di Michele Capone
Il sinallagma si è spezzato. Sinallagma è un termine giuridico che indica il rapporto tra due contraenti, tra prestazione e controprestazione. Danilo Iervolino si era presentato così, indicando nel “sinallagma” la cifra del suo rapporto con il mondo Salernitana. Il contraente Iervolino aveva messo sul piatto entusiasmo, voglia di emergere, disponibilità economica. Dall’altra parte si offriva passione, adesione al suo progetto. Entrambe le parti erano unite nell’obiettivo di portare in alto la Salernitana. I primi due anni hanno visto il “sinallagma” giuridico trasformarsi in un” idillio”. Quando Troos Ekong mise nel sacco la rete del 3-2 alle spalle del portiere dell’Udinese, il 27 maggio del 2023 e l’arbitro fischiò la fine della partita, si manifestò in pieno la sintonia tra Iervolino ed il tifo granata. Fu anche il momento in cui “l’idillio” divenne di nuovo “sinallagma”. Ma perché l’idillio è terminato? Danilo Iervolino rappresentava il giovane manager ambizioso, desideroso di entrare nel calcio con visioni del futuro che guardavano ad un calcio diverso dall’attuale, e la Salernitana sarebbe stato lo strumento attraverso il quale, avrebbe cercato di entrare nel calcio e cercare di introdurre dei cambiamenti. Un atteggiamento che non poteva certo far piacere al “palazzo”. Il giovane irruento Iervolino si è comportato come un elefante in un negozio di cristalli, poteva mai ardire ad introdurre novità in un mondo che si muove lentamente come quello del calcio? Oltre quest’errore, diciamo così, filosofico, Iervolino ha commesso un errore che, da un imprenditore di successo, come certamente è, non ci si sarebbe aspettato. Ha completamente sbagliato nella scelta dei suoi collaboratori. All’inizio al suo fianco, come consiglieri, troviamo due giuristi di primo piano. Il professore Salvatore Sica, salernitano, rappresentava un legame tra Iervolino e la città istituzionale, a lui va il merito di aver, in qualche modo, evitato che il rapporto con il Comune di Salerno da diffidente diventasse ostativo (vedi la soluzione della Convenzione di utilizzo dell’Arechi e del Volpe). Il prof. Francesco Fimmanò si presentava, invece, con l’alter ego di Iervolino. Forse più di Iervolino conoscitore del clima degli stadi, grazie alla sua frequentazione del Maradona e degli studi televisivi napoletani con tanto di parrucca azzurra. All’ Arechi spesso sfoggiava una parrucca granata, ma non è entrato nei favori del pubblico granata che non dimenticava le sue performance televisive napoletane. Iervolino ha tentato di costruire la società sul cliché di una società commerciale, dove la gestione con l’esterno è demandata ad un Amministratore Delegato. Scelta ricaduta su un professionista come Maurizio Milan. La voce di Iervolino in città. Milan è un personaggio lontano dal calcio, un uomo d’azienda, un dirigente esperto nella formazione, con una laurea anche in Relazioni Istituzionali, quello appunto che sarà il suo compito principale. Milan all’inizio è ben accolto dalla tifoseria, un volto pulito, una chiara competenza, poi col tempo si trasformerà nel parafulmine di Iervolino. Diventerà la “sfinge” granata, parla sempre in maniera chiara ma incomprensibile, spesso utilizzando luoghi comuni del linguaggio manageriale, costretto, in alcuni frangenti da dover dare spiegazioni calcistiche decisamente inesatte. Da amministratore delegato a presidente, perché un bel giorno Iervolino, si rende conto che il “sinallagma” si sta assottigliando e decide di fare il “patron” ovvero comando io ma il presidente lo fa un altro. E così arriva a incaricare Roberto Busso della presidenza della Salernitana. Un carneade che passa dal mercato immobiliare alla poltrona di una società professionistica di calcio. Avrà, ovviamente, vita breve. Così tra manager senza potere, e palazzo che lo sopporta, Iervolino viene sempre più messo ai margini del sistema calcio e non se ne accorge. La Salernitana non conta nulla. La vicenda dei play off è chiarissima. Una società forte, che ha credibilità, non sarebbe stata retrocessa. Si è mai chiesto Iervolino perché tra una società ricca, con il patron tra i più ricchi d’Italia ed una in crisi, si è preferito aiutare la seconda? Forse perché in certi posti ci va il Presidente non l’amministratore delegato, anche il Sindaco avrebbe preferito parlare direttamente con il Presidente. Certe soluzione spesso si trovano in incontri personali, poi saranno i rispettivi dirigenti a concretizzarli, non il contrario. Se i collaboratori gestionali non hanno aiutato Iervolino a comprendere dove si trovava, qual era il “sentiment” della piazza, gli errori con quelli tecnici sono stati conseguenziali. Eppure aveva iniziato bene, con Sabatini che aveva recuperato una barca che sembrava già affondata. Certo la fortuna ha dato una grossa mano, ma come si dice “fortuna adiuvat audaces”. Allontanato Sabatini, certamente un errore, perché assicurava una conoscenza dell’ambiente calcistico molto superiore a quello dei suoi manager, e consentiva di coltivare una serie di rapporti che in serie A per una “piccola” sono essenziali. Iervolino citava spesso, all’inizio, di voler fare della Salernitana una società tipo Atalanta. Dimenticando che Percassi per formare quella società puntò su un vero uomo di calcio come Sartori, sotto la cui ala è cresciuto Percassi junior, attuale uomo società. Nonostante questo Iervolino ha il merito di assumere un allenatore vero, uno da serie A come Paulo Sosa. Troppo ingombrante per Iervolino? Ed ora il “sinallagma” si è completamente sfilacciato. Iervolino fino alla fine non ha voluto entrare nel mondo del calcio. Ha parlato di programmazione, di Europa e dopo nemmeno due anni alla prima difficoltà mette in vendita la Salernitana. Poi ci ripensa, e poi di nuovo riprende in mano il timone, e poi infine decide di mollare. Perché? Non crediamo per le contestazioni (cosa dovrebbero dire Lotito e Cairo) ma perché non è riuscito nel suo intento di entrare nel calcio che conta, per frustrazione di mancato successo. Si starà chiedendo: perché non ho vinto? Foularino, e non è uno sfottò, ha troppi amici che lo hanno adulato, che gli hanno presentato un mondo calcio che esiste solo nei sogni. Allora Iervolino ha ripreso a fare quello che gli riesce meglio, acquistare e poi vendere. Domani la firma sul contratto di cessione della Salernitana, la prima sconfitta di Iervolino. Via il sinallagma, spazio all’intelligenza artificiale.





