Salvatore Memoli
La lettera aperta inviata da Carmelo Conte ad Enzo Napoli, sindaco di Salerno, ha un sapore antico di un ultimo appello, con cui l’invita a non dimettersi, sembra un richiamo all’ovile che nemmeno il Buon Pastore avrebbe mai scritto per il ritorno della pecora smarrita. Ho una stima troppo consolidata nel tempo per il Ministro emerito, di lui ho sempre apprezzato la modernità, la sobrietà dei suoi giudizi, sempre colti, mirati, diretti e mai gravati da retorica o di un parlare sans dire. Questa lettera che ha inviato ad un suo ex delfino, ad uno dei personaggi che affollavano con merito la sua scuderia politica, non sortisce l’effetto voluto di determinare una sua rinuncia a scrivere il copione di questo tempo politico che per lui é esaltante. Enzo Napoli non é un uomo da voltafaccia, non é venduto, né ha scolorito la sua militanza socialista nella quale ha creduto sempre senza venir meno ai suoi ideali che hanno caratterizzato la sua vita politica, fin dalla sua giovinezza. A tutti può capitare di avere avuto un ripensamento politico, un cambio di casacca. Chi non ha avuto un momento difficile d’identità politica, in questi ultimi tempi, che Spadolini meglio di tutti ci aveva preconizzato come spacchettamento , cambiamento, migrazione fino alla confusione, prima che si scriva la nuova identità politica in Italia?! L’esame di questi lunghi anni di vita politica, accompagnati da un cambio delle leggi elettorali e dei sistemi di selezione delle classi politiche e di amministratori ha incentivato la riscrittura del rapporto di tutti coloro che si sono messi in gioco con le ideologie di appartenenza. Non sono cambiate le ideologie che battono sempre con forza nel petto di molti, é cambiata la selezione politica, l’aggregazione per comunanza d’interessi tra le leadership che vogliono governare il nostro Paese, a tutti i livelli. Enzo Napoli che scelta doveva fare per continuare la politica se non voleva, come molti hanno fatto, aderire a partiti della destra italiana? Aderendo al programma di Vincenzo De Luca ne ha condiviso le strategie e le tappe, accettando le investiture ricevute che non potevano essere meglio rappresentate a tutti i livelli. Evidentemente sapeva di stare in un gruppo politico organizzato e ne ha accettato il ruolo! Ora quelli che vogliono negare la sua autonomia, il suo stile, i suoi meriti per avallare un oscurantismo politico attribuito a Vincenzo De Luca, possono pensare quello che vogliono. La realtà é un’altra ed ha un quoziente molto più alla portata da essere percepita da chi vuole capire che l’oggi politico non può essere valutato con i parametri di ieri. Mi fermo qui perché le parole potrebbero avere un peso a cui non voglio affidare un sereno ragionamento che é nelle cose di una realtà attuale molto meno complicata di come si vuol far credere quando si vuole denigrare. Destra e sinistra sono piene di neo aderenti che si erano ispirati ad ideologie che alla meno peggio conservano nel nuovo agone politico. Non me la sento di dire che i nobili ideali socialisti non siano più patrimonio di Enzo Napoli, soltanto perché risulta schierato in un programma politico progressista guidato da Vincenzo De Luca! Anche De Luca non mi pare comunista come tanti vetero comunisti che la storia ci ha fatto conoscere. Vale per Napoli, vale per De Luca, vale per tanti altri che sono stati privati di un sereno percorso politico intrapreso nelle loro aree di militanza. Si può invitare Enzo Napoli a non dimettersi, ma gli si deve dire se quest’atto deve essere un divorzio dai suoi attuali sodali che condividono la guida della città. Carmelo Conte non riesco a vederlo come il saggio che richiama all’ovile la pecora smarrita, anche perché l’ovile é talmente promiscuo ed impersonale da creare disagio a qualsiasi pentito. Il presente é altro dal passato politico. Non sono caducati i rapporti personali, le storie vissute, le memorie di militanze cariche di pagine epiche, l’oggi della politica é altro per cui qualche generazione dovrà pagare lo scotto dell’adeguamento e forse vivere la stagione del tradimento agli ideali professati. Il nuovo da scrivere passa attraverso fasi che si sperimentano insieme a contraddizioni, sacrifici, piccole infedeltà. Il nuovo lo scriveranno le nuove generazioni alle quali sarà richiesto altro, sempre meno la testimonianza ortodossa a ideologie che tutti hanno ucciso. Intelligente resta l’intuizione di Carmelo Conte di candidare una donna. In questo ha ragione e sarebbe auspicabile vedere salire ai vertici del Comune di Salerno una donna. Purtroppo anche il PD, come il vecchio partito socialista ed altri non hanno mai pensato a questo tipo d’investimento reale nei loro partiti. Per ora bisogna accontentarsi di De Luca anche perché al femminile sarebbe decisamente più insopportabile!





