Giffoni: addio ai Cappuccini - Le Cronache Attualità
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Giffoni: addio ai Cappuccini

Giffoni: addio ai Cappuccini

Nicola Russomando

Un eloquente esempio di ciò che si intende per “chiesa sinodale” è stato offerto dal P. Provinciale dei Cappuccini, Gianluca Savarese, venerdì 30 gennaio in visita a Giffoni Valle Piana per annunciarvi la prossima chiusura del locale Convento su decisione del Consiglio della Provincia campano-lucana dell’Ordine. Innanzi ai componenti del Terz’Ordine francescano e della Gifra, il Ministro provinciale, senza possibilità di replica, ha comunicato la decisione della soppressione, avvalendosi anche del contratto di comodato d’uso stipulato con il Comune di Giffoni Valle Piana che prevede la cessione di gran parte del complesso all’ente pubblico per non meglio precisate “finalità educative e culturali”. Se l’intento del sindaco Antonio Giuliano è stato quello di preservare il convento da destinazioni più dichiaratamente speculative e commerciali, di fatto ha favorito la strategia di dismissione e secolarizzazione propugnata dalla Curia provinciale dei Cappuccini, interessata a sgravarsi dell’onere della gestione del convento giffonese. Tutto ciò avviene a dispetto della pratica religiosa di molti fedeli, che vede i Cappuccini di Giffoni luogo di affollate celebrazioni, specie nelle due messe domenicali, circostanza che non è stata tenuta in nessuna considerazione dal P. Savarese e dal suo Consiglio, evidentemente presi dall’ansia di concentrare la presenza dei religiosi in poche e centrali case della vasta provincia campano-lucana. Eppure Giffoni rappresenta l’ultimo baluardo della presenza di religiosi in un territorio che va da Eboli a Salerno, essendo già state chiuse negli anni alcune case dell’Ordine dei Cappuccini con la motivazione della crisi delle vocazioni religiose. La vicenda di per se stessa è significativa della tendenza più generale che vede sullo stesso livello accorpamenti di diocesi e chiusure di case religiose nel dichiarato intento di una pretesa razionalizzazione delle risorse. In questa prospettiva il fedele in quanto tale non è assolutamente considerato, essendo destinatario passivo di decisioni prese sulla sua testa. Altresì la vicenda di Giffoni per come è stata condotta, è la pratica negazione del principio della “fraternità francescana” con la locale comunità, costituita da tre frati, di cui uno novantenne, compagno di studi del cardinale cappuccino Raniero Cantalamessa, mantenuta fino ad oggi all’oscuro di ogni decisione. E qui entra in gioco la tanto declamata sinodalità, che, nelle intenzioni di papa Francesco, doveva costituire il rinnovato modello di governo della Chiesa con un ampio coinvolgimento dei laici nei processi decisionali. Soprattutto laddove le decisioni impattano l’esercizio concreto della fede attraverso la pratica religiosa. All’opposto di quanto viene perseguito dalla Curia provinciale campana dei Cappuccini, famiglia francescana che pure avrebbe dovuto manifestare maggiore sintonia con il pontefice, ispirato, già nel nome, dal loro fondatore. Tuttavia, a rimarcare ulteriormente lo scollamento rispetto ai valori autenticamente francescani, è testimoniato anche dalla circostanza, non meno eloquente, che la soppressione del Convento di Giffoni avviene nell’anno giubilare dell’VIII centenario della morte di S. Francesco di Assisi, aperto ufficialmente il 10 gennaio scorso. Celebrazione che a Giffoni sarà impedita se la chiusura del Convento sarà concretamente realizzata. Perché, al di là degli intenti della Curia provinciale, il canone 616 del Codice di diritto canonico, recepito puntualmente dalle stesse Costituzioni dell’Ordine dei Cappuccini all’art. 120, prevede che la decisione circa la soppressione di una casa canonicamente eretta sia presa dal Moderatore supremo dell’Ordine, che, nel caso, è il Ministro Generale P. Roberto Genuin, sentito il Vescovo diocesano. Da parte di Bellandi, arcivescovo di Salerno, non consta nessuna difesa della permanenza dei Cappuccini a Giffoni, ma la sola presa d’atto della comunicazione inviatagli dal P. Provinciale. Resta ora da capire l’atteggiamento del Ministro Generale che è stato debitamente investito della questione dai fedeli. Come pure il rispetto del diritto canonico in un tale procedimento impone che anche la Sede Apostolica, il Papa, ne sia investito attraverso il Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica, competente in materia. Ogni sforzo da parte dei fedeli che frequentano il Convento dei Cappuccini di Giffoni è teso a scongiurare soluzioni di continuità in una storia di fede che dal 1582, pur tra vicende epocali di soppressioni di ordini religiosi e ricostituzioni, ha visto la costanza di una presenza religiosa sempre sostenuta dalla devozione e dal concorso materiale del popolo di Dio.