Tuttavia, il clima di esultanza che si respira tra i comitati civici si scontra duramente conla posizione di Confindustria e della proprietà. Antonio Sada, Presidente di Confindustria Salerno, ha espresso una visione radicalmente opposta, parlando di un errore grave che colpisce il tessuto industriale. “Quella che coinvolge le Fonderie Pisano è una vicenda di dignità industriale e di valore collettivo. Non siamo davanti ad un’azienda che rifiuta il cambiamento, ma ad un imprenditore che da oltre dieci anni cerca una soluzione seria e responsabile per garantire la continuità produttiva ed occupazionale, nel pieno rispetto delle norme. La proprietà era ed è pronta a delocalizzare in un’area idonea, adeguare per il transitorio l’attuale sito ed investire in un nuovo stabilimento all’avanguardia, adottare tecnologie innovative e sostenibili, ridurre le emissioni e realizzare un impianto totalmente decarbonizzato. Un progetto che coniuga sviluppo industriale e tutela ambientale, salvaguardando il lavoro e le maestranze. Eppure, a fronte di questa disponibilità, la risposta è sempre la stessa: porte chiuse e dinieghi. Manca ancora la concessione del suolo necessaria per la delocalizzazione. È il paradosso della sindrome NIMBY: si dice di voler difendere il lavoro, ma si mettono a rischio posti reali ed intere famiglie; si invocano investimenti sostenibili, ma si respingono proprio quelli che vanno in quella direzione. Questa non è tutela del territorio, è mancanza di visione. Perché dire sempre “no” è facile; molto più difficile è assumersi la responsabilità di governare il cambiamento, accompagnarlo e renderlo possibile in modo intelligente. Bloccare un nuovo progetto industriale conforme alle norme non è prudenza: è un errore grave. Così non si colpisce solo un’azienda, ma una comunità fatta di lavoratori, famiglie e competenze costruite negli anni. Far chiudere un’impresa storica che si impegna ad evolvere è una sconfitta per la politica, per il lavoro, per il territorio e per il Paese. L’auspicio è che la Regione Campania trovi una soluzione condivisa per un periodo transitorio e si attivi per rendere disponibile un’area dove poter realizzare la delocalizzazione, prima che sia troppo tardi. Serve massimo tempismo per evitare che l’azienda perda completamente il passo”.





