Estorsioni in video chat: l'inchiesta parte da Salerno - Le Cronache
Autosantoro Santoro Grafica - 20 anni

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Cronaca

Estorsioni in video chat: l’inchiesta parte da Salerno

Estorsioni in video chat: l’inchiesta parte da Salerno

Sandrina, Doris, Lauretta, Biatrice, tanto per citarne qualcuna. Non si tratta delle partecipanti ad un concorso per miss né tanto meno di ragazze a caccia della ribalta televisiva. Nomi, forse neanche reali, che da un po’ di mesi a questa parte bombardano gli utenti dei social network ed in particolare di Facebook. Nella maggiore parte dei casi si tratta di giovani fanciulle di bella presenza. Quasi tutte, stando ai dati indicati nel profilo, sono di origini francese (ma non solo). C’è chi si mostra acqua e sapone e chi in maniera più osé. Sono loro ad inoltrare la richiesta di amicizia. A gettare la rete come fanno i pescatori con la speranza di tirarla su bella piena. L’approccio è quasi sempre lo stesso: “Come va? Sei in linea? Vuoi parlare con me?” Un approccio istantaneo. Dopo poche battute le gentili fanciulle on line avanzano una richiesta: “Hai skype?”. Oppure “Vuoi fare una videochiamata”. L’obiettivo è quello di stuzzicare l’uomo o il giovane virgulto dall’altra parte del computer. Prenderlo per la “gola”. Un sorriso, uno sguardo ammiccante e poi qualche frase più esplicita e l’invito a trasformare la conversazione in una chat dall’alto contenuto erotico. Nella maggior parte dei caso lo show non si ferma al reciproco streap tease integrale. L’obiettivo è quello di costringere l’uomo a compiere atti sessuali. A quale scopo? Le dolci e avvenenti fanciulle si trasformano ben presto in arpie. Pochi istanti dopo la liason in webcam ecco arrivare un messaggio con un video registrato che mostra l’esibizione del virgulto caduto nella trappola con tanto di minaccia: se non paghi la inviamo ai tuoi amici di Facebook, di Skype, alla fidanzata, alla moglie e via discorrendo. Quei brevi momenti di “piacere” si trasformano in un incubo. I più coraggiosi non cedono a rischio del pubblico ludibrio, altri, superato l’iniziale imbarazzo, denunciano la vicenda alla polizia postale, in tanti, purtroppo, pagano ed anche tanto nel timore di ritrovarsi in rete con tutte le conseguenze del caso. Diversi i casi denunciati ed i procedimenti avviati. Il più complesso è trattato dalla Procura di Torino che, grazie alle segnalazioni di alcune vittime tra cui un salernitano, sono riusciti a risalire a due distinti gruppi, uno con base logistica in Toscana e l’altro in Sicilia, che facevano da tramite con vere e proprie organizzazioni estere (dalla Francia alla Germania per finire ad alcuni paesi africani) che gestiscono le video chat a sfondo erotico. Una trappola per i vojeur che non sempre riescono a trovare la madame di turno disposta a “giocare” in cam (e non mancano le amanti del genere). Nelle prossime settimane l’inchiesta, avviata due anni fa, potrebbe avere ulteriori sviluppi con l’avviso di conclusione indagini e la successiva richiesta di rinvio a giudizio.