di Erika Noschese
La città di Salerno ospiterà un incontro pubblico di approfondimento sul tema della riforma della magistratura, con particolare riferimento alla riforma costituzionale in discussione nel Paese. L’evento, promosso da Unicost – Unità per la Costituzione, intende offrire a cittadini, professionisti e operatori del diritto un’occasione di analisi informata e basata su dati, comparazioni e riferimenti normativi. Al centro dell’incontro il confronto con il Consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura, Marco Bisogni, che illustrerà i principali profili della riforma, le implicazioni istituzionali e le prospettive comparative nel contesto europeo. L’obiettivo è favorire una comprensione delle modifiche proposte all’assetto della giurisdizione, contribuendo a un dibattito pubblico fondato su elementi tecnici e giuridici. L’iniziativa si configura come un momento di riflessione aperto e pluralista, volto a promuovere una cultura costituzionale diffusa e a rafforzare il dialogo tra magistratura, istituzioni e società civile. In un contesto di crescente complessità del sistema giustizia, il confronto pubblico rappresenta uno strumento essenziale per comprendere le trasformazioni in atto e le loro ricadute sullo Stato di diritto. L’appuntamento è fissato per martedì 3 febbraio 2026 alle ore 17:30 presso la Sala Moka, in Corso Vittorio Emanuele 108 a Salerno. A fare il punto della situazione rispetto alla riforma la dottoressa Maria Zambrano, presidente dell’ANM – Distretto di Salerno.
Dottoressa Zambrano, c’è la data per il referendum. Innanzitutto, qual è la sua posizione?
«Qualche giorno fa è stato rigettato il ricorso presentato dinanzi alla Giustizia Amministrativa dai sostenitori di altro referendum, anch’esso relativo sulla riforma della Magistratura. Quindi si voterà il 22 ed il 23 marzo. Io voterò no: ritengo, infatti, che la separazione delle carriere di Pubblici Ministeri e Giudici, il sorteggio dei componenti del C.S.M., l’istituzione di un Giudice speciale per i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati incida profondamente sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, indebolisca l’Autogoverno, garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia della Magistratura, senza tuttavia migliorare il servizio giustizia per i cittadini».
Si parla di una giustizia giusta. Qual è, secondo lei, una giustizia che sia davvero giusta?
«Una Giustizia giusta è una giustizia che assicura l’efficienza del sistema, la definizione dei processi in tempi ragionevoli, ma anche decisioni giuste e ponderate: se è vero che la durata del processo è essa stessa una pena per chi la subisce, è anche vero che il raggiungimento degli obbiettivi di produttività non deve farci perdere di vista la qualità della giurisdizione, la necessità di applicare scrupolosamente la legge e di decidere serenamente. Perché non bisogna mai dimenticare che ogni processo per chi lo vive è “il” processo della vita, e che per questo impone, in ogni sua fase, di essere gestito con massima cura ed attenzione».
Chiaramente, questo referendum non risolve i problemi del settore, a partire dai processi lumaca. Quali, secondo lei, le soluzioni?
«Sotto il profilo normativo, occorre procedere ad una coraggiosa opera di depenalizzazione, avviata negli ultimi anni ma non ancora completata, per selezionare le fattispecie penalmente rilevanti, perché il cittadino percepisca il reale disvalore di talune condotte e perché la macchina della giustizia non si appesantisca per vicende bagatellari o risolvibili in sede civile. Sotto il profilo organizzativo, la soluzione è semplice: servono risorse ed investimenti nel settore della giustizia, come sta dimostrando l’esperienza del Pnrr, grazie al quale si sta registrando l’abbattimento dell’arretrato civile e la riduzione della durata dei procedimenti penali. Ad esempio, l’assunzione dei funzionari dell’Ufficio per il processo ha decisamente migliorato sia da un punto di vista produttivo che qualitativo la macchina della giustizia; perché sia un investimento strutturale e non un mero miglioramento temporaneo, è necessario che questi funzionari siano finalmente stabilizzati».
I dati sui cittadini ingiustamente detenuti sono preoccupanti. Come invertire il trend?
«Ogni ingiusta condanna ed ogni ingiusta detenzione rappresentano un fallimento dello Stato e della giustizia, ma soprattutto una sofferenza assolutamente immotivata per il cittadino e per la sua famiglia. Tuttavia, deve chiarirsi che in Italia si registra un numero contenuto di riparazioni per ingiusta detenzione e di revisioni, statisticamente inferiore a quelle di molti altri Paesi europei e degli Stati Uniti. Senz’altro, l’errore è purtroppo insito in ogni attività umana e dunque anche nell’amministrazione della giustizia; credo però che condizioni di lavoro più sostenibili, con risorse e personale adeguati, assicurino una più alta qualità della giurisdizione, anche se, vi assicuro, lo sforzo della stragrande maggioranza dei magistrati per rendere un servizio migliore è massimo, anche se a volte vanificato dai numeri e dai carichi dei loro ruoli».
Come contrastare, a prescindere dalle posizioni, l’astensionismo?
«Bisogna innanzitutto ricordare che questo referendum, di tipo confermativo, non necessita di un quorum. Quindi dobbiamo liberarci dalla falsa convinzione che andare a votare sia una perdita di tempo, perché tanto il quorum non si raggiungerà.
Il voto non è mai una perdita di tempo, essendo l’essenza stessa della democrazia; nel caso di specie, si tratta di incidere, con un sì o con un no, sulla Costituzione della Repubblica e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato che, io credo, non vada modificato nell’assetto che concepirono i Padri Costituenti. Occorre informare il più possibile i cittadini, che potrebbero essere scoraggiati dal tecnicismo della materia. In quest’ottica il Gruppo di Unità per la Costituzione, con il patrocinio del Comitato per il NO, ha organizzato un importante incontro con Marco Bisogni, autorevole componente del Consiglio Superiore della Magistratura, autore di un vademecum particolarmente chiaro ed accessibile sul Referendum, incontro che si terrà il 3 febbraio alle ore 17.30 nella saletta del Bar Moka sul Corso Garibaldi di Salerno».
Oggi sembra esserci una posizione netta dell’associazione nazionale magistrati. Condivide?
«Condivido l’attivismo dell’Associazione Nazionale Magistrati, che si batte non per difendere prerogative o privilegi, ma per tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Non si tratta, infatti, di una mobilitazione di carattere sindacale, ma di un impegno nell’interesse esclusivo dei cittadini: si propone di cambiare la Costituzione con una riforma che indebolendo la magistratura, dividendo le carriere, sdoppiando il C.S.M., stabilendo che i suoi componenti siano sorteggiati (come non accade per nessun’altra categoria) prevedendo un giudice speciale che deciderà sui procedimenti disciplinari dei magistrati, si indebolisce l’autogoverno, rendendo la magistratura più debole e più vulnerabile, esposta a pressioni esterne, creando il pericolo che il P.M. indaghi solo in determinate direzioni e che il Giudice punisca o punisca più severamente le persone più deboli e meno potenti. Ecco perché l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati rappresentano presidi costituzionali del principio di uguaglianza, formale e sostanziale, dei cittadini davanti alla Legge».
Alla politica cosa suggerisce?
«Non posso, e non avrei la competenza, per suggerire qualcosa alla politica. Posso solo dire che considerata la delicatezza del tema, sarebbe stato auspicabile, forse, un dibattito di più ampio respiro, che cercasse di trovare una sintesi, come fu all’epoca dell’Assemblea Costituente, tra diverse aspirazioni e sensibilità. Ma legittimamente la politica ha proposto una riforma, che spetta agli elettori approvare o meno. Per questo invito ancora tutti ad esprimere un voto consapevole e libero da pregiudizi».





