Jacopo Sipari torna a Salerno - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Musica Spettacolo e Cultura

Jacopo Sipari torna a Salerno

Jacopo Sipari torna a Salerno

di Olga Chieffi

 

 

 

Maestro Jacopo Sipari, ritorno a Salerno, dopo essersi imposto nell’ennesimo concorso e immediatamente catapultato in un tour de force di prove, per questo prestigioso gala, alla testa dei suoi allievi con la Signora Pratt, preludio alla “Die lustige Witwe” di Franz Lehàr che inaugurerà l’anno accademico, quali sensazioni?

“Sono molto contento di essere ritornato qui a Salerno il conservatorio che mi ha accolto quando ho preso la decisione di voler intraprendere anche la carriera di docente di esercitazioni orchestrali. Mi è costato questo ritorno un ulteriore concorso al quale ho partecipato proprio per il grande amore che nutro per questa città, il suo teatro, anche se il Gesualdo da Venosa, mi resterà, comunque, nel cuore. Ritrovo gli allievi che ho lasciato al primo anno, ulteriormente maturati, pronti ad affrontare programmi e cimenti importanti, come questo gala che vede protagonista una delle più grandi e acclamate belcantiste mondiali, quale è Jessica Pratt. Concerto che farà da preludio al titolo di Lehàr, che ci vede ancora una volta nel cartellone del Teatro Verdi di Salerno”.

Ha già realizzato una Lucia di Lammermoor con la Signora Pratt sul palcoscenico dell’Opera nazionale di Tirana, lei ambasciatore del segno pucciniano, come affronta questo repertorio, fatto di personalità fragili, che impazziscono per amore, pallide, allucinate, che a volte però rinascono?

“E si io sono un direttore pucciniano e, avendo studiato tanto per questo concerto con la Signora Pratt, ho scoperto di esserlo ancor di più. Amo tutto di Puccini, melodia, orchestrazione, sentimenti, e le eroine pallide ed emaciate, quanto le eroine dei ballet blanc, non sono nelle mie corde. Ma, lavorare con la Pratt è veramente un privilegio, una donna di straordinaria serietà e professionalità, davvero l’unica che riesce a interpretare questo tipo di repertorio, tanto da farmelo piacere. Il programma è veramente impegnativo, lo è per me in primo luogo, ma anche per i ragazzi. Non è semplice, in primis perché avranno da essere “voci sole”, quindi, strumenti scoperti, stranianti, quali il flauto e l’oboe, che dialogano con il soprano, in particolare i legni, una nuova avventura anche per me, che ai quarant’anni ci può stare”

Apollo e Dioniso hanno diviso sin da subito l’estetica e la sociologia della musica europea. Su questa linea non possiamo non incontrare il “puro folle” Parsifal, che si lega al leitmotiv dell’ultima cena dei cavalieri linea spoglia che rappresenta la sfera del Graal, la coppa umile, simboleggiante l’eterna ricerca, è questa la “vocazione” per vivere di musica, di arte?

“Ai tempi del liceo, amavo un libro e Eric Robertons Dodds, “I greci e l’irrazionale”, un volume in cui si discerne proprio dell’ Ἄτη, rovina, inganno, dissennatezza che s’impadronisce della mente, obnubila la coscienza, rende provvisoriamente folli e che proviene unicamente da Dio. Personalmente, ho incentrato l’intera mia vita in questa esatta commistione tra l’apollineo e il dionisiaco, che non si raggiunge mai poiché c’è sempre la prevalenza dell’uno o dell’altro, ma in questo repertorio ha da cercarsi l’apollineo, poiché queste donne, in queste scene, sono prive di quella verità, di quella violenza (dopo il passaggio alle morti eroiche dei tenori, ritroveremo in Carmen (n.d.r.) e mi costringono alla ricerca di un suono completamente diversa, unitamente alla direzione. Tecnica apollinea e perdita del senno per allontanarsi dalla terra e avvicinarsi a Dio, ma io non posso non cercare la ragione nell’esecuzione, per sostenere la Pratt, che ritengo un’artigiana della sua voce e in queste scene ed arie abbisogna della massima intonazione e precisione e proprio per questo credo che per gli studenti sia un’esperienza estremamente didattica”.

Su quali palcoscenici internazionali la porterà il vento d’estate?

“L’estate inizierà a Plovdiv per un’esecuzione dei Carmina Burana di Carl Orff, in occasione del centenario del Teatro, quindi, Suor Angelica e Gianni Schicchi con l’Opera Nazionale del Kosovo, ad inaugurare luglio, quindi un fine luglio a Varna per la Turandot del centenario con Sajoa Hernandez e il tenore Vincenzo Costanzo che debutta il ruolo di Calaf e il 29 un gran gala pucciniano con protagonista Ermonela Jaho. L’intero mese d’agosto mi dedicherò alla XLII edizione del Festival Internazionale di Mezza Estate in Tagliacozzo, quindi, spero di riuscire a dirigere in Israele per la Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47 di Dmitri  Shostakovitch e il concerto per pianoforte ed orchestra di Maurice Ravel con Giuseppe Albanese”.

Richiesta di musica e opere contemporanee da parte del Ministero, ma il pubblico? Lei allievo del Maestro Marco Angius come si pone difronte al mondo musicale attuale?

“Sono veramente contento poiché un mio collega del Conservatorio de’ L’Aquila, Fabio Massimo Capogrosso, lui allievo del Maestro Sergio Prodigo e Carlo Crivelli, io di Mauro Cardi, ha vinto il David di Donatello, premiato come Miglior Compositore per le musiche del film Primavera, diretto da Damiano Michieletto. Io ho sempre studiato la musica contemporanea, amo Krzysztof Penderecki e il mio sogno è dirigere la sua Passione secondo Luca, ho i miei limiti, ma seguo con piacere, grazie agli strumenti che mi ha dato il Maestro Angius per comprenderla, ne ammiro la grandezza dei grandi compositori quali Scelsi e l’intera scuola italiana, ma onestamente eseguire in concerto mi creerebbe dubbi sul penetrare fino in fondo le ragioni estetiche del compositore. Con i dettami del ministero siamo sempre più obbligati e qui, rispondo in veste di direttore artistico, che da una parte son pur d’accordo ad inserire musica di autori viventi e pure giovani, dall’altra il pubblico che sottoscrive la verità, ovvero che il più delle volte diserta, e quindi bisogna cercare di accoppiare il titolo amato con la proposta di oggi, originale”.

Ci sono autori che sfuggono al sistema Sipari? C’è qualche compositore che la pone in difficoltà?

“Vorrei studiare tanto il primo Richard Wagner, ovvero Lohengrin, Tannhäuser o Die Meistersinger von Nürnberg. Sono arrivato a desiderare di dirigere Wagner attraverso Richard Strauss e amo la musica totalizzante, ovvero l’utilizzo globale dell’orchestra, come Gustav Mahler, e so’ che il percorso di studio è ancora lungo per trovare la mia personale lettura di questi autori. Fuori dal “sistema” Sipari, ci sono autori quali Robert Schumann, anche se ne ho diretto la IV sinfonia a Lipsia, il belcanto, credo più in Vincenzo Bellini che Gaetano Donizetti, mentre di Wolfgang Amadeus Mozart mi piace affrontare la sua musica sacra”.