di Antonio Manzo
“”Io interagisco direttamente con i miei pazienti, anche giocandoci. Hanno bisogno di abbracciarmi, baciarmi, toccarmi. E io pure. È un modo per riconoscerci. Perché in questo lavoro bisogna sporcarsi le mani”. Nunzio Rosania, per i suoi amici di Eboli, ma Nunziante per i suoi matti siciliani, era fatto così cuore grande e passione raffinata. Ora da ieri lo piange la moglie Manuela, i figli Pasquale e Elena, il fratello Gerardo già sindaco di Eboli. Insieme ai suoi familiari lo piangono i suoi matti che amava, gli agenti penitenziari, la gente di Barcellona Pozzo del Gotto che dal 1989 lo aveva adottato proveniente dalla sua Eboli e gli voleva bene per la sua capacità di parlare alla città siciliana. Lo avrebbero voluto sindaco alle prossime elezioni comunali. Lo piange la gente comune. Tutti che esternano sulla sua pagina Facevo il loro dolore. Nunzio Rosana è stato lo storico direttore di uno dei sei ospedali psichiatrici italiani. Lui fu chiamato dall’allora minierò di Giustizia, dove vinse il concorso di medio psichiatra, fu mandato a dirigere i 210 i pazienti del “Madìa” di Barcellona, molti trasferiti dagli Opg di Napoli e di Aversa , molti altri erano detenuti comuni che in carcere avevano sviluppato depressioni e psicosi. L’Ospedale psichiatrico giudiziario “Madìa” di Barcellona Pozzo di Gotto, quaranta chilometri da Messina, che lui dirigeva era famoso negli anni Ottanta per i “soggiorni facili” dei mafiosi: boss che riuscivano a ottenere l’infermità mentale per farsi spedire nell’ edificio liberty giallo e pesca, da dove continuavano a seguire i loro affari con la complicità del personale corrotto. Per Nunzio alla festa di pensionamento al carcere di Favignana lo scorso a anno, ci furono lacrime ma anche parole sul futuro di Nunzio perché a Barcellona Pozzo del Gotto erano tutti pronti ad accogliere il novello pensionato che avrebbe potuto dare il suo il suo contributo per la crescita culturale e sociale della “sua” Barcellona Pozzo di Gotto.”Il dottor Rosania – commenta Gioacchino Veneziano, leader della Uil della Polizia Penitenziaria siciliana, – è stato un direttore di carcere atipico. Infatti lui entrò in amministrazione nel 1987 come dirigente medico, e come psichiatrico, prese in mano la Direzione dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, per lasciarlo solo nel 2015 dopo la soppressione degli OPG disposta dalla legge 81/2014». Nunziante Rosania, psichiatra, girava fra i sei reparti dell’ospedale psichatrico e li abbracciava, i suoi matti. Lui era convinto che andavano chiusi, questi ex manicomi criminali dimenticati perfino dalla legge Basaglia. Diceva: “Curare una malattia mentale in un contesto carcerario è impossibile”. Tentò di far vivere al meglio quella struttura, aprendo al volontariato e cercando percorsi di reinserimento per i suoi matti. Con il pensionamento, avvenuto a conclusione dell’ultima e proficua esperienza alla guida del carcere di Favignana, splendida isola delle Egadi, che si trova di fronte alla costa trapanese, Nunzio Rosania, rientrò nella sua Barcellona Pozzo di Gotto, città che lo praticamente adottato dal 1989, quando assunse l’incarico di dirigere l’allora ospedale psichiatrico giudiziario Vittorio Madia. Il sindaco di Barcellona Pozzo del Gotto Nicola Barbera commenta: “Con lui se ne va un barcellonese d’adozione che ha saputo legare il proprio nome alla nostra città non solo per ciò che ha fatto ma soprattutto per ciò che ha pensato” La struttura di Barcellona Pozzo del Gotto, tra mille difficoltà, era cresciuta negli anni sotto la sua guida, con un occhio attento ai progetti di inserimento sociale dei pazienti detenuti. Nunzio seguì tutta questa fase di un cambiamento epocale, partecipando alle commissioni interne del Ministero della Giustizia impegnate a delineare il percorso di transizione. continuando a dirigere il “Vittorio Madia” fino al 2018, quando, nell’ottica di una rotazione interna al Dap, dipartimento amministrazione penitenziaria, fu stato trasferito alla direzione del carcere di Favignana, dove aveva concluso la sua carriera. Quando alle 18 scattavano le due ore di socialità all’opg di Barcellona Pozzo del Gotto, Nunzio Rosania salutava tutti i detenuti che si riversano nel cortile, a comprare caffè e pizzette nel chiosco-bar sotto gli alberi, a fare la fila per il karaoke, qualcuno semplicemente a fissare il vuoto da una panchina. Gli assassini schizofrenici soggiornavano accanto a persone disturbate ma in realtà innocue, denunciate per bazzecole – un bagno nudo in una fontana o una pipì in strada fatti passare per atti osceni in luogo pubblico –, legati nella stessa prigionia in questo ospedale-carcere vittima delle contraddizioni di tutti e sei gli Opg d’Italia. Raccontava Nunzio: “I nuovi psicofarmaci ci hanno aperto i loro mondi di pazienti, permettendoci di ripristinare un contatto. Io interagisco direttamente con i miei pazienti, anche giocandoci. Hanno bisogno di abbracciarmi, baciarmi, toccarmi. E io pure. È un modo per riconoscerci. Perché in questo lavoro bisogna sporcarsi le mani”. A gennaio scorso sul suo profilo Facebook pubblicò una frase di Marco Pannella, quasi come tagica premonizione finale della sua vita. Disse Pannella e Nunzio ricordò: “Quando te ne vai quel che conta non è tanto che uno senta la tua mancanza ma, piuttosto, quanti sono coloro che fanno della tua mancanza una presenza. Una lezione per i suoi familiari, i suoi conterranei adottivi di Barcellona Pozzo del Gotto, e gli amici cari di via San Berardino ad Eboli dove visse ed ai quali lascia la lezione di vita di sporcarsi le mani per migliorare la società.





