Atletica: addio a Berruti, 'Livio rubacuori' di Roma '60 - Le Cronache Attualità
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Atletica: addio a Berruti, ‘Livio rubacuori’ di Roma ’60

Atletica: addio a Berruti, ‘Livio rubacuori’ di Roma ’60

Un giovane sottile, occhiali scuri e calzini bianchi che corre come un ‘Mercurio’ e dopo l’arrivo incespica come se la dimensione divina si fosse interrotta dopo venti secondi e cinque decimi, record del mondo dei 200 metri. Incredibile. E’ questa l’immagine piu’ bella di Livio Berruti, scomparso all’eta’ di 87 anni dopo una breve malattia nella sua Torino lasciando la moglie Silvia. Quel momento indimenticabile e’ datato 3 settembre 1960, Roma, stadio Olimpico, ancora scoperto. Livio Berruti quel giorno era diventato il primo campione olimpico non nordamericano dei 200 metri in un anno importante caratterizzato dalle proclamazioni di indipendenza di tanti Stati africani ma anche da ‘La dolce vita’ di Federico Fellini che vinse la Palma d’Oro al Festival internazionale del film di Cannes. Berruti restera’ per sempre un simbolo della rinascita dell’Italia. La sua vittoria e’ una delle immagini del miracolo economico italiano, alla stregua di Domenico Modugno vincitore del Festival di Sanremo nel 1958 con ‘Volare’. Da quel giorno memorabile sono trascorsi oltre sei decenni. Quelle di Roma ’60 erano state le Olimpiadi che resero celebre Livio ma anche i pugni di Cassius Clay (il futuro mito Muhammad Ali) e Nino Benvenuti, e la corsa a piedi nudi di quel sergente etiope di nome Abebe Bikila.Storia dell’Olimpismo, storia di sport. Roma ’60 fu l’Olimpiade di quel ‘Livio rubacuori’ attratto dalla bellezza di Wilma Rudolph, la velocista che sconfisse la poliomielite e correva con delle speciali protesi. E’ proprio da quella fantastica ‘gazzella nera’, trionfatrice all’Olimpico dei 100, 200 e staffetta 4×100, che rese celebre Berruti. Una delle foto piu’ belle, cariche di sentimento di quell’Olimpiade, fu proprio il ritratto di Livio e Wilma mano nella mano nella zona del Foro Italico. Ad ammaliare Livio era stato il sorriso, lo sguardo pieno di gioia di Wilma. Tra i due ci fu subito sintonia anche se ognuno parlava la propria lingua. Gli allenatori americani non permettevano incontri ‘privati’. Rudolph e’ scomparsa nel 1994 a soli 54 anni a seguito di una malattia al cervello. Berruti, che e’ stato uno degli alfieri della bandiera olimpica alla cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Torino 2006, indicava, pero’, sempre il momento piu’ bello della carriera ai Mondiali militari nel 1961 a Bruxelles. Dopo aver vinto la gara in quello stadio che 24 anni divento’ tristemente noto per la strage dei tifosi della Juventus, l’Heysel, un signore anziano si avvicino’ piangente, le prese le mani e le bacio’. Il soprannome di Berruti era anche ‘poliziotto piu’ veloce del mondo’. Le Fiamme Oro era il ‘suo’ gruppo sportivo dopo aver militato nel Cus Torino. Conclusa la carriera sportiva aveva lavorato alla Fiat. Livio Berruti era stato al centro anche di due curiosi episodi sportivo-politico-sentimentale. Invitato per una gara a Mosca, sul volo da Milano a Praga, prima di proseguire per la capitale dell’Urss, lo sprinter piemontese intraprese un dialogo con il suo vicino di posto. Si trattava di Francesco Moranino, partigiano comunista che stava fuggendo dall’Italia perche’ condannato per aver favorito l’uccisione di partigiani non comunisti. Berruti in un secondo viaggio a Mosca incontro’ la sua, come ha sempre definito, ‘fidanzata russa’. Grazie ad una atleta polacco che fece da interprete, la ragazza sali’ sul taxi ma il tassista non parti’. A quei tempi c’era il divieto per i sovietici di familiarizzare con gli occidentali. La cosa doveva restare ‘segreta’, non solo alla polizia, ma piu’ tardi tutti gli atleti presenti vennero a conoscenza della ‘fidanzata russa’ di Livio, quel giovane italiano del Nord dagli occhiali scuri che esalto’ l’Italia e anche il mondo.