo

Il baccalà del Venerdì Santo

di Raffaella D’Andrea

Con il Venerdì Santo, uno dei momenti più intensi della tradizione cristiana, tornano sulle tavole italiane i piatti del “magro”, simbolo di sobrietà ma anche di una cultura gastronomica ricca e stratificata. Tra questi, il baccalà occupa un posto d’onore: non solo alimento, ma vero e proprio racconto di storia, fede e identità. Nella cultura cattolica, il Venerdì Santo è giorno di astinenza dalla carne. Una consuetudine che nei secoli ha dato vita a una cucina capace di trasformare ingredienti semplici in preparazioni cariche di significato. È proprio in questo contesto che il baccalà diventa protagonista, portando in tavola sapori intensi e profondamente legati alla memoria collettiva. Eppure, quello che oggi è considerato una specialità affonda le sue radici in una cucina povera. Il merluzzo dei mari del Nord, conservato sotto sale o essiccato, era uno degli alimenti più accessibili grazie alla sua lunga conservazione. Viaggiava per settimane via mare fino a raggiungere i porti del Mediterraneo, entrando così nelle cucine popolari e diventando un ingrediente fondamentale, soprattutto nei periodi di magro. Da Nord a Sud, ogni regione ha costruito intorno al baccalà una propria identità gastronomica. In Veneto si prepara il celebre baccalà alla Vicentina, cotto lentamente con latte e cipolle; in Liguria lo stoccafisso “accomodato” si arricchisce di patate e olive; nel Sud Italia il baccalà fritto è immancabile nelle festività, mentre a Napoli si esprime in una delle sue versioni più iconiche, con pomodoro, olive e capperi, in un equilibrio perfetto di sapori mediterranei. Piatti nati dalla necessità, ma diventati nel tempo vere eccellenze della cucina italiana. Il baccalà, con la sua carne compatta e saporita, dimostra una straordinaria versatilità, capace di adattarsi a tecniche e ingredienti diversi, mantenendo intatto il suo carattere autentico. Merluzzo, stoccafisso o baccalà? Le differenze da conoscere Spesso si tende a confondere questi termini, ma la distinzione è più semplice di quanto si pensi. Il pesce di partenza è sempre lo stesso: il merluzzo nordico, pescato nei mari freddi del Nord Europa. Ciò che cambia è il metodo di conservazione. Il baccalà è il merluzzo conservato sotto sale e necessita di un ammollo di almeno 24-48 ore, con frequenti cambi d’acqua, per essere dissalato correttamente. Lo stoccafisso, invece, è merluzzo essiccato all’aria fredda, senza sale: ha una consistenza più dura e richiede tempi di reidratazione più lunghi. Il merluzzo fresco, infine, è il pesce allo stato naturale, senza alcun processo di conservazione. Al momento dell’acquisto, alcuni dettagli fanno la differenza: la polpa deve essere bianca e compatta, l’odore delicato e non eccessivamente pungente, mentre la carne deve presentarsi spessa e ben salata, ma non secca. Una volta dissalato, il baccalà rivela tutta la sua qualità, diventando un ingrediente tenero e versatile, capace di dare vita a ricette che attraversano i secoli e continuano a raccontare, ancora oggi, il legame profondo tra cucina, tradizione e identità. La ricetta: baccalà alla Napoletana Ingredienti 800 g di baccalà già ammollato, 400 g di pomodori pelati, 2 spicchi d’aglio, olive nere di Gaeta, capperi, olio extravergine di oliva, prezzemolo, origano, pepe. Preparazione Tagliare il baccalà in pezzi e asciugarlo bene. In una padella capiente far soffriggere l’aglio in olio extravergine di oliva. Aggiungere i pomodori pelati schiacciati e cuocere per circa 10 minuti. Unire olive e capperi. Adagiare nel sugo i pezzi di baccalà e cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti. Profumare con origano e prezzemolo fresco.