Aziende confiscate alle mafie: in provincia di Salerno sono 220 - Le Cronache
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Aziende confiscate alle mafie: in provincia di Salerno sono 220

Sono 220 le aziende confiscate alla malavita organizzata in provincia di Salerno. La maggiore concentrazione si ritrova nella zona dell’Agro nocerino sarnese (98 aziende) e nella Piana del Sele (95). A Salerno sono 23, venti invece quelle confiscate nella Valle dell’Irno. Numeri impressionanti ed allarmanti emersi nel corso del convegno “Io riattivo il lavoro”, organizzato dalla Cgil e dall’associazione Libera e che si è tenuto ieri mattina presso il Comune diSalerno. Otto sono gli anni che, mediamente, trascorrono dalla confisca dell’azienda alla sua riattivazione tramite l’affidamento ad un nuovo soggetto: un arco di tempo in cui tantissime persone si ritrovano fuori dal circuito lavorativo. Le imprese confiscate alle mafie interessano, in pratica, tutti i settori produttivi: ingrosso e dettaglio, fornitura di servizi, strutture turistico-ricettive, edilizia. Proprio per ridurre i tempi che intercorrono tra il sequestro e la confisca dell’impresa e la loro riattivazione sul mercato, Cgil e coordinamento di Libera contro le mafie, hanno proposto l’avvio di una petizione popolare da sottoporre al Parlamento al fine di contrarre i tempi per il reinserimento nel mercato di queste imprese.
«La criminalità organizzata – ha detto il segretario Cgil, Anselmo Botte – è l’unica “azienda” al momento ad avere la capacità di muovere il mercato. Da tempo noi poniamo l’esempio del trasporto pubblico regionale che, secondo l’assessore Vetrella, dovrebbe essere privatizzato. Ebbene, l’unica che al momento potrebbe rilevare le nostre aziende è la camorra. Quando si confiscano le aziende è necessario monitorare sul loro riutilizzo, sulla loro gestione. E’ necessario che gli enti preposti seguano l’iter di riattivazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata perché il loro mancato riutilizzo rappresenta una vera e propria sconfitta».
Presente anche il questore di Salerno, Antonio De Iesu che ha sottolineato l’importanza che ha la denuncia di situazioni sospette da parte degli imprenditori e ha ricordato la necessità di «affidare, dopo la confisca, le aziende a veri manager, a figure che realmente intendono far ripartire l’impresa confiscata alla mafia, mettendovi a capo persone che hanno passione, professionalità e competenza al fine di poter gestire l’azienda e dare lavoro alle giovani generazioni».
Al convegno, oltre al segretario generale della CgilSalerno, Francesco Petraglia, hanno preso parte il professor Enzo Maria Marenghi, Alfonso Viola della Cgil ed il vice sindaco di Salerno, Eva Avossa.

 

30 aprile 2013