di Arturo Calabrese
Bufera a Castellabate dopo l’articolo di denuncia pubblicato su queste colonne. Il comune guidato da Marco Rizzo ha dato il via, nei giorni scorsi, al programma di spiaggia inclusiva in collaborazione con il Piano di Zona S8, il cui scopo è quello di permettere alle persone con disabilità di usufruire della spiaggia con attrezzature dedicate. Andando ad approfondire, però, sono state scoperte diverse criticità. Innanzitutto, ogni utente ha un limite di accessi, fissato a tre volte a settimana, e non è dato sapere la motivazione, se non quella di una necessità, non ben chiara, di turnazione.
In secondo luogo, per poter usufruire del servizio è necessario iscriversi a una piattaforma, specificando i propri dati personali e addirittura il tipo di disabilità. Infine, e qui forse c’è l’aspetto più assurdo, vi è la necessità di declinare ogni responsabilità a carico dell’ente, dichiarando di sollevare “l’Amministrazione Comunale e il personale addetto da qualsiasi responsabilità civile e penale per eventuali danni derivanti dalla permanenza, essendo l’assistenza diretta garantita esclusivamente dal caregiver personale”.
Eppure il comune di Castellabate, che in questi giorni sta festeggiando il ritorno di un set cinematografico come fosse uno dei più grandi obiettivi raggiungibili, aveva parlato della presenza in spiaggia di “personale con funzioni di accoglienza, assistenza e informazione agli utenti”. Anche qui, nessun approfondimento e tutto molto vago.
Sulla faccenda interviene l’Ets “Vorreiprendereiltreno”: «Chiamarla “A Mare Tutti” è una presa in giro perché questa non è inclusione: è un’area recintata e separata, dove le persone con disabilità vengono isolate invece di poter accedere liberamente alla spiaggia e stare con le altre persone e la loro famiglia o amici – dicono – la passerella non arriva alla strada, mancano piazzole di manovra, i lettini non sono rialzati e sono lontani dalla passerella, non ci sono bagni né docce accessibili, c’è una job che può essere usata solo con l’assistenza.
Per entrare bisogna prenotare, si può accedere al massimo tre volte a settimana e si è persino costretti a firmare un’assunzione di responsabilità. Questo non è un diritto garantito: è un percorso a ostacoli il cui risultato è un’area che non risponde ai bisogni reali delle persone con disabilità e che appare come un modo per aggirare le normative».
La critica si fa poi ancor più precisa: «Dopo aver l’estate scorsa “sperimentato” (cosa non si comprende) il Comune di Castellabate propone una soluzione che mortifica la dignità delle persone con disabilità e tradisce il significato stesso della parola inclusione. È il momento di smettere con le operazioni di facciata e la propaganda perché l’inclusione non si proclama ma si realizza. Se non siete in grado di farlo, saremo noi a ricordarvi cosa significa davvero garantire il diritto al mare, per tutte e tutti Questa non è una spiaggia inclusiva – concludono – ma un ghetto».
Una dura presa di posizione, dunque, nei confronti del comune. Nessuna replica, al momento, da parte dell’ente.









