di Marco De Martino
SALERNO – Kees de Boer (nelle foto di Gambardella) si tiene stretto la Salernitana. Il centrocampista olandese, in una lunga intervista al sito VoetbalPrimeur in cui ha parlato anche dei suoi inizi in patria, della sua esperienza in Inghilterra allo Swansea, dell’offerta giunta dall’Arabia Saudita ma rifiutata e di quella arrivata dalla Ternana, ha illustrato diffusamente il suo impatto con la realtà salernitana esprimendo la propria voglia di recitare un ruolo da protagonista nella prossima stagione, sempre a Salerno: «Credo di aver avuto un problema di abbondanza la scorsa estate. Avevo disputato una buona stagione e segnato nella finale dei playoff per la promozione (Pescara-Ternana nda). Quella partita è stata vista da milioni di persone in televisione. Il calcio in Italia è davvero vissuto intensamente, anche in Serie C. Solo in Italia avevo una decina di club interessati a me. Alla fine ho scelto la Salernitana. È considerata una grande società in Italia, con una tifoseria importante. Ho un buon contratto e Salerno è una città bellissima in cui vivere. Qui la vita è fantastica e c’è un aeroporto vicino per la mia ragazza che è all’ultimo anno di università. L’idea è che dal prossimo anno si trasferisca qui definitivamente. Sono stati questi piccoli dettagli a fare la differenza nella scelta di firmare per questo club, con la speranza di ottenere subito la promozione».
IL BILANCIO IN GRANATA Nonostante l’obiettivo fallito, de Boer è contento e soddisfatto del suo primo anno alla Salernitana: «Abbiamo comunque riacceso l’entusiasmo della città. L’ultima volta che lo stadio era stato così pieno credo fosse tre anni fa, in Serie A contro il Milan. In Italia sono diventato più maturo, sia dentro che fuori dal campo. Rispetto ai Paesi Bassi, qui il calcio è più tattico. Ci sono giocatori più intelligenti tatticamente, molti dei quali hanno giocato per anni in Serie A. Ogni stile di gioco ti insegna qualcosa e, prendendo un po’ da ciascuno, diventi un calciatore più completo. In Italia si aspettano soprattutto che tu sia affidabile. È un aspetto in cui sono cresciuto molto». Per de Boer giocare in terza serie non è affatto un declassamento, anzi: «Penso che le migliori squadre di Serie C abbiano un livello paragonabile alla parte bassa dell’Eredivisie (la serie A olandese nda). Quando si sente parlare di Serie C, molti si chiedono che livello possa essere. Anch’io la pensavo così da piccolo, ma è un modo di pensare molto sbagliato. Il terzo livello del calcio italiano non è certo per dilettanti. Per il momento sto benissimo alla Salernitana. Forse non sono il tipo di giocatore che cercano i club olandesi. In Italia mi sento completamente a casa e adoro la vita qui. Per almeno sei mesi all’anno vivi praticamente in una località di vacanza per clima e posizione geografica. E anche in inverno si sta molto meglio che nei Paesi Bassi. Dopo l’allenamento puoi andare direttamente in spiaggia. Mettendo insieme tutti questi aspetti, mi vedo ancora qui a giocare per diversi anni. Per ora l’obiettivo è semplice: conquistare la promozione con questo club. La Salernitana è una società troppo grande per la Serie C, per dimensioni, stadio, città e tifosi».
I “DIFETTI” ITALIANI Non solo aspetti positivi ma anche qualche difetto secondo de Boer: «L’unica cosa che mi ha sorpreso è che il 95% delle persone non parla inglese. Quando arrivai a Terni avevo soltanto due compagni di squadra che parlavano inglese, tutti gli altri no. Quindi, a tutti i calciatori che vengono in Italia, consiglio di imparare subito la lingua. Ormai riesco a parlare abbastanza bene ed è davvero necessario. Più vai a sud, più i tifosi sono appassionati. Io sono piuttosto tranquillo: anche se perdiamo una partita e ho degli ospiti, vado comunque a cena fuori. Può capitare che un tifoso si avvicini e ti dica che devi fare di più», ha concluso un Kees de Boer che ha già le idee chiare per la prossima stagione: recitare un ruolo da protagonista con la maglia della Salernitana.





