
di Erika Noschese
La riforma, che trasformerebbe i medici di famiglia in dipendenti del Sistema sanitario nazionale, è ancora in lavorazione. La bozza non è stata ancora esaminata dai sindacati della Medicina Generale, che chiedono un tavolo tecnico per discutere le criticità. I sindacati, e la Fnomceo, si sono mostrati fortemente perplessi per l’impatto sul rapporto fiduciario tra medico e paziente, che deve essere il distintivo di qualità e di umanità irrinunciabile. Parimenti preoccupato o, meglio ancora, contrariato, il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Salerno, Giovanni D’Angelo.
Con la nuova riforma in bozza, la gestione medico-paziente diventa ancor più complicata perché aumentano anche i massimali. Con tanto di schema orario a corredo, in base al massimale di ogni singolo medico.
«E’ incomprensibile, così come presentata la nuova proposta dei massimali in Medicina Generale, che prospetta un rapporto tra ore da “dare” all’interno delle nuove Case di Comunità e Ospedali di Comunità e ore da impiegare negli studi del MMG per i propri assistiti, del tutto sballato. Se si guarda l’attuale ipotesi presentata, si comprende come il tempo da dedicare ai propri assistiti, tenendo conto del numero assegnato a ciascuno, è irrisorio soprattutto per i MMG con un numero di assistiti tra 1200 a 1800. In un sistema che vogliamo più moderno e più umano, questa proposta sembra un arretramento. Inoltre, ci sono le unità infermieristiche sufficienti ad affiancare questo sistema, dal momento che tutti sappiamo che in Italia c’è una carenza di infermieri, che supera del doppio la carenza dei medici? Verrebbe a mancare nelle prestazioni un aiuto fondamentale, così che si vanifica lo spirito e l’obiettivo di riforma della Medicina Territoriale, in particolare della Medicina Generale. Come pure si doveva prevedere la figura di un amministrativo, perché chiaramente alcune pratiche che sono routinarie e ripetitive, non è detto che le debba fare il medico di medicina generale, di suo pugno. Perché impiegare così male la preparazione, la cultura, la professionalità di un professionista, affidando compiti, che di fatto sono atti amministrativi. C’è un’enorme difficoltà nell’applicare nella realtà il nuovo modello di Medicina Generale, così come lo si va ipotizzando».
Questo rientra anche un po’ nella disinformazione oltre che nella mala gestio del sistema economico riferito ai medici? Perché la medicina generale è accusata spesso di avere troppo in cambio di troppo poco. A partire dal proprio compenso, che tanti pensano sia di 8000 euro mensili ma realisticamente supera di poco i 1800.
«Una piccola correzione, mi sia consentito: non può essere 1800 euri, una cifra poco al di sopra delle spese di gestione; ma certamente neanche, 8000, peraltro lordo. C’è il pagamento dell’affitto o delle rate di acquisto dello studio, c’è la spesa per la pulizia periodica appartamento, le spese di elettricità e di acqua, l’acquisto delle strutture tecniche che servono per lavorare, magari svolgendo un minimo di attività aggiuntiva rispetto alla semplice visita medica, considerato che oggi si possono fare molte altre cose nello studio di medicina generale attrezzata. Oggi e ancor più domani nella sala del medico si possono eseguire analisi, esami diagnostici (ECG-Ecocardiogramma o Ecografia addominale-Spirometrie ecc.), attuare la telemedicina. C’è, dunque, una varietà enorme di servizi offerti in uno studio di Medicina Generale, ovviamente dichiarati e certificati da Società scientifiche».
E si offrono, questi servizi?
«Sì, in alcuni centri di medicina generale si fanno. Questo tipo di visione, della medicina generale, necessariamente finisce con il comportare una proficua aggregazione di medici di medicina generale, che evita tempi biblici per tante prestazioni di cui sopra, aiuta a formulare la diagnosi e, al tempo stesso, può evitare un viaggio presso il Pronto Soccorso di un Ospedale. E questo è il modo migliore di interpretare il ruolo di medicina generale: lo stare insieme di alcuni medici che si scambiano la presenza in alcuni ruoli, aiuta ciascuno di loro a svolgere utili attività alternative. Non ci dimentichiamo che da poco, è possibile anche continuare ad aiutare i malati disabili, attraversa la compilazione dei nuovi certificati di disabilità».
Questa riforma prospettata, con questi presupposti, va bene o non va bene?
«Ci sono medici di medicina generale che hanno molte attività aggiuntive: vaccinazioni, controllo a domicilio degli anziani, controllo periodico dei diabetici, ecc. Quindi un medico di medicina generale, di lungo corso, oggi, ha una condizione di lavoro che è dignitosa, proporzionata all’impegno e sufficientemente regolata. Ci sono medici di medicina generale che fanno pratiche riabilitative, altri che svolgono attività previste e alternative, quella per esempio per il controllo della glicemia monitorata nel tempo ecc. Oggi il medico di medicina generale è un professionista, che può mettere a frutto la sua professione e le conoscenze aggiuntive, che con buona volontà e passione, può migliorare la professionalità e lo status sociale e questa visione sarà ancora più realistica nel prossimo futuro con il passaggio della Medicina Generale tra le professioni mediche con corso universitario».
Prima di poter effettuare una prestazione medica convenzionata, comprese le “semplici” analisi del sangue, bisogna aspettare tempi lunghissimi proprio in virtù del fatto che i soldi per convenzionare questo tipo di attività non ci sono a sufficienza rispetto a quella che è la mole di interventi che richiede di effettuare il medico di medicina generale prima di una visita o prima di poter prescrivere un nuovo farmaco. È davvero un problema della prescrizione di eccessivi esami? È veramente un problema di liste d’attesa lunghissime? O è un’unione di tutti questi fattori che va a discapito del paziente?
«Direi, per prima cosa, di fare una riflessione. Si è sicuri che tutto quello che viene fatto è necessario? Si è mai fatta una vera attenta analisi soprattutto sui pazienti cronici? Adesso finalmente dovrebbe essere a disposizione del medico il fascicolo sanitario, sul quale andrebbero riportati i vari accertamenti, le visite, le prescrizioni mediche ecc. Quante volte è stato fatto ad un paziente lo stesso esame, magari perché non si trovava l’accertamento precedente, oppure perché non vi era possibilità di verifica o ancora perché il medico specialista dove va il paziente, guardava gli accertamenti e dichiarava: “Eh, ma io di questi esami non mi posso fidare. Per cortesia, me li ripete di nuovo? E magari ne aggiunge qualche altro”. Questa prassi determina l’allungamento dei tempi di attesa, per chi deve sottoporsi ad accertamenti e a volte costringe il paziente a pagare la prestazione. Il costo reale della medicina oggi è di gran lunga superiore a quello che dovrebbe essere sia per le terapie sia per l’individuazione della malattia. Ci vorrebbe un controllo molto più attento nel richiedere esami continuamente. Per non parlare poi della anomalia più frequente: il paziente che, non potendo ottenere quello che forse gli spettava, e non volendo attendere il tempo della prenotazione e mettersi in fila, cosa fa? Va al Pronto Soccorso e dichiara una patologia o un fastidio o un dolore e, tirando fuori una sfilza di esami che lei indica di dover fare, cerca di ottenerli dal P.S. Così non si va da nessuna parte. Ma di chi è la responsabilità per queste devianze? Se ci si pensa, forse quasi mai è del paziente, che cerca in quel ginepraio, la soluzione di verità per quel dolore o quel disturbo, al quale non è stata data una risposta».
Lo sanno bene i residenti di San Mauro Cilento, perché purtroppo la signora che è deceduta perché non c’era il medico in continuità assistenziale nel giorno di Capodanno e perché non era stato trovato nessuno. Si può morire perché non si è trovato un medico a Capodanno, in un’area interna, nel 2025?
«No, non si dovrebbe morire. Il problema è che dovrebbero esserci dei percorsi alternativi previsti, per risolvere questi problemi, così che, comunque un medico sostituto possa raggiungere la località rimasta scoperta del medico dell’emergenza».