Salerno si trova a un bivio cruciale per il suo sviluppo urbanistico e marittimo. In un’epoca in cui la transizione ecologica non è più un’opzione ma una necessità impellente, la gestione del litorale cittadino richiede una visione che sappia guardare oltre il presente. La proposta di riqualificazione dell’area marina antistante il quartiere Pastena emerge proprio da questa urgenza: trasformare un tratto di costa attualmente “negato” alla cittadinanza in un modello di sviluppo integrato. Non si tratta di un’iniziativa calata dall’alto o mossa da interessi speculativi, ma di un contributo libero e scevro da preconcetti, inoltrato dal cittadino Achille Parisi, che ha inteso offrire alla collettività una soluzione concreta per ricucire il rapporto tra Salerno e il suo mare. Il punto di partenza di questa analisi è una realtà infrastrutturale in profonda mutazione che sta ridisegnando il volto del capoluogo. Il Porto Commerciale, perno dell’economia locale, si sta evolvendo verso una specializzazione sempre più spinta. Il prolungamento dei moli per le grandi navi da crociera e la trasformazione del molo Manfredi in un terminal d’eccellenza per il traffico passeggeri e il piccolo cabotaggio hanno reso incompatibile la permanenza dei vecchi pontili da diporto. Questa necessaria razionalizzazione ha però creato un vuoto logistico: una domanda crescente di posti barca che oggi non trova risposta e che rischia di penalizzare l’indotto turistico. Sebbene il raddoppio del Porto Masuccio Salernitano verso la foce dell’Irno rappresenti una boccata d’ossigeno, da solo non basta a sostenere l’ambizione di Salerno come polo nautico di riferimento per l’intero Tirreno. In questo scenario, l’area di Pastena individuata da Achille Parisi non viene scelta a caso. Si tratta di una zona che oggi soffre di un paradosso: pur essendo una delle zone più popolose e vitali della città, il suo affaccio diretto sul mare è parzialmente compromesso da barriere fisiche e da uno stato di fatto che la rende inaccessibile e priva di pregio funzionale. La proposta progettuale mira a scardinare questa inerzia utilizzando intelligentemente i principi della Blue Economy. Questo significa attingere a finanziamenti agevolati europei nati per proteggere l’ambiente marino favorendo, al contempo, una crescita economica che non sia predatrice ma rigenerativa. Uno dei timori più frequenti quando si parla di nuovi approdi è la perdita dell’identità locale, ma il progetto Parisi fa della conservazione storica il suo punto di forza. Il cosiddetto “porticciolo” di Pastena — quel microcosmo dove le barche da pesca riposano all’ombra delle case e dove la socialità si esprime in modo spontaneo — viene considerato un “luogo dell’anima” intoccabile. L’intervento si sviluppa infatti verso levante, a partire dal limite del porticciolo esistente, senza intaccare la darsena storica o l’arenile demaniale utilizzato dalle famiglie. È una scelta di campo netta: non sottrarre spazio ai cittadini, ma aggiungerne di nuovo laddove oggi regna l’abbandono. La spina dorsale dell’intervento è il prolungamento della passeggiata esistente per circa 300 metri. Immaginiamo un percorso pedonale che ricalchi fedelmente lo stile del vecchio porticciolo, estendendosi verso il nuovo pennello realizzato con i precedenti interventi di ripascimento. Qui, la nuova banchina a terra non sarà un semplice manufatto tecnico, ma un vero e proprio “fronte del mare” attrezzato con verde pubblico, aree di sosta e servizi di alta qualità per l’utenza. Si tratta di una ricucitura urbana che trasforma una linea di costa degradata in uno spazio tridimensionale vivo, sicuro e illuminato, dove la nautica sportiva e il diporto convivono con il passeggio quotidiano. Dal punto di vista tecnico e ambientale, l’operazione si fonda su una solida base di ingegneria naturalistica. L’integrazione tra le scogliere soffolte e il bacino del nuovo porto non ha solo lo scopo di proteggere le imbarcazioni, ma funge da barriera dinamica contro l’erosione costiera, favorendo il naturale ripascimento della spiaggia circostante. È il superamento della vecchia idea di porto come “corpo estraneo” alla costa: qui l’opera di difesa e l’approdo turistico diventano un’unica entità che lavora per la stabilità del litorale, garantendo la sicurezza delle infrastrutture e la fruibilità degli arenili. L’etica della proposta risiede nella sua trasparenza e nella sua origine civica. Achille Parisi, attraverso questo studio, invita le istituzioni, le associazioni e la cittadinanza a un confronto di merito, lontano dalle logiche del “no a prescindere”. Piuttosto che opporsi a ogni cambiamento, il progetto esorta ad avere il coraggio di proporre alternative concrete che servano la collettività nel senso più ampio possibile. La validità di questo potenziale investimento risiede proprio nella sua capacità di generare un “effetto volano”: nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, incremento del valore immobiliare della zona, potenziamento dell’attrattività turistica per l’intero quartiere e, soprattutto, una migliore qualità della vita per i residenti. Le superfici recuperate al mare non saranno recinti chiusi, ma spazi di sosta e di incontro che daranno finalmente dignità a una periferia che ha sempre vissuto con le spalle al mare. L’uso della tecnologia e dei materiali eco-compatibili assicura che l’impatto visivo sia armonico con il paesaggio salernitano, creando un continuum estetico tra il centro città e la zona orientale. Salerno ha davanti a sé l’opportunità di dimostrare come la nautica da diporto possa essere il grimaldello per scardinare l’incuria urbana. Sincronizzare gli orologi della città con le direttive europee sulla Blue Economy significa smettere di guardare al mare solo come a un limite geografico e iniziare a considerarlo come la più grande risorsa pubblica a disposizione. Il nuovo porto di Pastena, con la sua darsena protetta e le sue aree riqualificate, rappresenta la sintesi perfetta tra modernità e tradizione: un progetto che nasce dal basso, dalla sensibilità di un cittadino come Parisi, per diventare una visione collettiva di bellezza e progresso per l’intero Mezzogiorno.





