Foce Irno. Gli affari tra Chechile, Marinelli e il Comune - Le Cronache Ultimora
Ultimora Salerno

Foce Irno. Gli affari tra Chechile, Marinelli e il Comune

Foce Irno. Gli affari tra Chechile, Marinelli e il Comune

L’improvvisa uscita pubblica del Sindaco De Luca contro i Chechile, proprietari del Grand Hotel Salerno, ha lasciato esterrefatti. Uno: la questione dell’inadempienza dei canoni dovuti al Comune da parte dell’Hotel è vecchia di anni. Anzi, la somma è iscritta da oltre 10 anni nel bilancio del Comune tra i crediti non onorati dal debitore. Quali azioni civili di recupero sono state avviate, così come la procedura di blocco della concessione? E l’incredibile ipoteca di 27 milioni concessa al Grand Hotel su un edificio costruito su suolo pubblico perché non ha originato immediata reazione, già anni fa, del Comune? La verità è che l’uscita di De Luca, apparentemente di propaganda, sembra più una mossa irrazionale dettata dal timore di subire le conseguenze di una tempesta che sta arrivando. Anzi, non una tempesta, ma un uragano. Perché la faccenda dei suoli dell’ex Cementificio venduti a Chechile è la madre di tutte le tempeste. E De Luca ci si trova dentro. Veniamo ai fatti, e soprattutto ai documenti. Oltre un anno fa la minoranza consiliare al Comune presenta un esposto sulla vendita dei suoli dell’ex Cementificio con un atto notarile in cui si evidenziano le falsità dichiarate dal Comune di Salerno, rappresentato da una semplice funzionaria, e dall’acquirente Chechile del Grand Hotel, con le quali essi attestano al notaio, nel 2024, entrambi, che il suolo è esente da servitù e oneri. Insomma, il suolo sarebbe libero da pesi. E’ un falso macroscopico. Il suolo è gravato dall’onere reale (così si chiamano questi pesi immobiliari) riportato negli atti pubblici notarili. E l’onere reale c’è, eccome. E’ nato quando il Comune di Salerno ha acquistato il suolo, nel 1995, dell’ex Cementificio, delocalizzato nell’area di Fuorni. Lo Stato ci rimette 23 miliardi di lire finanziando lo spostamento. In cambio l’Italcementi cede il suolo di Foce Irno al Comune di Salerno per quattro soldi (quattrocentosettanta milioni di lire). Ma lo Stato, prudentemente, non ci rimette i soldi per senza niente. C’è la legge sulle aree industriali dismesse, che vuole che i suoli dismessi vengano, nei contratti di vendita ai Comuni, destinati con vincolo a beneficio della collettività cittadina. E così il Comune, nell’acquisto del suolo (venduto due anni, poi), dichiara ufficialmente la destinazione di quell’area a verde e parcheggio pubblico. E questa destinazione è consacrata solennemente nel contratto notarile del 1995, nel quale, udite udite, la destinazione a verde pubblico e parcheggio è dichiarata solennemente come CONDIZIONE ESSENZIALE DEL CONTRATTO. Ma dopo qualche anno la manovra subdola inizia. Una manina esperta in diritto amministrativo, ma che ignora però il diritto civile, inizia a modificare pian piano la destinazione urbanistica dell’area, che diventa dopo un po’ area destinata a interventi alberghieri. E così si arriva alla stipula del contratto di vendita del primo lotto da parte del Comune alla società Hotel Salerno s.r.l di Chechile Caterina per 6 milioni di euro. Nell’atto il notaio, che pure ha davanti il titolo di acquisto derivativo del Comune del 1995, che cita a titoloni l’esistenza del vincolo costituito dall’onere reale fondato sulla legge 730 del 1986 per le aree industriali dismesse, incomprensibilmente non lo cita, ma si fa dichiarare da Comune e Chechile acquirente che non esistono oneri sul terreno. Così, in apparenza il notaio non afferma il falso, ma lo affermano i due contraenti, perché il vincolo previsto dalla legge statale esiste, eccome. Ora, occorre dire che per la legge notarile il notaio ha il dovere della massima diligenza nella lettura degli atti, soprattutto quelli relativi a pesi, servitù, oneri presenti sul bene in vendita. Ma, in ogni caso, con evidenza Comune e Chechile dichiarano il falso al notaio. E l’atto pubblico è nullo per violazione di una norma imperativa data dalla violazione dell’art. 483 del codice penale. Della cosa si accorge la minoranza consiliare del Comune e un Comitato di oltre 2000 cittadini, che presentano entrambi esposto penale. E’ passato oltre un anno, su una cosa così grave, e non si sa ancora nulla delle decisioni giudiziarie. Ma facciamo un passo indietro, su quanto è venuto alla luce nelle ultime ore. Abbiamo detto che il Comune vende a Chechile il primo lotto il 12 marzo 2024. E Chechile che fa? Dopo appena 40 giorni, il 20 aprile del 2024, con atto Notar Pellegrino D’Amore di Avellino, fa una associazione in partecipazione con Marinelli Luca, n. ad Avellino il 15 dicembre 1971, legale rappresentante di Campania Costruzioni s.r.l. Con altro atto stipula un contratto preliminare di vendita, alla stessa società, dell’intera erigenda torre di 12 piani fuori terra di cui sta per ottenere permesso a costruire. Il tutto al prezzo di 6 milioni e quattrocentomila euro che Marinelli Luca versa subito con due assegni, già incassati da Chechile. Con un particolare: la Grand Hotel Salerno, a caparra confirmatoria, concede attraverso la socia unica di essa “Leonardo s.r.l – Società di Ingegneria” il pegno sulle azioni di Grand Hotel Salerno alla stessa Campania Costruzioni di Marinelli Luca, che nell’atto si riserva di passare il tutto ad altra società del suo stesso gruppo societario. Naturalmente, in questo atto non c’è più alcun accenno al vincolo dell’onere reale che c’è sul terreno. Quindi, Marinelli acquista in parente buona fede. Ma che accade nell’aprile 2026. Il Gruppo Marinelli finisce in una brutta storia. Una delle società del Gruppo è colpita, con sentenza definitiva del Consiglio di Stato, da interdittiva antimafia. Si blocca il cantiere di costruzione a Fratte del Parco sull’area della ex Cava d’Agostino, affidato a una ditta del Gruppo Marinelli. La sentenza del Consiglio di Stato parla di precedenti penali dei soci della Marinelli e di frequenti contatti con esponenti della Camorra organizzata. Anzi, le procedure di interdittiva antimafia erano due, di due Prefetture differenti. Avellino e Firenze. Guarda caso, quella di Firenze, era relativa alla compravendita di un albergo a Firenze. Sentenze dei rispettivi Tar Napoli e Firenze confermate in via definitiva dal Consiglio di Stato. Per adesso, pubblichiamo il disegno dell’intero edificio che dovrebbe sorgere a Foce Irno. Un ecomostro. Il disegno è allegato ad un altro contratto preliminare di vendita relativo al secondo lotto, di cui parleremo presto, con sorprendenti singolarità.