Lo ha ritrovato Cronache dopo quaranta anni esatti. È il più incredibile cortometraggio satirico che si possa immaginare, girato nel 1986 da Michelangelo Russo con la regia dei due giornalisti di Telecolore Enzo Ragone e Sasà Mari. Dura trenta minuti, con una infinità di attori particolari. Sono tutti giocattoli d’epoca, di latta, mossi a corda meccanica, degli anni tra il 1920 e il 1950; molti travestiti da giudici. Mimano situazioni paradossali della vita dei Magistrati, in un crescendo di meraviglie colorate che strappano sorrisi, ma che fanno pensare. Il video pare una propaganda ante litteram girata appositamente per il NO al voto referendario, illustrando con l’arma dell’ironia le angosce e le difficoltà del Mestiere del Giudice. Eternamente in lotta pe difendere la propria autonomia dal potere incombente della politica che vuole prendere il controllo della Giustizia. Il 1986 è l’anno in cui l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga è in lotta con il Consiglio Superiore della Magistratura per dettare, lui, l’agenda dei lavori consiliari. Ma c’è anche Bettino Craxi, nel pieno del suo potere di Governo, che inizia ad attaccare le inchieste dei Magistrati, quasi presago delle sventure che gli capiteranno con gli scandali di Tangentopoli cinque anni dopo. Il video è imparziale. È beffardo con il sistema delle correnti dell’Associazione Magistrati, di cui pure Michelangelo Russo fa parte aderendo a Magistratura Democratica: benevolo, ma non troppo, Russo fa parlare i giocattoli che simboleggiano le singole correnti con il comico movimento meccanico di ciascuno, accompagnato dalla voce suadente fuori campo di Geppino Gentile, allora docente di letteratura spagnola all’ Università di Salerno. Alcune scene sono oggi non facilmente comprensibili, visti i decenni trascorsi. Sono allusioni alla lotta contro il terrorismo e alle stragi sui treni. Nel 1986 l’eco sulle inchieste sul terrorismo infiamma ancora il dibattito in Italia. E’ citato il famoso teorema di Pietro Calogero, il Pubblico Ministero di Padova che condusse l’inchiesta su Toni Negri, indicato come il capo di tutto il terrorismo insurrezionale italiano. Ma c’è anche l’accenno ad un nuovo codice di procedura penale di Giuliano Vassalli, che entrerà in vigore 4 anni dopo cambiando le regole del gioco. Appare, nel video, un solo attore umano, vestito da giudice. È un bambino di otto anni, con un perenne sorriso beffardo. È Vincenzo Russo, il figlio di Michelangelo. Indossa la toga del padre; ma è una premonizione. Molti anni dopo il giovanissimo Vincenzo Russo diventerà magistrato per davvero. Oggi è Sostituto Procuratore a Salerno. Ma nel video c’è anche un’altra premonizione. Il controllo dell’azione penale da parte della Politica. È quello che tutti i comitati per il No referendario stanno adesso denunziando. Il fine ultimo della Riforma è il controllo del Pubblico Ministero attraverso le priorità che saranno indicate dal potere governativo. Una gabbia in cui incasellare le inchieste verso i reati spiccioli soltanto, mettendo in secondo ordine le indagini sulle ipotesi di reato in cui è coinvolto il potere politico e amministrativo. Michelangelo Russo lo dice a chiare lettere. Sarà possibile colpire solo i ladri di polli. Perché? Perché il nuovo ordine delle priorità della Giustizia sarà improntato a un principio fondamentale! Assicurare la buona digestione di tutti. Perciò sarà punito innanzitutto il delitto di far digerire male. E perché allora punire soprattutto i ladri di polli? Beffarda la risposta: perché quando il ladro ruba il pollo crea all’animale un trauma che ne indurisce la carne, e quindi il pollo diventa duro e viene perciò digerito male. Lo dice la filastrocca finale, cantata da un coro di bambini, fuori campo, su musica scritta dallo stesso Michelangelo Russo. Per il resto, la colonna musicale accompagna ironicamente le immagini sulle note di Strawinski. Il filmato fu presentato il primo maggio del 1986 a Rimini a un convegno dell’Associazione Magistrati. Ne conseguì un clamore mediatico che comportò l’invito del documentario, nel settembre dello stesso 1986, a partecipare fuori concorso al Festival Internazionale della Satira Politica a Forte dei Marmi. L’anno dopo, il Mestiere di Giudice vinse il Premio per la Migliore Animazione del Festival del Cinema a Passo Ridotto di Salerno. Il nostro Cronache lo presenta da oggi sul sito www.cronachesalerno.it, sui propri social e sul canale You tube come contributo alla campagna referendaria, invitando, con il sorriso, alla riflessione di tutti.





