Di Peppe Rinaldi
Quando, qualche giorno fa, questo giornale pubblicava la notizia che dalle mura municipali erano stati tolti due striscioni con le scritte “Verità per Giulio Regeni” e “Cessate il fuoco”, eravamo certi che i vari segmenti dell’universo pro-Pal avrebbero reagito. Così è stato. La cosa si fa ora più interessante per l’osservazione e l’analisi critica di questa vera e propria «antropologia», spesso sovrapponibile a quella degli ultras: stessa permalosità, stessi tic, stesse parole d’ordine icastiche, stessa ripetizione ossessiva di slogan, stessa impermeabilità al ragionamento, stessa «ignoranza» di fondo, insomma stessa perdita del principio di realtà. Naturalmente, si parla della forma e non del contenuto. Opportuno è poi distinguere, sottolineando che, una cosa è (era) la vicenda del povero Giulio Regeni, tutt’altra cosa è (era) quella del “Cessate il fuoco” sorto dalla guerra che i palestinesi hanno scatenato il 7 ottobre 2023. Gli striscioni erano lì, in brutta mostra, da circa due anni, a valle di una sequenza iniziata 6/7 mesi prima, cioè pochi giorni dopo lo straziante pogrom di tre anni fa – con i cadaveri ancora caldi di 1200 ebrei trucidati come bestie nel tripudio festante di almeno la metà del «popolo oppresso» – cui l’amministrazione uscente, guidata dall’ex sindaco Mario Conte, si era consegnata, trascinandosi non solo un intimidito Consiglio comunale che votò all’unanimità una cosa che invece significava e significa altro, ma l’intera comunità ebolitana. I nostri irriducibili cinque lettori conoscono bene il meccanismo: gratti “Cessate il fuoco” (et similia) e sotto ci trovi qualcosa del tipo “ebrei fatevi scannare senza protestare”, una storia vecchia di secoli. La novità, oggi, quale sarebbe? Che il commissario Tufariello, quando ha visto ciò che era appeso al Palazzo, ha dato ordine di rimuoverlo. Le Cronache sapeva ciò che sarebbe accaduto: e, infatti, è accaduto ciò che adesso proveremo a riepilogare, non senza ironizzare che, forse, a dispetto di una militanza umanitaristica H24, la platea pacifista non se ne sarebbe accorta senza la pubblicazione della notizia. Parte così il tam tam, l’indignazione sale, cresce pure una certa tensione, inizia il turbinio capriccioso di chi si sente colpito nell’onore, piovono parole alternate tra il bestiario e la precettistica di settore. Come ha osato, il commissario? Come si permette di contraddire la volontà popolare, il commissario? Rimetta subito i due striscioni al loro posto, il commissario. E, se non lo farà, gliela faremo vedere noi, al commissario: tutti a protestare e contestare e a presidiare il Comune, come quando il presidente della squadra si rifiuta di comprare il calciatore giusto. Ieri è successo: via al presidio, striscioni, dichiarazioni, microfoni, telecamere, prese di posizione: tutte legittime pressioni democratiche, sia chiaro, seppur sconclusionate e perniciose, come proviamo ad argomentare. La nota del commissario Il commissario Tufariello – anche lui espressione della volontà popolare siccome organo di legge che, peraltro, assomma tutti e tre i poteri appena commissariati, compreso quello di far togliere gli striscioni – dinanzi alle proteste ha diffuso una nota di precisazione, attraverso la quale ha richiamato le fonti giuridico-legislative alla base della sua decisione. In breve, la legge prevede che bandiere e striscioni stiano a una certa distanza dai simboli istituzionali (tricolore, stellette europee), che non intacchino il decoro dell’istituzione medesima, che si presentino decenti anche sotto il profilo «estetico» e così via. Qualcuno ha, però, fatto notare che l’ordine fosse stato dato solo oralmente e non con un atto deliberativo formale che superasse le precedenti scelte istituzionali. Vero, forse, e comunque poco male, nel senso che Tufariello non difetta del potere di emanare un atto che «sani» la decisione. Sempre che le cose non cambino mentre questo giornale «va in stampa», non dovrebbero esserci variazioni di scenario. Il fatto è finito pure in Parlamento. Il senatore salernitano Franco Mari, di Sinistra Italiana (una delle due componenti di Avs), partito fondato e culturalmente egemonizzato da un ideologo/fruitore del mercato di neonati, ha interrogato il ministro dell’Interno per chiedere lumi sulla vicenda. Attendiamo tutti la risposta. Il presidio sotto la casa municipale è composto da figure note e meno note per impegno politico e civile, passione democratica e spirito di servizio, nulla di tutto ciò è in discussione, anzi. Com’è innegabile il valore del livello del proprio interesse politico-culturale, obbligando spesso il dibattito a trattare delle vere questioni e decisive del nostro tempo. Il punto è che quel “Cessate il fuoco” – in astratto la cosa più giusta e condivisibile – appeso alle mura di Eboli è stato preceduto da un iter di iniziative pubbliche aberranti, in cui si sventolavano cartelli e striscioni con veri e propri incitamenti all’odio razziale, autentiche ed impensabili posizioni di aggiornamento della famigerata «calunnia del sangue», del tipo “Israele fascista, stato terrorista”, “Stop genocidio” “Apartheid” e via delirando. Il tutto, vilipendendo la nobile “Bella ciao” in versione araba e nel rumore felice di gruppi di magrebini estasiati e donne velate molto determinate, a tacer di studenti, spesso deficitari anche in geografia, che sproloquiavano di sionismo e di sacerdoti forse dalle idee confuse. Un po’ difficile parlare di «pace» con tali premesse, anche se scrivi bellissime ed equilibratissime delibere. La politica ha il diritto all’ipocrisia, non ne ha il dovere però. Ecco cosa c’è dietro quel “Cessate il fuoco”, c’è quel mondo lì che sta letteralmente asfissiando mezzo Occidente, Eboli compresa, cooperando alla sua conclamata corrosione, tra pseudo film girati col «metodo Report», mass media e social scatenati, artisti e soubrette impegnati, talk show surreali, politici e giornalisti irresponsabili: è per questo e per migliaia di altri innocui “Cessate il fuoco” che gli ebrei non sono più al sicuro nelle nostre città, nelle nostre università, nelle nostre scuole, nei nostri alberghi, nelle nostre piazze, nei nostri ristoranti, nei nostri negozi, insomma ovunque. La vittima trasformata in carnefice e tutti che corrono in soccorso del carnefice. Una grande conquista «progressista», complimenti.







