Salvatore Memoli
Oggi più che mai abbiamo bisogno di riprogrammare i valori che regolano la grande idea dell’Euromediterraneo. Ci sono principi che si sono logorati, sotto l’effetto di un sovranismo europeo che dimentica la sua stessa storia. Non basta mostrare una generica attenzione geografica, si dimentica la storia di un lungo periodo di sfruttamento e di contaminazione culturale di molti popoli coloniali. Il loro rispetto, la stima del loro apporto sul comune Mediterraneo non può prescindere da un esame rigoroso delle evoluzioni politiche dei singoli Stati che hanno, lo si voglia o meno, un influsso diretto sulla stessa Europa. L’idea di una relazione politica internazionale tra Europa ed i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo non era una genialità velleitaria, seguiva un pensiero politico dell’Occidente che si apriva come ombrello di valori politici, economici, commerciali che aprivano confini per restituire serenità politica a tutti.Anno dopo anno si indebolisce un progetto politico importante, sotto l’influsso di aspetti particolari internazionali e la considerazione di una domanda di maggiore integrazione che nasce anche dal basso, fino a spingere flussi incontrollati di nordafricani verso obiettivi di benessere che si vorrebbero condividere. Il tema non è facile e ha i suoi risvolti terribili di incomprensioni, di reazioni esagerate, da una e l’altra parte delle sponde. I clandestini sono tanti. Perché sono tali? Perché in un programma Euromediterraneo importante non si considera la possibilità di flussi regolari che possano garantire all’Europa braccia e menti utili ai grandi programmi produttivi? L’Europa potrebbe essere ancora una risposta alle aspirazioni dei popoli in via di sviluppo. Fermare questa aspirazione potrebbe essere drammatico, sul piano psicologico, per gli equilibri politici dei Paesi del Nord Africa, purtroppo oggetto degli appetiti di espansione di Governi di Paesi ambiziosi che riducono la politica a identità religiosa islamica ed hanno un rapporto col benessere che si coniuga con le armi e la sottomissione dei corrotti. Una risposta utile, fino a questo momento l’ha garantita la Presidente del Consiglio d’Italia Meloni. La sua disponibilità, anche con il Piano Mattei, ha dato risposte ad alcuni Paesi, come la Tunisia. La riduzione degli sbarchi é un risultato evidente, sotto gli occhi di tutti. Ciò che é positivo per l’Italia è l’Europa diventa, purtroppo, un peso per i Paesi firmatari degli accordi e per i loro rappresentanti politici. In Tunisia il presidente della Repubblica Saïed garantisce lealtà agli accordi internazionali ma subisce le lamentele di molti ambienti che denunciano la presenza di troppi clandestini del centro Africa sul suolo tunisino. Tutto ciò diventa un peso politico per la Tunisia ed esige la capacità di gestione della realtà locale, con aiuti economici per rafforzare il controllo pubblico delle aeree interne e delle coste tunisine. Il grande pericolo di un Nord Africa chiuso, rifiutato dall’Europa, facilita il ripiegamento con rampanti potenze che mirano ad avere il controllo di territori dell’aria euromediterranea, per sviluppare una strategia di pressione sull’Europa di domani. In questo processo tritatutto c’è la tragedia del nostro presente ed i prodromi di un futuro incerto dell’Euro Mediterraneo. Sembra che nessuno se ne renda conto, che nessuno avverta quello che avviene in una condizione di anestesia dell’Europa che reagisce soltanto per respingere i clandestini. A quando un piano di aiuti concreti, con regole nuove, controlli d’investimenti e trattati che risentano di chiarezza di diritto e di obiettivi condivisi? Perdere ancora tempo sarà un disastro annunciato, amaramente riferito per tempo. Ma, interessi,relazioni internazionali, egoismi, tutto ci lascia pensare che non deve andare così! L’Europa é fin troppo lontana dai problemi reali della Tunisia, ciò acuirà la crisi di un territorio africano che potrebbe scoppiare senza utili interventi.










