Sarno, omicidio panettiere, terza indagine su Sirica - Le Cronache Provincia
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Sarno, omicidio panettiere, terza indagine su Sirica

Sarno, omicidio panettiere, terza indagine su Sirica

Sarno. Ancora un’indagine a carico del 35enne Andrea Sirica a processo per aver ucciso il panettiere Gaetano Russo nel negozio di piazza Sabotino a Sarno tra il 2 e il 3 febbraio scorsi. Dopo quella sul delitto (con tre aggravanti) e l’altra di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, ora la Procura nocerina ha chiuso le indagini su un’altra vicenda collaterale. La nuova inchiesta riguarda le lesioni provocate con un coltello alla figlia di Russo e il malore, con conseguente stato di ansia durato per settimane, che il 35enne avrebbe causato alla moglie del panettiere. I canonici venti giorni di tempo per rilasciare dichiarazioni al titolare del fascicolo d’inchiesta (come da prassi) prima che la Procura chieda il rinvio a giudizio per queste accuse. La chiusura dell’indagine arriva dopo il rigetto dell’istanza sulla richiesta di abbreviato a carico dell’imputato da parte del gip Carlo Bisceglia del Tribunale di Nocera Inferiore per cui il processo in corte d’assise con il rito ordinario partirà il 15 ottobre. Russo era intento a sfornare il pane nella sua attività di piazza Sabotino, a Cappella Vecchia, a Sarno, oltre la mezzanotte del 3 febbraio scorso, quando il 35enne Sirica si sarebbe fatto aprire la porta dalla figlia del panettiere e sarebbe entrato nel locale. Durante una breve lite, dopo aver impugnato un coltello lungo 34 centimetri, trovato poggiato sul bancone dell’attività commerciale, l’imputato avrebbe colpito con 18 coltellate Gaetano Russo. Un omicidio efferato, avvenuto alla presenza della figlia della vittima, la 19enne Cristina. Proprio nei confronti di quest’ultima si sarebbero verificati anche il ferimento e le minacce oggetto della terza inchiesta, conclusasi in queste ore. Il processo principale dovrà stabilire anche l’esatto movente della lite, elemento fondamentale per ricostruire i contorni dell’azione omicidiaria, anche perché era stata la stessa figlia ad aprire la porta, chiusa dall’interno, all’arrivo del 34enne, ben conosciuto da tutti in quanto cliente abituale del locale. Al processo principale, quello per l’omicidio, ha deciso di costituirsi parte civile anche Palazzo San Francesco per il danno d’immagine.