di Flavio Boccia*
Il restyling dello Stadio Arechi era stato inizialmente incardinato sul FESR 2021-2027, con una copertura europea stimata tra 72 e 105 milioni di euro a fondo perduto. Una scelta che, alla prova dei criteri comunitari di eleggibilità e coerenza con gli obiettivi della politica di coesione, non ha retto pienamente al vaglio tecnico. Il risultato: ricollocazione dell’intervento sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), cioè su risorse nazionali, risulta evidente un errore di impostazione, infatti il diniego, in virtù di una incidenza di opere edilizie superiore alla finalità perseguite dal FERS sono evidenti, come evidente era sicuramente in sede di studio e presentazione del progetto (Stadio Arechi). Se un intervento viene annunciato come finanziato con fondi strutturali europei e successivamente deve essere spostato su altra linea perché non coerente con i criteri FESR, significa che l’impostazione iniziale non era perfettamente allineata: alle priorità strategiche del Programma; agli obiettivi specifici previsti dal regolamento; agli indicatori di risultato e impatto richiesti. Questo non è un dettaglio tecnico, ma un errore di programmazione, infatti anche la soluzione diciamo un poco approssimativa del passaggio dal FESR al Fondo di Coesione comporta: rimodulazioni finanziarie; riallineamenti degli atti programmatori; nuove coperture; inevitabili rallentamenti. In una programmazione 2021-2027 già nella fase avanzata del ciclo, ogni variazione pesa in modo esponenziale. Il rischio non è solo il ritardo dell’opera, ma la compressione dei tempi utili per spendere correttamente le risorse europee. Il danno concreto per Salerno è evidente, infatti oltre 100 milioni di euro potenzialmente coperti da fondi europei a fondo perduto escono dalla cornice FESR, nel frattempo Salerno resta: senza un palazzetto dello sport moderno; senza impianti polifunzionali adeguati; senza infrastrutture sportive all’altezza di una grande città. Se la programmazione fosse stata coerente sin dall’inizio, il FESR avrebbe potuto finanziare o cofinanziare ulteriori infrastrutture sportive strategiche per la città. Oggi invece abbiamo: un FESR con utilizzo aggiornato ad oggi intorno al 19% (per l’intera progettualità 2021-2027) cioè un non utilizzo ad oggi di circa 7 miliardi di euro; oltre 100 milioni ricollocati su altra fonte; ritardi accumulati; un sistema sportivo urbano carente. Il vero nodo è il solo utilizzo del 19% ad oggi del Fesr, che si ricorda essere fondi da restituire al termine della progettualità in quanto inutilizzati. Infatti Il dato più preoccupante non è solo il caso Arechi, ma il vero nodo è che un utilizzo così basso dei fondi europei, partendo proprio dal FESR, fotografa una criticità strutturale della programmazione 2021-2027 in Campania. Con una capacità di spesa intorno al 19%, a ciclo ormai inoltrato, la progettualità 2021-2027 rischia di trasformarsi da opportunità di sviluppo a danno economico per la Regione, il FESR non è una voce contabile ma è lo strumento con cui l’Europa finanzia: innovazione; competitività; transizione ecologica; infrastrutture strategiche; modernizzazione urbana. Se queste risorse non vengono utilizzate in modo tempestivo ed efficace, la Campania non solo perde opportunità finanziarie, ma perde posizionamento competitivo rispetto alle altre regioni europee, Mentre l’Europa accelera su: digitalizzazione; sostenibilità; infrastrutture intelligenti; attrazione di investimenti, la nostra Regione resta ferma al 19% al massimo di utilizzo ad oggi, questo significa non adeguarsi al modello di sviluppo economico che l’Unione Europea sta portando avanti, significa restare indietro, la mia disamina non è una questione politica, ma è una questione di capacità amministrativa, visione strategica e responsabilità verso il futuro economico della Campania. Perché i fondi europei non spesi non sono numeri su un report, sono sviluppo che non arriva, sono infrastrutture che non nascono, sono imprese che non crescono, sono territori che restano indietro.
*specializzato nella consulenza sui finanziamenti a fondo perduto, utilizzando i fondi strutturali, e nella consulenza sui fondi europei





