Ci sono assenze che il tempo non riesce a rendere più leggere. E ci sono ricordi che, invece di rimanere immobili nel dolore, trovano un modo per camminare accanto a chi resta. È la storia della Fondazione Klêros Gerardo e Simone ETS, nata nel nome di due giovani bellizzesi, Gerardo Farella e Simone Rocco, scomparsi troppo presto, e diventata negli anni uno spazio concreto dedicato ai ragazzi, allo studio, allo sport e alla possibilità di dare un futuro ai propri talenti. Questa sera alle 20.30, l’Arena Troisi di Bellizzi ospiterà la VII Serata di Gala della Fondazione, un appuntamento che quest’anno ha scelto un titolo che racconta già la sua direzione: «Radici della memoria, Ali per il futuro». Perché il punto di partenza resta Gerardo e Simone, ma lo sguardo è rivolto a chi oggi ha davanti a sé una strada ancora tutta da percorrere. E quella strada può cominciare anche da una borsa di studio, da un riconoscimento, da una parola detta al momento giusto, dalla consapevolezza che qualcuno ha visto un talento e ha deciso di sostenerlo. Non sarà dunque una serata costruita soltanto sul ricordo. La memoria sarà il filo che attraverserà l’appuntamento, ma il suo significato emergerà soprattutto attraverso le storie dei giovani che saranno premiati e attraverso le testimonianze di chi ha scelto di dedicare il proprio percorso proprio alle nuove generazioni. A parlare di sapere sarà la professoressa Giulia Savarese, delegata del Rettore all’Inclusione dell’Università degli Studi di Salerno, chiamata a riflettere sul rapporto tra università e giovani e sulle opportunità che il mondo della formazione può offrire. L’ispirazione arriverà invece da Luca Abete, protagonista di «15 Minuti per i Giovani», che porterà sul palco la propria esperienza, raccontando ai ragazzi anche la parte meno visibile dei percorsi di successo: gli ostacoli, le difficoltà, gli errori e la capacità di trasformarli in occasioni di crescita. Poi ci sarà il talento, quello che a volte emerge presto e altre volte ha bisogno soltanto di qualcuno che sappia riconoscerlo. A parlarne sarà don Roberto Faccenda, responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Quattro parole, dunque, accompagneranno idealmente la serata: memoria, sapere, ispirazione e talento. Quattro modi diversi per raccontare lo stesso obiettivo, quello di offrire ai giovani strumenti e fiducia per costruire il proprio domani. Il momento più concreto sarà quello dei riconoscimenti. Le due borse di studio andranno a Donato Monaco, studente del Liceo Parmenide di Roccadaspide, ed Ezio Rocco, del Liceo Gian Camillo Gloriosi di Montecorvino Rovella. Il Premio Giovane Ricercatore sarà invece assegnato alla dottoressa Martina Pagliuca. Nel nome di Simone, e della sua passione per la pallacanestro, torna anche il Premio Giovane Cestista, che quest’anno sarà consegnato ai gemelli Antonio e Costantino Carullo della Scandone Avellino. Un riconoscimento che lega ancora una volta la memoria alla vita concreta, attraverso uno sport che per Simone non era soltanto una disciplina, ma una passione. Tra i Giovani Talenti premiati ci saranno inoltre Luigi Racioppoli, giovane violinista già distintosi in numerosi concorsi musicali, ed Elisabetta Di Fabio, vincitrice del Premio «Aniello Giordano» sulla Legalità. E proprio la musica avrà un suo spazio nel corso della serata, con la scuola di ballo Step Up, il violino di Racioppoli e la chitarra di Daniele Di Lauri. A condurre l’appuntamento sarà la giornalista Carmen Incisivo. Dietro i premi, però, c’è una storia che vale più di un elenco di riconoscimenti. È quella di una famiglia e di una comunità che hanno scelto di non permettere che la vicenda di Gerardo e Simone rimanesse confinata al dolore della perdita. La Fondazione Klêros è nata da questa scelta: trasformare ciò che non può essere restituito in qualcosa che possa essere donato ad altri. Studio, formazione, cultura, sport e occasioni di crescita sono diventati così gli strumenti attraverso i quali il loro ricordo continua a entrare nella vita di altri ragazzi. Anche il nome Klêros contiene questa idea. Nell’antichità indicava un’eredità, qualcosa che veniva assegnato e trasmesso. Qui quell’eredità assume un significato particolare: Gerardo e Simone non hanno avuto il tempo di realizzare tutti i loro progetti, ma qualcosa dei loro sogni può continuare a vivere nei percorsi di altri giovani. «Gerardo e Simone ci hanno lasciato un vuoto che nessuna parola può colmare, ma ci hanno anche insegnato che il loro ricordo può diventare qualcosa di concreto», racconta Angelo Farella, papà di Gerardo e fondatore della Fondazione. «Ogni ragazzo che aiutiamo a studiare, a inseguire un sogno, a credere nelle proprie capacità è un modo per continuare a far vivere ciò che Gerardo e Simone rappresentavano. Questa serata è per loro, ma soprattutto per tutti quei giovani che hanno davanti un futuro da costruire». Ed è forse proprio qui che il titolo della serata trova il suo significato più vero. Le radici sono quelle di una storia che non viene dimenticata, ma nemmeno lasciata prigioniera del passato. Le ali sono quelle dei ragazzi che ricevono oggi un sostegno e domani potranno portare altrove ciò che hanno imparato. In mezzo ci sono Gerardo e Simone, presenti non soltanto nei nomi di una Fondazione o di un premio, ma nella scelta di trasformare una grande perdita in un’opportunità per qualcun altro. Questa sera, all’Arena Troisi, il ricordo tornerà dunque a incontrare il futuro. E a Bellizzi sarà ancora una volta un giovane talento a raccontare quanto lontano può arrivare un’eredità quando viene condivisa.







