Omicidio Vassallo, Acciaroli come Garlasco - Le Cronache Ultimora
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Omicidio Vassallo, Acciaroli come Garlasco

Omicidio Vassallo, Acciaroli come Garlasco

Di Antonio Manzo

Omicidio Vassallo, rovinata la vita di un indagato “eccellente”, distrutta quella di una famiglia del sindaco ucciso in una domenica di settembre di quindici anni fa, da quel momento perennemente in comprensibile bilico nella ricerca di un colpevole o dei colpevoli e la frettolosità di un circo mediatico-giudiziario che offre pagine scritte con il “ce l’abbiamo fatta”. Invece non è affatto così. Garlasco non ha mare, Acciaroli sì. Nella Lomelllina si sono persi in una traccia scoperta in casa. Ad Acciaroli da quel giorno di 16 anni fa anche la Bandiera Blu è ammainata per il dolore. Ma sarà vero? E, poi, è giusto ripescare la tragedia mentre le spiagge affollate pensano a ben altro, gettarsi a mare in un’acqua limpida e non farla diventare torbida dal ricordo di sangue? Tolta la schiuma delle chiacchiere c’è una verità non scoperta da 16 anni. E dopo l’assoluzione di uno degli imputati, tale Romolo Ridosso, gli imputati ora restano due, l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi e il pentito Eugenio d’Altri. Perché il presunto direttore d’orchestra del depistaggio delle prime indagini sul delitto, il colonnello dei carabinieri, dopo sette masi carcere non solo è stato scarcerato dalla Cassazione per inesistenza degli indizi ma gli hanno dovuto pure fare le scuse. Cagnazzo non è Stasi, finito da un decennio in carcere. Né è Sempio, ora il nuovo sospettato dell’omicidio di Chiara Poggi. E’ , invece, come se lui nel giallo di Acciaroli fosse un colpevole a metà, indagato ma non imputato, né giudicato da un tribunale, ma già colpevole secondo quei criteri del populismo penale che accetterebbe perfino false ed immaginifiche condanne pur di tacitare cattive coscienze (anche quelle dei magistrati) e, soprattutto, dare in pasto all’opinione pubblica colpevoli giudicati dal circo mediatico-giudiziario. Acciaroli è uno strano caos di cronaca nera e giudiziaria affollato da influencer paesani e cronisti che corrono nel percorso della gogna mediatica tra Procure e redazioni per assecondare il giusto e comprensibile diritto umano “di guardare negli occhi gli imputati che sono coinvolti nell’omicidio di mio padre Angelo”. Ma poi la svolta e l’amarezza di Antonio, il figlio di Angelo. Il Gup Giovanni Rossi del Tribunale di Salerno assolve Romolo Ridosso per “non aver commesso il fatto”. Il pubblico ministero, invece, aveva chiesto una condanna di 7 anni e 4 mesi per l’ex collaboratore di giustizia. Ora la procura della Repubblica (le indagini all’epoca dell’omicidio furono di Franco Roberti, successivamente dei pm antimafia Elena Guarino) secondo la ricostruzione accusatoria ha impugnato la sentenza e depositato il ricorso in Appello con un atto del procuratore generale facete funzioni Elia Taddeo e dell’attuale procuratore della Repubblica Raffaele Cantone dall’aprile 2026 in carica., Il Presidente della Fondazione Dario Vassallo ha subito dichiarato: “Alla luce di quello che è successo posso dire che questa sentenza era nell’aria. Dopo il non luogo a procedere nei confronti di Cagnazzo, resta un quadro che per noi continua a essere assurdo. La Procura aveva chiesto sette anni e quattro mesi, mentre la difesa aveva sostenuto una posizione diversa rispetto alle accuse. Il giudice è arrivato alla conclusione che Ridosso non c’entra nulla in questa vicenda”. Resta il mistero tra assoluzioni e piste inesplorate nelle indagini perché ferme sul movente del traffico di droga scoperto e denunciato da Angelo Vassallo. Prima pista fra tutte del tutto inesplorata quella della denuncia e opposizione di Vassallo contro un la costruzione di 116 villette che avrebbero dovuto costruire a Montecorice sull’unica spieggia del paese costiero. .