di Olga Chieffi “
Il perder tempo a chi più sa più spiace” è il celebre ammonimento sul tempo legato alla Scuola Militare Nunziatella tratta dal Purgatorio di Dante Alighieri (Canto III, v. 78) effigiato sopra l’orologio del cortile interno del “Rosso Maniero” a Napoli. Rappresenta una massima fondamentale per gli allievi, invitandoli a non sprecare i momenti preziosi e a dedicarsi costantemente allo studio, alla disciplina e alla crescita personale. Il tempo, umana convenzione, si è fermato nella notte di San Francesco, per Arturo Amendolara, che è mancato, fisicamente, ai vivi. Un monito, quello della scuola presso la quale si è formato e in cui è voluto ritornare lo scorso aprile, per festeggiare i suoi cento anni, che ha sempre osservato per il suo lungo viaggio, che lo ha reso testimone del secolo breve per intero, da apprezzato cardiologo e non solo, pittore, appassionato ricercatore scientifico, vignaiolo, saggista. Suo il volume “Alcune ipotesi cosmologiche” (ed. Youcanprint 2026) ove guida il lettore in un percorso conoscitivo che muove dalle origini della filosofia greca per giungere ai traguardi più recenti della fisica moderna, con l’obiettivo di illustrare i meccanismi alla base dell’espansione universale e la natura intima della materia, una discesa dettagliata e comprensibile nei concetti chiave della scienza contemporanea, raccordando la relatività generale e la geometria dello spazio-tempo di Einstein con le bizzarrie della fisica quantistica e l’importanza del Bosone di Higgs, per poi esaminare i grandi quesiti legati al Big Bang, alle componenti fondamentali del subatomico, all’antimateria e all’energia oscura. “Arturo Amendolara ha saputo unire – afferma Alfonso Amendola Docente all’Università di Salerno, ma in primis persona di famiglia, amico del figlio Marco, poeta – in una dimensione decisamente leonardesca, la medicina, la ricerca, l’agire tecno-scientifico, la pittura e la lettura. In lui la curiosità non ha mai conosciuto confini né compartimenti: ogni sapere sembrava naturalmente condurre a un altro, ogni domanda aprire una nuova possibilità di ricerca. Il suo straordinario secolo di vita è un viaggio potente, con le radici profondamente immerse nel Novecento e le ali già proiettate verso il futuro. Un secolo attraversato con lo sguardo inquieto e libero di chi non si accontenta di abitare il proprio tempo, ma sente il bisogno di interrogarlo, comprenderlo, persino sfidarlo. Le sue radici appartenevano al Novecento. Ma il suo sguardo, ostinatamente, ha continuato a cercare il domani”.“L’Associazione Marco Amendolara ricorda con affetto il dott. Arturo Amendolara -ha continuato il Presidente Alfredo Nicastri – personalità poliedrica e volitiva, ha coltivato lungo l’intera vita la ricerca della conoscenza e l’amore per il bello, dedicandosi con passione alla professione medica e all’esercizio della pittura; la sua figura ha certo contribuito, anche per contrapposizione, al prender forma del versatile talento poetico del figlio Marco”. Il suo senso della res publica, qualche settimana fa, lo ha eletto a simbolo della lotta al degrado in Piazza Sant’Agostino a Salerno. Infatti, lo abbiamo visto rimboccarsi le maniche e dipingere personalmente i portici della piazza per coprire i graffiti, gli scarabocchi e gli atti vandalici che deturpavano l’area, offrendo un esempio straordinario di senso civico. Il suo gesto nasce dal desiderio di contrastare l’incuria e i disagi legati alla movida selvaggia che affliggono storicamente questo scorcio del centro storico. Arturo Amendolara, infatti, in veste di pittore, è noto per la sua capacità di attraversare tecniche e stili diversi, presentando opere caratterizzate da linee decise e colori vivaci, che segnano un progressivo allontanamento dal figurativo per esplorare nuove dimensioni espressive. Al centro della sua ricerca artistica vi è proprio il colore, inteso non solo come elemento cromatico, ma come vera e propria chiave di lettura, libera e personale, della realtà. Le sue tele diventano, così, un dialogo continuo tra forme, percezioni e sensazioni, invitando lo spettatore a una fruizione attiva e soggettiva. Questa concezione dell’imitazione artistica riflette un’aderenza alla realtà in cui la dimensione fattuale si fonde indissolubilmente con quella mnestica, per usare un termine caro alla medicina, l’evento oggettivo si impregna dei ricordi dell’autore, mentre il dato reale viene assoggettato all’universo figurativo. La realtà si trasforma così in un territorio denso di significati, articolato attraverso un repertorio di icone e reminiscenze. Tale dinamica assume una struttura formale paragonabile a quella del ciclo narrativo, in cui i confini della singola opera sfumano e si estendono fluidamente in quella successiva, configurando una vera e propria scansione di tipo romanzesco. Di conseguenza, il percorso espressivo di Arturo Amendolara è impregnato di risonanze affettive individuali che travalicano nella dimensione fantastica, Quest’ultima si concretizza come un intervallo riflessivo che l’autore frappone tra sé e l’esterno, inoltrandosi in quella fenditura che separa la realtà, dalla sua essenza profonda, all’interno di una dimensione intellettuale restituita con grande efficacia. Oggi ai familiari, agli amici, a quanti hanno incontrato sul proprio percorso Arturo Amendolara, non resta che “fare” ancora, insieme, un piccolo libro dell’anima. Cos’è cambiato, infatti, con la morte? Cosa cambia – quando l’attesa resta sospesa di fronte al compimento? L’essere andato di là, nell’invisibile, dell’artista e dell’amico ci pone assiduamente la domanda circa il di là e il di qua della soglia paurosa che tutti ci rende vili, ma anche ardenti di curiosità. La disparizione emana verso di noi il fiore di un’amara, ma nuova primavera, di un’era da esplorare, in cui ritagliare una nuova terra d’amicizia e colloquio. Pure ci sollecita l’urgenza d’intrecciare, senza sosta, visibile e invisibile, per costruirci un veicolo, non so, magico di contatto che può essere la pittura, un’immagine, una barca, una stella. Tutto cambia e tutto resta per noi tutti, se la morte rompe i sigilli e la parte di vita ch’era stata trattenuta fluisce e torna a noi, per questo rimaniamo disorientati di fronte alle morti e come presi da rimorso. Pur, tuttavia, l’amicizia se resiste oltre la morte, se si apre a quelle notti di veglia, potrà accaderle di divenire ancora più alta, spirante e ispirante e attraverso l’arte, poter continuare a parlare al presente. Questa sera, alle ore16, ci si ritroverà nella Chiesa di Sant’Agostino per ricordare la figura di Arturo Amendolara, umanissima ed eclettica, insieme alla moglie Rosellina Mele, alle figlie Marina e Silvana e ai familiari tutti, ai quali va l’abbraccio di Olga e dell’intera redazione di Le Cronache.







