La Procura regionale della Corte dei Conti della Campania ha notificato due citazioni in giudizio nell’ambito della vicenda relativa alla Ctp, storica azienda di trasporto pubblico su gomma dell’area metropolitana di Napoli, posta in liquidazione e le cui attività sono state assorbite dal 2022 principalmente da AIR Campania ed Eav.
Secondo quanto emerso nel corso di un incontro con la stampa convocato dal procuratore regionale Giacinto Dammicco, il danno erariale complessivo contestato supera i 20 milioni di euro per il periodo compreso tra il 2003 e il 2022. Una delle due udienze è fissata per il prossimo 10 novembre.
Nel primo giudizio risultano citate cinque persone, tra dirigenti e l’ex sindaco della Città metropolitana di Napoli, Luigi De Magistris; nel secondo sei revisori dei conti, uno dei quali deceduto. Al centro delle contestazioni il “soccorso finanziario” e le ripetute ricapitalizzazioni effettuate negli anni in favore della società partecipata, nonostante l’aggravarsi della crisi economico-finanziaria.
«La fuoriuscita di denaro pubblico non ha prodotto alcun vantaggio», ha spiegato Dammicco, sottolineando come negli anni siano stati erogati «milioni e milioni» senza un piano industriale in grado di garantire il ritorno in bonis della società, che per un paio d’anno non ha neppure avuto la possibilità di approvare bilanci.
Secondo la Procura, dal 2015-2016 «non era più ragionevolmente concepibile» proseguire con ulteriori esborsi pubblici. «Non c’era – ha aggiunto Dammicco – nessuna possibilità di recuperare i soldi che venivano continuamente erogati dalla Città Metropolitana».
La crisi più grave della Ctp, ha ricordato il procuratore, è iniziata nel 2012. La Procura contabile contesta in particolare circa 11 milioni di euro riferiti al 2019, mentre per gli anni precedenti vengono chiamati in causa anche i revisori per non avere segnalato adeguatamente le criticità, consentendo così il decorso della prescrizione su parte dei danni. «Il fallimento del 2022 era l’unica soluzione possibile perché non c’era più alcuna altra via», ha sottolineato Dammicco.
«Una vicenda molto complessa, con montagne di carte lette, perché l’azione va esercitata nel complesso dei diritti di tutti. Prima di poter dire qualsiasi cosa in un senso o nell’altro occorre approfondire correttamente tutti gli argomenti», ha spiegato Ferruccio Capalbo, Vice Procuratore generale della Corte dei Conti della Campania.
Secondo Capalbo, il nodo centrale dell’inchiesta riguarda le reiterate ricapitalizzazioni della società protrattesi «per oltre vent’anni», anche «quando ormai non c’era più nessuna speranza di risolvere la situazione». «Si trattava semplicemente di continuare a versare denaro per una società che non erogava il servizio in maniera corretta e che non si riprendeva. Tanto è vero che poi è fallita», ha aggiunto.
Il Vice Procuratore generale ha sottolineato come, al momento delle ricapitalizzazioni contestate, la società garantisse un servizio inferiore di oltre il 50% rispetto ai chilometri previsti e finanziati dalla Città Metropolitana. Contestato inoltre il mancato rinnovo del parco autobus nonostante ulteriori contributi pubblici destinati a tale finalità.
«Gli interessi dei lavoratori sono sacrosanti e vanno tutelati, ma ci sono anche gli interessi della collettività, dell’erario e del servizio pubblico», ha aggiunto Capalbo riferendosi alle motivazioni che avalla vano le richieste continue di denaro e facevano leva sui posti di lavoro e sulla conseguente tutela della società anche quando non c’era più niente da fare, evidenziando la necessità di «trovare una soluzione che possa equilibrare tutti gli interessi», compresi quelli della tutela della collettività e del denaro pubblico, senza che uno prevalga sugli altri.
Sul tema del danno erariale, Capalbo ha ricordato che amministratori e dirigenti pubblici «rispondono solo quando c’è una colpa gravissima» e che il denaro pubblico «deve essere gestito con il doppio dell’attenzione», secondo criteri di ordinaria prudenza e buona amministrazione. Alla conferenza erano presenti anche i vice procuratori generali Raffaella Miranda e Davide Vitale.





