Sarno. Sarebbe arrivata con il cordone ombelicale ancora attaccato alla giovane madre residente a Terzigno e di origini cinesi, la neonata partorita da poche ore e poi giunta cadavere al Martiri del Villa Malta di Sarno insieme alla 16enne cinese residente a Terzigno accompagnata dal padre. Proprio da paese di provenienza la famiglia sarebbe sconosciuta alle anagrafe e soprattutto ai servizi sociali. Il decesso sarebbe avvenuto lontano da Sarno, dove gli operatori sanitari nonostante 40 manovre effettuate per salvarle la vita non ci sono riusciti. Ma prima di giungere presso il pronto soccorso dell’ospedale di Sarno, la giovane madre sarebbe stata accompagnata in una clinica di San Giuseppe Vesuviano i cui operatori sanitari l’avrebbero consigliata d recarsi al Villa Malta. Per ora, intanto, escluse colpe per il personale medico e infermieristico del nosocomio di via Sarno Palma con inchiesta aperta dalla procura di Nola, che agisce per competenza territoriale. Proprio i medici del Martiri del Villa Malta non hanno potuto fare nulla: quel corpicino era già morto e attenendosi al regolamento hanno allertato i carabinieri della locale Stazione. Quando la neonata è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno insieme alla madre 16enne di origine cinese, “era già priva di parametri vitali”. A chiarirlo è stato Nicola Grimaldi, direttore sanitario del presidio ospedaliero. La direzione sanitaria dell’ospedale ha assicurato piena collaborazione agli inquirenti. Contestualmente è stato disposto anche un audit interno per verificare nel dettaglio tutte le procedure attivate dal personale sanitario durante la gestione dell’emergenza.La piccola sarebbe stata partorita nel bagno e si presume intorno alle tre e le quattro, senza nemmeno tagliare successivamente il cordone ombelicale. I genitori, resisi conto di quanto accaduto, avrebbero soccorso la figlie e la neonata portandola in una clinica di San Giuseppe Vesuviano che avrebbe indirizzato la famiglia cinese all’ospedale di Sarno. Quando ormai era iniziato ad albeggiare, la 16enne e la neonata sono arrivati al Pronto soccorso: i medici hanno tentato di rianimare la piccola per oltre 40 minuti, senza riuscirci. E gli inquirenti dovranno soprattutto appurare perché la struttura vesuviana non abbia preso in carico la madre e la bambina anziché lasciarli andare. Saranno le indagini di competenza della procura di Nola per ricostruire quanto accaduto e i contorni della tragedia. La 16enne è rimasta ricoverata all’ospedale sarnese per le cure del caso, avendo partorito da poco e in condizioni difficili, assistita dai medici e dalle infermiere del reparto di Ginecologia, cercando di superare anche le difficoltà di comunicazione. Sequestrata la salma che è nell’obitorio dell’ospedale per l”autopsia, e tutta la documentazione sanitaria relativa all’arrivo della piccola che ha vissuto solo poche ore. Sarà probabilmente l’esame irripetibile a ricostruire le cause e i tempi che hanno causato il decesso della neonata. Si indaga anche sulla storia personale della baby mamma. Si sospetta che la 16enne non avesse rivelato la gravidanza ai genitori per timore di innescare la loro reazione. L’inchiesta cercherà anche di appurare chi sia il padre, che potrebbe essere un italiano del posto, in particolare se maggiorenne e di quanto, il che potrebbe configurare un reato molto grave, come quello di violenza pur se la ragazza fosse consenziente. Da valutare quanto accaduto dalla nascita alla corsa in clinica e poi al Pronto soccorso. Le indagini potrebbero anche rivolgersi alla comunità cinese, in presenza massiccia nel Nolano, per stabilire se fosse nota la gravidanza della 16enne e in quale ambito sia maturata. Si cercherà pure di appurare se la ragazza frequentasse una scuola e se all’interno della sua classe fosse conosciuto il suo stato di gravidanza e perché non si fosse attivata una rete di supporto per aiutare la 16enne.





