Caso Gergiev, insulti e odio social per la pianista Giulia Mazzoni - Le Cronache
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Caso Gergiev, insulti e odio social per la pianista Giulia Mazzoni

Caso Gergiev, insulti e odio social per la pianista Giulia Mazzoni

(Adnkronos) – Insulti per Giulia Mazzoni dopo l'articolo in cui commentava l'annullamento del concerto di Valery Gergiev. "L'arte, sì, deve restare libera. Ma non può essere completamente separata dal mondo in cui viene agita", ha detto la compositrice e pianista, presidente di Musica Italiae, in un articolo per l'Adnkronos. Parole che hanno generato un acceso dibattito online tra chi condivide lo stesso pensiero e chi la pensa diversamente. Ma tanti sono caduti anche nell'odio social, con tanto di offese verso l'artista.   "Una massa di banalità e fesserie", scrive Franco B. "La stupidità senza fine sta aumentando", dice Paola D; mentre Ilaria C. invita la pianista a rassegnare le dimissioni: "Lei non capisce che l'arte è libertà e inclusione. Si vergogni e rassegni le dimissioni. E cambi mestiere". "Ma stia zitta! Ma chi la conosce? Taccia e pensi a studiare seriamente invece di dire bubbole!", è il messaggio di Laura A. E Mario A.: "Fuori dal contesto pianistico è un'ignorante coi fiocchi".
 C'è chi cade nella volgarità, chi accusa Mazzoni di far propaganda russa e chi tira in ballo il fascismo. "Chi è questa sciacquetta qui per sentenziare simili stupidate?", scrive Alessandro P; "Dedica più tempo allo studio invece di fare la cagnolina di riporto da regime di stampo fascista", è il messaggio di Gonzalo S.; "La libertà è solo la libertà. Tutto il resto è un tentativo per nascondere il fascismo, quello vero, che nega l'espressione artistica a meno di non condividere le medesime idee mortifere!", scrive Nerio F.; mentre Robert S. dice: "Non condivido una sillaba. La censura è figlia della dittatura. In democrazia si dà voce a tutti".   "È possibile amare profondamente la musica di Tchaikovsky, Musorgskij o Shostakovich — e insieme prendere le distanze da chi utilizza la cultura per legittimare un regime che calpesta i diritti fondamentali. Condannare una posizione pubblica e istituzionale non significa attaccare un popolo", aveva scritto Mazzoni. E ancora: "Valery Gergiev è un musicista straordinario, ma anche una figura fortemente legata al potere russo, con incarichi ufficiali, presenze simboliche e un sostegno esplicito a Vladimir Putin. Non ha mai preso le distanze, neppure in forma minima, dall’invasione dell’Ucraina o dalla morte di chi si è opposto a quel regime".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)