Occhiuto,: svolta liberale di FI parla anche campano - Le Cronache Attualità
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Occhiuto,: svolta liberale di FI parla anche campano

Occhiuto,:  svolta liberale di FI parla anche campano

A un passo da Palazzo Chigi e da Montecitorio, Roberto Occhiuto presenta un libro e mette in movimento la politica. Alla Galleria Alberto Sordi, nel cuore di Roma, Il coraggio di governare riunisce ministri, parlamentari, protagonisti della stagione berlusconiana e liberali alla ricerca di una casa più aperta. Il libro racconta un’esperienza calabrese. La sala restituisce l’immagine di una questione nazionale. E dentro quella sala la Campania ha una presenza ampia, riconoscibile, politicamente significativa. Occhiuto arriva forte della vittoria del centrodestra alle suppletive di Reggio Calabria. Il successo di Fabio Roscioli, conquistato anche davanti alla sfida di Futuro Nazionale, accompagna il governatore fin nel centro della capitale. Quando Roscioli si presenta, il grande applauso della platea porta a Roma l’entusiasmo calabrese: quel risultato diventa un argomento politico, la dimostrazione che una proposta di governo può affermarsi senza inseguire gli estremismi. Sul piccolo palco, davanti alla libreria Mondadori, David Parenzo prova a dare un nome a ciò che sta accadendo: un precongresso? Un manifesto da portare in giro per l’Italia? Occhiuto respinge l’etichetta, ma il suo ragionamento assume progressivamente il respiro di una proposta nazionale. Libertà economiche e personali, diritti civili, modernità, capacità di attrarre giovani e riformisti: il governatore parla della Calabria e interroga il futuro di Forza Italia. «Non sono l’anti-Tajani», ripete. Ricorda il proprio ruolo di vicesegretario, i quattro anni di governo regionale che ha davanti, la libertà che gli deriva dal non dover inseguire un nuovo incarico. La cautela delle parole lascia però intatta la forza del messaggio. Occhiuto propone una direzione diversa e, con grande eleganza, diventa il punto di riferimento di chi avverte la necessità di un rinnovamento profondo. È un’alternativa che prende forma attraverso i contenuti. Un partito aperto, capace di innovare, riconoscibile nel centrodestra per la sua cultura liberale. Una comunicazione da ripensare. Una classe dirigente chiamata a misurarsi con la società, con le sue domande e con le energie che oggi restano fuori dall’offerta politica. La platea dà peso a ogni passaggio. Ci sono due ministri, Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e la sottosegretaria Matilde Siracusano. Ci sono Deborah Bergamini, Stefania Craxi, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Ugo Cappellacci e Nazario Pagano. Claudio Lotito arriva più tardi e si sistema vicino alla pedana. Tra i presenti anche Mario Occhiuto, Erica Mazzetti, Patrizia Marrocco, Cristina Rossello, Andrea Orsini, Giovanni Arruzzolo, Isabella De Monte, Paolo Emilio Russo e il presidente del Molise Francesco Roberti. Amplissima e ben visibile la delegazione campana. Uno accanto all’altro Pino Bicchielli, Annarita Patriarca, i senatori Franco Silvestro e Raffaele De Rosa e il consigliere regionale Livio Petitto. Una presenza che porta nel cuore dell’appuntamento romano il peso politico di una regione nella quale il confronto sul futuro del partito è particolarmente acceso. Poco più distante si vede Francesca Pascale, campana anche lei, che applaude con convinzione i passaggi sull’apertura e sui diritti civili. La Campania è presente in forze e partecipa a un evento che, intervento dopo intervento, supera i confini della presentazione editoriale. Ci sono poi Mara Carfagna e Luigi Marattin, arrivato insieme a Cattaneo. Si vedono Andrea Ruggieri, Pino Galati, Michele Vietti, Luigi Bisignani e Giusi Bartolozzi. Pascale e Maria Rosaria Rossi si salutano fra i flash dei fotografi. Nella galleria si ritrovano volti, relazioni e sensibilità della lunga stagione berlusconiana, insieme a figure considerate vicine a Marina Berlusconi. È un mondo che torna a incontrarsi attorno a una domanda concreta: quale Forza Italia costruire adesso? Tajani è assente e Occhiuto lo giustifica, spiegando che gli risulta impegnato a Bruxelles. A colpire, nella composizione della sala, è la totale assenza del nucleo più riconoscibile dell’ortodossia tajanea. Le presenze non costituiscono automaticamente una corrente, ma disegnano uno spazio politico: quello di una parte importante del mondo azzurro che cerca un confronto sul cambiamento. E la temperatura della platea sale proprio quando Occhiuto tocca i temi liberali. L’apertura sui diritti, la libertà delle persone, la necessità di parlare ai giovani restituiscono energia alla sala. Il richiamo a Berlusconi viene accolto come una sollecitazione a ritrovare curiosità, coraggio, disponibilità a rompere gli schemi. Gli applausi si fanno particolarmente convinti quando il governatore affronta il tema dei congressi e delle tessere. Occhiuto richiama strumenti e abitudini della Prima Repubblica, invita a discutere meno di apparati e a concentrarsi sulla capacità di attrarre e selezionare persone. È qui che il suo discorso incontra una sensibilità evidente della platea: il disagio verso un partito ancora legato a metodi del Novecento, nel quale il conteggio delle tessere rischia di prevalere sul confronto delle idee. Per la delegazione campana è un passaggio che ha una risonanza particolare. Il tema dei congressi incrocia tensioni ancora vive e domande rimaste aperte sulla partecipazione e sulla selezione della classe dirigente. La critica ai metodi superati assume così un significato molto concreto: un partito cresce se apre le porte, rende credibile il confronto e riconosce il valore di chi lavora nei territori. Se le procedure servono soprattutto a confermare gli equilibri, il rinnovamento resta una parola. Poi arriva l’immagine più incisiva: una Forza Italia che rischia di apparire «ingiallita», di parlare ai giovani come farebbero i loro nonni. Nella sala il messaggio trova ascolto perché riguarda l’identità stessa del partito: la capacità di anticipare i cambiamenti, di dare rappresentanza a chi produce, investe, chiede libertà e cerca riforme. Le dichiarazioni che accompagnano l’incontro rafforzano questa lettura. Casellati riconosce nell’esperienza di Occhiuto un manifesto liberale e riformatore. Mazzetti avverte che il 7 per cento non può bastare. Cattaneo conferma il sostegno a Tajani, ma richiama la distanza dall’obiettivo del 20 per cento. Pascale si spinge oltre e chiede apertamente un cambio alla guida del partito. Accenti differenti, che convergono sulla necessità di imprimere una svolta. Alla Galleria Sordi il rinnovamento acquista dunque una voce, una platea e un possibile interprete. Occhiuto evita l’annuncio di una sfida personale, ma rende visibile una proposta capace di raccogliere attenzione ben oltre la Calabria. La Campania, presente in massa, è dentro questa fotografia. E gli applausi sui temi liberali e sulla critica alla politica delle tessere indicano dove una parte del mondo azzurro vorrebbe andare. Il libro si intitola Il coraggio di governare. La questione aperta a Roma è se Forza Italia saprà trovare anche il coraggio di cambiare.