
«Il tema dei rapporti tra criminalità e politica è purtroppo molto pressante e anche molto preoccupante, perché io almeno una volta al mese devo chiedere carte sul voto di scambio. Questo accade continuamente, più o meno in tutte le regioni. Credo che su questo noi dovremmo fare molto di più. Parlo come esponente politico: credo che su questo noi dovremmo finalmente mostrare il volto irreprensibile, cosa che in alcuni casi purtroppo non accade». Lo ha dichiarato Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, intervenendo a Napoli per Aura Neapolis , festa del coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia, all’indomani dell’arresto bis di Franco Alfieri, ex presidente della Provincia di Salerno ed ex sindaco di Capaccio Paestum, per presunto voto di scambio politico-mafioso. La Commissione Antimafia, presieduta da Colosimo, ha richiesto l’invio degli atti dell’inchiesta poche ore dopo l’arresto per verificare quanto accaduto. L’intreccio tra camorra e politica è un fenomeno che «purtroppo è molto pressante e anche molto preoccupante, perché io almeno una volta al mese devo chiedere carte sul voto di scambio, e questo accade più o meno in tutte le regioni, accade continuamente», ha sottolineato la presidente. «Credo che su questo noi dovremmo fare molto di più», ha aggiunto Colosimo. «Questo accade – ha spiegato – più o meno in tutte le regioni, e accade continuamente. Credo che su questo noi dovremmo fare molto di più». Colosimo ha poi evidenziato la sintonia tra gli inquirenti, in particolare il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, e la Commissione parlamentare Antimafia nel sottolineare il pericolo delle organizzazioni criminali nate nel Sud Italia, che ormai operano in tutta Europa: «Noi ci troviamo a Chiaia, a Napoli, e qui, nell’ottobre dell’anno scorso, sono stati arrestati padre e figlio che continuavano a fare estorsioni con metodo mafioso. Voglio dire che c’è sempre quella parte feroce che spara, uccide ed estorce denaro, ma allo stesso tempo, poco lontano da qui, a Salerno, la camorra compra le armi in bitcoin. Questo è il volto della nuova criminalità organizzata campana, un volto preoccupante che ha bisogno dell’attenzione dei partiti e delle istituzioni». Un’altra questione su cui la Commissione ha acceso un faro è quella dei boss detenuti al 41 bis: «Al carcere dell’Aquila – ha detto Colosimo – sono reclusi alcuni boss campani e il tentativo di comunicare con l’esterno è continuo. Lo dicono i numeri delle lettere che vengono censurate e, come ben sapete, tra i ristretti in quel carcere c’è, per esempio, Di Lauro. Tra gli strumenti da adottare in case di reclusione come quelle di Secondigliano e di Avellino c’è una stretta sui videocollegamenti e sulle videochiamate, che non mi convincono e che potevano avere un senso con il Covid, ma oggi servono soltanto ad aiutare i parenti dei reclusi e non la polizia penitenziaria, che comunque deve utilizzare del personale esattamente come quando si fanno i colloqui normali». La parlamentare ha infine sottolineato: «Siamo quasi arrivati in Commissione alla stesura definitiva e quindi alla possibilità di trasformare in legge Liberi di scegliere . Una delle spinte fondamentali a questa legge l’ha data una ragazza di queste zone, scappata a un boss che al momento è al 41 bis, in una straordinaria audizione segretata in Commissione Antimafia, dove ha raccontato la ferocia della camorra, ma anche la grande speranza di una donna che, per disperato amore dei propri figli, è stata capace di sottrarsi alla criminalità organizzata».