di Arturo Calabrese
Sindaco di Ottati, il primo cittadino Elio Guadagno è tra i più giovani della provincia di Salerno. Da gennaio ricopre anche il ruolo di consigliere a Palazzo Sant’Agostino.
Sindaco, iniziamo da un bilancio…
“I tempi della burocrazia italiana purtroppo non fanno vedere ancora tutte le opere che avevamo progettato, che siamo riusciti a far finanziare e che si stanno realizzando. Credo che alcune siano altamente importanti e strategiche, finalizzate al lavoro. Il primo quinquennio lo abbiamo chiuso, nonostante il tempo del Covid e altre calamità naturali avute, con un bilancio di finanziamento a fondo perduto ottenuti, quindi senza ricorrere a mutui, per un totale di quasi 14 milioni di euro. Devo però dire che, la più grande opera di cui andiamo orgogliosi è l’opera di distensione che si è voluta realizzare tra la Comunità, senza badare ai vinti e ai vincitori. Ogni cittadino ha avuto considerazione. Abbiamo, appunto, creato Comunità. Ed un altro aspetto di cui andiamo fieri e su cui abbiamo lavorato tanto, è l’immagine di un piccolo borgo ma dinamico, conosciuto, di cui si parla per l’attività incessante che gli amministratori, di concerto con gli uffici e i Cittadini, conducono. Dunque, ci reputiamo soddisfatti ma si può sempre fare di più e meglio. Tutti sbagliamo, tanti errori abbiamo commesso e altri ancora ne commetteremo, ma di sicuro mai per un tornaconto personale e sempre senza malizia”.
È un piccolo centro, ma le attività non mancano…
“Abbiamo lavorato e stiamo lavorando incessantemente, su ogni fronte. Ma non passi il messaggio di essere arrivati al traguardo, perché un traguardo non c’è, semplicemente intendiamo ulteriormente incentivare il flusso di adrenalina tipico degli amministratori che producono risultati per la comunità, anteponendo sempre l’interesse collettivo a quello personale. Amministrare di questi tempi non è facile, ancor più nei piccolissimi comuni come il nostro. Si vive una forte penuria di risorse umane, economiche e, ci aggiungerei anche, di sentimenti di fiducia. La gente vive scetticismo, se non addirittura disaffezione per la politica. Vede i nostri territori in un declino demografico e socioeconomico importante, e pertanto si allontana, emigra. Qualcosa a riguardo però si inizia a percepire diversamente, soprattutto nei giovani che decidono di restare e anche rientrare”.
Da gennaio è anche consigliere provinciale: come vive questa esperienza?
“Un’esperienza diversa, che non consente una gestione diretta come quella che vivo in Municipio, anche per effetto delle limitazioni sia di funzioni che di rappresentatività a cui ha relegato le Province la Legge Delrio. Però non nego che mi ha generato un entusiasmo nuovo, così come una ovvia responsabilità per il ruolo e per la fiducia accordatami dai miei colleghi amministratori. Sono risultato il secondo più votato in termini di elettori dopo Giovanni Guzzo, con 99 amministratori che hanno apposto il mio nome, 74 dei quali delle aree interne. Sento, dunque, la responsabilità della fiducia datami, ma che deve ora tramutarsi in lavoro per il territorio, per i comuni e per gli amministratori, anche andando oltre le funzioni di preminenza provinciale. Mi sono state assegnate deleghe importanti, come la promozione del territorio e delle aree interne e la transizione digitale, tutte interconnesse tra loro, con una forte connessione con le sfide del futuro se si intendono le aree interne come le terre future e non di desolazione, anche per il tramite della valorizzazione di prodotti delle filiere agroalimentari-forestali e dell’infrastruttura digitale, sulla quale va assolutamente investito insieme a operatori del settore”.
Come stanno le aree interne e cosa può fare la cosa pubblica per esse?
“Innanzitutto, dobbiamo immaginare la nostra funzione di amministratori con piglio imprenditoriale, ottemperando al dettame normativo dell’art 3 della Costituzione che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli per lo sviluppo economico e sociale di tutti i Cittadini, superando quindi le diseguaglianze. Occorre investire sul patrimonio che si dispone: penso alle filiere agroalimentari e ai beni con modelli di innovazione sociali che vede i cittadini protagonisti dello sviluppo, sia come produttori che utilizzatori di servizi e beni. Fondamentale è il coinvolgimento della Comunità nei processi amministrativi dell’Ente, dando loro la parola, ascoltandone le ragioni, le preoccupazioni e le ambizioni. La partecipazione democratica è l’innovazione principale da costruire nelle aree interne. Abbiamo bisogno di restanza e tornanza sentimentale e non numerica: chi decide di vivere o tornare qui deve rimboccarsi le maniche, contribuire a sviluppare il tessuto socioeconomico e smettere il grigiore di chi si piange addosso, perché rischiamo di perdere anche chi ha voglia di fare qualcosa, sfiduciandoli. È chiaro che occorrono politiche nazionali e regionali mirate: penso alla fiscalità di vantaggio per le famiglie, i professionisti, le imprese; penso a flussi economici straordinari per infrastrutture viarie e digitali, housing d’accoglienza per anziani e famiglie, con procedure di spesa che derogano gli impianti normativi attuali, per la cui attuazione sono necessari decenni (se va bene!), stile ponte “Morandi” a Genova. Occorre un’azione di shock economico per i nostri territori, rendendoli attrattivi agli investimenti”.
Il Partito Socialista Italiano sta costruendo per un domani competitivo…
“Il PSI intende dire la propria ad ogni competizione, con competenza e proposte credibili. I successi delle scorse elezioni regionali, nelle quali si è passati da uno a tre consiglieri eletti, e provinciali, nelle quali si è passati da uno a due consiglieri eletti, sono frutto di un lavoro serio fatto sui territori e tra la gente. La nomina ad assessore regionale di Enzo Maraio, il nostro segretario nazionale, con deleghe fondamentali e strategiche quali turismo, promozione del territorio e transizione digitale, credo sia la giusta ricompensa ad un lavoro da egli condotto con sacrificio e impegno su tutto il territorio nazionale, ed anche della squadra che lo circonda. Penso ci siano tutti i margini per fare un buon lavoro in futuro, risultando attrattivi per altri militanti, soprattutto giovani, e per altri amministratori. Voglio riconoscere i meriti anche ad Andrea Volpe, che si è speso instancabilmente e per tutti, anche per le aree interne, pur essendo bacini di elettorato ridottissimi, e ciononostante ha raddoppiato i suoi voti rispetto alle elezioni regionali del 2020, perché la gente lo ha avvertito come riferimento costante e serio. Così come intendo sottolineare l’impegno di questi anni in seno alla Provincia di Salerno di Pasquale Sorrentino: ha condotto un lavoro superlativo, nonostante la legge Delrio”.






